martedì 29 aprile 2008

Vivere



Se una notte fermi il respiro e ascolti,
i tuoi sogni sono sempre più distanti
mentre fuori non c’è niente che non ti serve.

Se una notte ogni pensiero può salire a farti male
fino a non vedere quanto sia più forte di te vivere.

Contro il limite
vivere, e credere
che sia possibile
in una notte da niente ..

Se una notte cerchi il tuo nome
come un fiume cerca il mare,
e non sai risponderti
per quanto sia più grande di te vivere ..

Contro il limite
vivere, e credere
che sia possibile
in una notte da niente ..

Contro il limite di vivere così per vivere
fino a perdersi in una notte da niente
e ancora
contro il limite
vivere!

(Vivere così - Luvi De Andrè)

Vivere. Vivere. Vivere.

Superando il tempo, superando i giorni, le ore, i minuti. Andando al di là degli anni, dei secoli. E' possibile vivere in questo modo? E' possibile vivere la notte, vivere la luna e temere il sole, temere i suoi raggi. Cercare in ogni modo di nascondersi dalla luce, ripararsi dietro una nuvola, dietro un pianeta, dietro un sogno. O dietro un incubo?

La notte, con le sue ombre, con la sua luna e i suoi riflessi, con il suo silenzio e i suoi pensieri, nasconde vita. Ma una vita anomala, una vita che va oltre il terreno, oltre l'eternità.

Una vita irreale, che si ciba di amore, di desiderio, di frenesia .. e di sangue. Caldo, denso, infinito. Rosso, scintillante, accecante. Può un vampiro resistere a tutto questo? Può una creatura della notte sopravvivere a questo istinto, rimanere impassibile alla sua fame?

No. Altrimenti dovrebbe rinunciare alla vita, rinunciare alla luna, alla notte. Rinunciare a sè stesso.

"Godete pure della vostra pallida luce riflessa, io vivo solo della mia oscurità".

Credete alle creature della notte? Credete al loro richiamo? Qualunque sia la vostra risposta, prestate attenzione alle vostre spalle, al vostro cammino. Guardatavi bene dalle notti illuminate solamente dai vostri sogni.

giovedì 24 aprile 2008

Le ombre

Le ombre, sagomate dalla luce del sole, seguono sempre i nostri movimenti, sono sempre con noi.
Però ci sono momenti in cui, le ombre, decidono di uscire allo scoperto, di affrontare il sole, e di mostrare il loro volto.

Ieri sera era uno di questi momenti.


Da sinistra: Daniela, Marina, Massimo, Rosy, Katiu, Paola, Ilaria, Eleonora, Carlo, Ivana ed Eliana

Come accennavo prima, ieri sera, nella ridente cittadina di Brivio, si è svolta una pizzata tra bloggers, ovvero tra gli amici internettiani del blog di Paoletta. Era una serata particolare, volti nuovi si sono incontrati con volti noti, persone sconosciute si sono presentate a persone amiche. Le ombre si sono presentate al sole, e sono uscite allo scoperto. Hanno mostrato il meglio di sè, hanno messo loro stesse davanti, superando la timidezza, ignorando le agitazioni e infischiandosene delle lontananze.

Il risultato? Un mix perfetto di gioia, stupore, risate e passioni. Si è parlato come se, davanti a noi, non ci fossero ombre, ma amiche, persone conosciute da anni. Ognuno ha condiviso la propria vita, parlando di mariti che rischiavano di dormire sul pianerottolo, figlie che si addormentano sui divani e figli che cominciano a provare le prime "emozioni forti". Oppure si parlava di convivenze, di matrimoni (addirittura sfogliando un album di nozze in diretta), di amori a distanza e di amori appena sbocciati.

Un amico, Mirko, oggi mi ha mandato una mail, dove c'era la frase "Gli angeli esistono ma, qualche volta, non hanno le ali. Allora li chiamiamo amici".

Ma ieri sera io non ho visto a nessuno le ali. Che fossero tutti angeli in incognito?

martedì 22 aprile 2008

Earth Day


22 aprile 2008. Per alcuni un giorno come tanti, per altri un giorno da ricordare. Alcuni festeggeranno compleanni, altri anniversari o ricorrenze particolari. Altri ancora onoreranno la Madre Terra.

Sì perchè oggi, un martedì qualsiasi di un anno come altri, è la Giornata Mondiale dell'Ambiente. 24 ore dedicate al mondo, alla natura, alla fauna e alla flora. All'inquinamento e ai mezzi con cui combatterlo. All'effetto serra e alle cause della sua nascita. Al sole, alla luna, alle nuvole, alla pioggia, al vento e al mare. A tutto quello che gira attorno a noi, che vive con noi.

Perchè cosa saremmo noi Uomini, noi che ci crediamo iper potenti, capaci di ogni cosa e di risolvere ogni problema. Noi capaci di crederci immortali, capaci di sperperare denaro sfruttando le poche risorse, esauribili e quasi tutte arrivate al collasso, che abbiamo. Ecco, cosa saremmo noi Uomini senza la terra? Cosa saremmo senza il sole che ci illumina il viso, che riscalda le nostre giornate, le illumina le nostre vite? Cosa saremmo senza l'aria, il vento, la brezza, che fa muovere le fronde degli alberi, che spazza via le nuvole nelle giornate autunnali? Cosa saremmo noi senza l'acqua, che ci pulisce, che ci disseta, che ci mantiene in vita? Senza fiori, senza colori, senza i profumi della primavera? Senza il calore e la luce dell'estate? Senza la pioggia, il vento e l'oscurità dell'autunno? O senza neve, senza ghiaccio, senza brina invernale?

Non saremmo nulla. Non saremmo noi, non saremmo Uomini. Ci limiteremmo a sopravvivere, e non si sa bene per quanto. O forse si sa, ma il solo pensiero fa paura.

E allora ribelliamoci, urliamo, cantiamo, facciamo sentire la nostra voce. In una giornata come questa, facciamo sentire a Lei che la vogliamo aiutare. Che nel nostro piccolo, con poco impegno, possiamo farcela. Siamo 6 miliardi di persone, se ognuno di noi facesse il minimo sforzo, Lei sarebbe soddisfatta, e avrebbe la certezza che quello che ci ha donato fino ad ora non sarebbe tempo sprecato.

Earth Day. Il giorno del mondo. Il giorno della Terra. Il Nostro giorno.

domenica 20 aprile 2008

E alla fine .. musica Maestro!!

Mediolanum.
A volte si pensa che questa città non abbia meraviglie da mostrare e che si limiti ad essere il capoluogo economico per eccellenza. In realtà sbagliamo tutti a pensare una cosa del genere, ed io per prima, milanese da generazioni, me ne sono dovuta ricredere ieri.

In teoria eravamo andati esclusivamente per visitare la mostra di Canova, ma visto che questa ci ha decisamente deluso (9,00 euro per cinque sale e dieci statue .. beh, decisamente troppo!), abbiamo "ripiegato" su una visita al centro storico di Milano.

Effettivamente il tour ha sorpreso un po' tutti, sia noi sia i nostri due ospiti, Luca e Laura.

Il Duomo, con le sue guglie, la sua Madonnina. La Galleria Vittorio Emanuele II, con i suoi negozi, le sue vetrate, il suo pavimento a mosaici. Il Castello Sforzesco, con le torri merlate, i cortili e il suo immenso giardino.

Le guglie del Duomo

L'ingresso della Galleria Vittorio Emanuele II

L'interno del Castello Sforzesco.


E poi piazza Fontana, l'Arcivescovado, piazza Mercanti e via Dante o via Montanapoleone. Le sorprese non finivano mai di presentarsi. Le vie non finivano mai di presentarci nuove cose, nuove prospettive. Insomma, Mediolanum, Milano, ha ben più di un conto in banca o di una Borsa da presentare ai turisti. Ha un cuore da mostrare, e di cui esserne orgogliosi.

Ma la giornata non era ancora finita. Ben altro ci aspettava, e la faccenda stava per diventare assai interessante.

La serata è stata conclusa a Grumello, in quel della provincia bergamasca, a suon di pane, affettati, risotti, vino e ... musica.


Nello e Mirko


La giornata di oggi, invece, è stata all'insegna della natura. Siamo andati al Parco delle Cornelle. Tra tigri bianche, leoni albini, tartarughe giganti, bertucce dagli sguardi e dai comportamenti fin troppo umani, rinoceronti ed elefanti, le ore sono praticamente volate tra sguardi sorpresi e odori "selvaggi".


Il riposo pomeridiano della tigre bianca

Perchè alla fine, a voler ben guardare, i viaggi, ovvero la scoperta inaspettata di nuovi posti, di nuovi scorci o di nuove sensazioni, sono un po' come la musica ben fatta: ti riempiono il cuore, e ti donano quella gioia, quella soddisfazione, quel benessere intimo che fa sì che, domani, tu sia una persona più ricca.


mercoledì 16 aprile 2008

Isola di Pag

Ormai è poco più di una settimana che piove. A volte si intravede uno spiraglio di sole in mezzo alle nubi, ma altre volte l'acqua scende a secchiate sul selciato.

Tutta questa pioggia, quest'acqua, questa umidità che ti penetra nelle ossa e che non ti permette di vivere la primavera nel pieno della sua fioritura, tutto questo maltempo mi fa pensare all'estate, alle vacanze. Non tanto al mare (io con l'acqua non vado molto d'accordo), quanto al sole, alla brezza che ti colpisce il viso e ti scompiglia i capelli, alla sabbia sotto i piedi, dentro le scarpe, dentro i vestiti.

Pensando a tutto questo, mi sono rivista a Pag, Quarnaro, Croazia centrale. Estate 2002.

Panorama ghiaioso dell'isola

Com'è fatta l'isola di Pag? Beh, pensate al classico paesaggio lunare, quello che solitamente si vede ai telegiornali o sulle riveste scientifiche. Ecco, avete trovato la risposta.

A Pag non c'è vegetazione, la terra è brulla, ghiaiosa. I campi, su cui non ho ancora capito, a distanza di 6 anni, cosa ci coltivassero, erano perennemente secchi, terra bruciata. L'unica cosa che distingueva un campo dal suo vicino erano i muretti, i confini, fatti di sassi bianchi.

Vista di una spiaggia "brulla" dell'isola


In compenso l'isola è cosparsa in lungo e in largo da saline naturali. La cosa impressionante è che queste saline si riempivano automaticamente con l'alzarsi della marea, quindi verso sera erano riempite d'acqua fino ai bordi (i famosi muretti citati prima). La cosa strana? Era viaggiare in auto in mezzo ad esse. Sembrava di galleggiare, di essere in barca. Non si distingueva più la terra dal mare, l'acqua dal cielo.

Storia? L'isola di per sè non ha una storia da raccontare. La città principale "nasce" a metà del 1400 circa, e le influenze sono sicuramente greche, macedoni, turche, dalmate.


Il turismo stava cominciando ad affacciarsi proprio nel periodo in cui siamo andati noi, quindi per nostra fortuna le spiagge non erano affollatissime, e la vita era abbastanza tranquilla.

Il porticciolo di Pag

La basilica di Santa Marija a Pag


Malgrado tutto questo, l'isola è circondata da un mare cristallino. In alcuni punti i fondali si confondono con le rocce della battigia, e il mare cristallino si confonde con l'azzurro del cielo.

Il golfo di Pag


Un'isola di circa 60 km, a nord di Zara. Un'isola in cui il tempo sembra essersi fermato. Dove le "nonne" del paese indossano ancora abiti neri, e si ritrovano lunghe i viottoli cittadini a ricamare, a preparare i centrini che rendono famosa l'isola nel mondo. Dove il sale secca tutto la vegetazione, dove i fiori e la natura faticano a farsi vedere.

Un'isola al di fuori del mondo, al centro del mare. L'isola di Pag.

lunedì 14 aprile 2008

L'ardito e il bello

Lo ammetto, sono una telefilm - dipendente. Qualsiasi cosa sia a puntate, sia esso un serial americano o una commedia italiana, stai pur certa che io lo guarderò. Che poi mi piaccia è tutto un altro discorso, ma di sicuro lo guarderò.

Tra tutti i vari telefilm polizieschi, i sadici dottori e le strampalate mamme, tra carabinieri di casa nostra e vampiri americani, c'è una serie che, malgrado sia trasmessa in un orario in cui non sono fisicamente a casa, non smetterò mai di seguire. E' una serie senza tempo ormai, trasmessa sui nostri canali da credo ormai quasi 20 anni. Parla di una famiglia e del mondo che le ruota attorno.

C'è Brooke, la bionda signora nata in una famiglia di "borgata" e fattasi le ossa nel mondo della moda, vuoi per capacità artistiche vuoi per capacità con gli uomini.
Ridge, l'eterno Peter Pan, che a 50 anni suonati continua a passare da un amore all'altro, da una donna all'altra.
Eric, il padre di Ridge, o presunto tale. Secondo me l'unico vero "sfigato" della serie, con dei figli che non hanno un minimo di sale in testa e una moglie che pensa solo al proprio tornaconto.
Stephanie, la matriarca della famiglia Forrester, colei che muove le redini di tutta la serie e gestisce a proprio piacimento le vite altrui.
Thorne, il secondogenito di casa Forrester. Dopo aver perso la prima moglie, Macy, morta e risorta più di una volta .. dopo aver perso la seconda moglie, Darla .. dopo essersi fatto fregare Brooke da sotto il naso più di una volta, ora ci prova con Donna. Sarà la volta buona?
Taylor, ex moglie di Ridge, morta, resuscitata, scomparsa, rapita, scappata non si sa bene quante volte. Ora si è sposata con Nick, ex marito di Brooke ed ex marito di Bridget, figlia di Brooke ed Eric.
Poi c'è tutta la nuova generazione di figli - di - non - si - sa - bene - di - chi, ovvero Rick, che ci prova con Phoebe. Amber, che stava con Rick. C.J., che amava Amber.
Per non parlare dell'eterna serie di fratelli e sorelle che ogni tanto compaiono dal nulla. Come Donna, sorella di Brooke. Katie, sorella di Donna e Brooke. Storm, fratello del precedente trio. Felicia, sorellastra di Ridge e sorella di Thorne, comparsa giusto per avvisare il mondo della sua malattia.

E la famiglia Spectra? Sally, magnate della moda, eterna rivale di Stephanie. Clarke, ex marito di Kirsten, sorella di Thorne e Ridge. C.J., figlio di Sally e Clarke.

Insomma, se uno dovesse veramente provare a fare un albero genealogico di tutta questa famiglia, forse arriverebbe a metà e avrebbe il cervello in fumo. Mariti che sposano sorellastre, sorelle che amano uomini che in realtà sono fratelli. Madri che sposano generi e nuore che rubano mariti alle cognate. Padri che si credono tali fino all'arrivo di un esterno che si scopre essere padre padrone. Figli che in realtà hanno per padre il proprio fratello e per madre la propria zia.

Tutto questo sotto il cielo splendente di Los Angeles dove tutto appare magnifico, splendente, bellissimo, "beautiful".

E dove le vite dei protagonisti sono misteriose, incasinate, problematiche, ardite, "bold".



L'ardito e il bello. The bold and the beautiful.

domenica 13 aprile 2008

Alla corte dei Suardo

Bianzano, comune di poco più di 500 anime situato a circa 600 metri su una delle sponde del lago d'Endine.

Una volta all'anno, nel mese di agosto, il paese cambia, si trasforma, si tramuta. Non esistono più telefoni, televisioni, elettricità e acqua corrente. Non esistono più impiegati, manager e imprenditori. Non esistono più playstation e computer.

Il paese si risveglia in un epoca lontana, dove esistono solo cavalieri, dame e contadine. Dove lavorano maniscalchi, fabbri e pittori. Dove i bambini giocano con gli animali, con il fieno e con la natura.

Bianzano si risveglia nel medioevo.

La bottega dell'erborista

Il cortile del fabbro

Lo studio dei pittori

Il monaco farmacista


Ed è in questo periodo che si celebra l'anniversario di matrimonio tra il figlio della Famiglia locale, tale Giovanni di Baldino Suardo, con la figlia dei Signori di Milano, Bernarda Visconti.

Ed è proprio ricordando loro che Bianzano si riunisce "Alla corte dei Suardo".

giovedì 10 aprile 2008

Recital

Sono pochi i comici, nel vasto modo della tv, che mi fanno ridere di gusto. Credo che ormai la comicità televisiva si sia un po' appiattita, tutta uguale, sempre le solite battute, le solite storielle.

Ma c'è un personaggio, nato sotto il tendone di Zelig, che mi fa ogni volta venire i lacrimoni per le risate che riesce a suscitarmi.

Lui riesce, con poche parole, pochi gesti, poche frasi, a mettermi addosso una ilarità che nemmeno io, a volte, penso di avere. Anche se pure lui, a Zelig, era diventato ripetitivo, con le solite canzonette di burla verso gli artisti del momento. E questo ha fatto sì che io più di una volta mi chiedessi come avrebbe potuto essere un suo spettacolo, come avrebbe fatto a reggere due ore limitandosi a canticchiare.

La risposta l'ho avuta. I suoi spettacoli sono .. spettacolari! Non si ferma un attimo, parla, racconta, mima, spiega. Ride, canta, balla, gesticola. La prima volta che l'ho visto è stato a Milano, nello spettacolo "Dormo come un vombato". In teoria l'idea è nata per trovare un regalo originale per l'anniversario dei miei genitori, e devo ammettere che ha avuto un successo straordinario! Non solo noi eravamo affascinati dal suo modo di gestire il palco e gli spettatori, ma anche mia mamma e mio papà erano .. euforici .. non li avevo mai visti ridere così tanto!

Così l'anno scorso abbiamo deciso di tornare a vederlo a Venaria, nello spettacolo "Recital". E qua ha confermato tutto ciò che pensavo di quest'uomo. E' un vero animale da palcoscenico, è dotato di quell'ironia sottile che fa si che anche nelle cose più serie e più tragiche ci sia qualcosa da ridere. E poi è di un'umanità disarmante. Alla fine dello spettacolo, dopo più di due ore a parlare e cantare, si è fermato, è sceso dal palco, e si è messo in mezzo al pubblico, a parlare con noi, a farsi fotografare, a raccontare della sua vita, dei suoi sogni, delle sue speranze.

Riesce a far sentire tutti a casa, tutti vicini, tutti uniti sotto lo stesso cielo : il cielo del teatro.

Questo "lui" è Sergio Sgrilli.


mercoledì 9 aprile 2008

Libertà



Respirare aria nuova, annusare quelle parti,
e leccarsi le ferite: sembrano guarite.
Respirare le emozioni
di chi non ha più vent'anni.
Cancellare le apparenze e le sofferenze
e godere! Imparare a godere che si può!

Questo e' un grido disperato che ubriaco va
a cercare la sua strada che si chiama libertà!
Questo e' un grido disperato che ubriaco andrà
a cercare la sua strada che si chiama libertà!
E la troverà!

Rispettare le persone anche quelle meno buone,
è da loro che si impara una cosa rara:
coltivare le passioni che ti dan soddisfazioni,
e guardarsi nello specchio senza più paure.
E godere, imparare a godere se non vuoi impazzire.

Questo e' un grido disperato che ubriaco va
a cercare la sua strada che si chiama libertà!
Questo e' un grido disperato che ubriaco andrà
a cercare la sua strada che si chiama libertà!

(Grido disperato - Simone)

Esiste ancora la libertà al giorno d'oggi? Non parlo di libertà fisica, di libertà di muoversi e di viaggiare. Ma parlo di libertà di pensiero, di libertà di parola, di libertà di potersi nascondere dietro ad un'immagine, dietro ad un sogno. Libertà di essere sè stessi, ovunque e comunque, senza catene, senza pregiudizi, senza giudizi.

Esiste ancora la libertà? O forse è meglio chiedere: è mai esistita la libertà?

mercoledì 2 aprile 2008

Umbria

Estate 2006. Vacanze itineranti, come nostra abitudine. Quell'anno siamo approdati un una terra mistica, una terra dove aleggia permanentemente un alone di misticismo, di religiosità perenne. Siamo approdati in Umbria.

Percorso a tappe, visitandola in lungo e in largo nell'arco di una settimana.

Prima tappa: Assisi.

La chiesa di S. Francesco ad Assisi

La città mistica per antonomasia. Qua aleggia un'aria particolare, il tepore che si sente non è dato dal sole, non è data dalla brezza, dagli alberi, dall'afa. E' data dalle preghiere, silenziose, sussurrate. E' data dal continuo pellegrinaggio, dalle migliaia di persone che si uniscono davanti ad un santuario, davanti all'effige di un Santo, di un Uomo, per esprimere i propri timori, le proprie speranze, le proprie paure. San Francesco, e poco più in là Santa Chiara. Fratello sole e sorella luna.

Seconda tappa: Perugia.


La Fontana Maggiore

Ammetto che in questa città ci ero già stata, durante una gita scolastica, ai tempi della terza media, quindi si parla ormai di anni e anni fa. Mi aspettavo di rivivere gli stessi ricordi, le stesse emozioni. Mi aspettavo di rivedere la stessa bella città.

Ed invece mi sono dovuta ricredere. Certo, la piazza principale è di notevole bellezza, la Fontana Maggiore, le Mura etrusche, le Mura medievali. Basterebbero queste a rendere importante questa città. Ma qualcosa non mi ha convinto, qualcosa ha bloccato il mio entusiasmo. Era agosto, le vie erano piene di turisti, italiani, inglesi, francesi, americani. Eppure era tutto chiuso. Chiuso il museo, chiuso il Duomo, chiuse le chiese principali. Ma non dovrebbe essere il contrario??

Terza tappa: Gubbio.
Veduta della città

E' una cittadina da vedere, da visitare. Girare per i suoi viottoli, salire le scalinate fino alla piazza del Palazzo dei Consoli, tornare indietro per discese impervie e arrivare davanti al teatro romano. Ti sorprende, stavolta non per la religiosità presente, ma per i suoi abitanti, perennemente col sorriso stampato in faccia, persone col cuore in mano. Abitanti cordiali, gentili, perfino simpatici.

Ricordo perfettamente una signora, un po' di corsa, con le borse della spesa in mano, che ha avuto però il tempo di fermarsi a fare quattro chiacchiere con noi. E ci ha raccontato la storia della Statua di S. Ubaldo, che inizialmente aveva il volto rivolto verso il centro del paese. Ma durante un terremoto .. si è voltato. E tutt'ora ha il volto rivolto verso il monte Igino. Si è fatto carico della scossa terrena proteggendo i suoi fedeli.

Quarta tappa: Urbino.

Il Duomo di Urbino


E' vero, abbiamo sconfinato. Abbiamo varcato il confine, non solo geografico, che divide Urbino dal resto d'Italia. Città universitaria, città giovane, città di studenti provenienti da ogni parte del mondo. E tutte le facoltà sono qua presenti: economia, farmacia, giurisprudenza, filosofia, sociologia. Uno magari pensa che in una città del genere, dove il 60% degli abitanti ha un'età tra i 20 e i 35 anni, ci sia caos, ci sia rivoluzione, ci sia la classica vita studentesca. E penserebbe sbagliando. Tutto in ordine, tutti rigidi alle regole, tutti impegnati, tutti studiosi. Credo che gli altri atenei italiani dovrebbero prenderne esempio.

Tappe intermedie: cascate delle Marmore e grotte di Frasassi.

La cascata delle Marmore

Le grotte di Frasassi

La natura sorprende sempre. La natura è viva, cresce, si muove, si fa strada anche nei posti più impervi. Corre, rompe, amalgama, trasforma.

Le cascate delle Marmore hanno una forza impensabile, una bellezza stupefacente. Compiono un percorso di circa 165 metri in tre salti, per poi finire avvolte dalla natura, o avvolgere loro stesse la vegetazione con la loro nube, con la loro schiuma.

Le grotte di Frasassi al contrario dimostrano non la loro forza, ma quella della terra, dell'acqua, del vento. Solo la natura può plasmare a suo piacimento la terra. Solo la natura può creare scenari leggendari all'interno di una montagna. Creare stanze, percorsi, far nascere stalattiti e stalagmiti che alla vista sembrano piccolissimi, fissati come stelle in alto all'interno di una stanza enorme, ma in realtà grandissimi, meravigliosi. Per spiegarvi la superiorità di queste grotte, pensate che nella stanza principale potrebbe essere contenuto il Duomo di Milano. Ecco, pensate a questo e avrete la visione d'insieme di cosa può fare la nostra Madre Terra.

Ecco, in una terra dove la religiosità è palpabile, dove la presenza di Dio si sente ad ogni angolo, dove le persone trasmettono gioia e serenità, Gaia ha deciso di mostrare in pieno la sua forza, e di lasciarci due testimonianze della sua vita.

martedì 1 aprile 2008

Il ritorno del Re

Il ritorno del Re. Mi permetto di parafrasare il titolo del film, l'ultimo capitolo della saga del "Signore degli anelli". Già, mi permetto di prenderne spunto, per parlare di lui.

Il Re è tornato.

A dir la verità non se ne è mai andato, ma è sempre stato lì, un po' in sordina, un po' nascosto, per studiare, per scrivere, per lavorare. Ogni tanto si è mostrato a noi mortali, ha fatto capolino da dietro la porta, giusto per vedere che effetto faceva ancora la sua presenza.

E ogni volta che si è mostrato a noi .. un boato! Una ola continua, braccia alzate al cielo ad inneggiare il suo nome, ad inneggiare la sua musica, le sue parole, il suo pensiero.

Riempie gli stadi con naturalezza, li riempie di persone, di ragazzi, di uomini e di bambini. Tocca più di una generazione, ma solo perchè le sue parole non hanno tempo, non invecchiano mai.

Io e lui siamo coetanei, quest'anno compiamo 30 anni. Lui 30 anni di carriera, io 30 anni di vita. Di vita vissuta sulle sue note, sui suoi testi. Perchè lui canta la vita, da voce a sentimenti che tutti abbiamo, ma che per timore, per paura, teniamo nascosti.

Lui canta la nostra rabbia, la nostra ribellione. I nostri amori, i nostri sogni. Le nostre passioni, i nostri rancori. I nostri dubbi e le nostre certezze. Rende magiche sensazioni intorpidite, rende maestose le emozioni silenziose.

Come quando sei ad un suo concerto, e ascolti la tua canzone del cuore, che parte piano, quasi sussurrata, per poi esplodere in un crescendo di chitarre elettriche, di batteria urlata e di luci accecanti.

La vita di noi fans, con lui, è un po' come un suo lavoro. Stiamo anni in attesa, silenziosi. Attendiamo una sua nuova parola, una sua nuova canzone, l'attendiamo con quell'ansia non opprimente, ma speranzosa. Sperando che il tempo passi in fretta, che ci dia un nuovo segnale. E poi, ecco il suo nuovo disco, il suo ultimo capolavoro. E qui è tutto un crescendo di gioia, di sensazioni, di frenesia per correre a casa e suonarlo a "palla" in camera, o per assaporarlo dentro le cuffie, per sentire anche il suo respiro tra una parola e l'altra. E infine, il concerto. L'esplosione di musica, l'esplosione di vita, la condivisione di attimi con altre persone, che in comune con te in teoria non hanno nulla. E invece una cosa c'è, che ti unisce, che mi unisce, alle altre persone: Lui.

E quindi, ringrazio Lui per essere tornato a mostrarsi. Per averci regalato, anche questa volta, 12 canzoni, che si andranno ad aggiungere alle stelle del suo firmamento, 12 perle di saggezza, 12 poesie.

Vasco Rossi è tornato, "il signore degli stadi" è di nuovo fra noi.