venerdì 30 maggio 2008

Pioggia

Ormai quanti giorni sono che piove? Piove, piove, e non accenna a smettere. Siamo al 30 di maggio e sembra di essere a febbraio. La gente in questo periodo si aspetta infradito, fiori, caldo, gonnellini svolazzanti e occhiali da sole. In realtà si ritrova ombrelli, maglioncini di cotone, scarpe autunnali e acqua. Tanta acqua.
La Dora Riparia a Bussoleno

In Piemonte ormai sono 15 giorni filati che non smette un attimo. In Piemonte. Il "mio" Piemonte, la mia seconda terra, la mia futura casa. I danni nelle province di Torino e Cuneo sono stati parecchi, persone ci hanno rimesso la vita, altre le case, altri ancora semplicemente hanno continuato come nulla fosse.

I murazzi a Torino allagati dal Po

La terra si sta ribellando. L'abbiamo sfruttata per anni, per secoli, stravolgendone il clima, adattando il suo mantello alle nostre necessità, cambiando i venti in nostro favore e riducendo fiumi, mari e oceani per farci spazio, perchè non ne avevamo più abbastanza di nostro. E ora si è ribellata, ci sta dichiarando guerra. Prima lo tsunami nell'oceano indiano, poi il terremoto in Cina, passando per il ciclone del Myanmar e per i tornadi americani.

Ponte Bologna a Torino con il fiume Dora Riparia


Ma quando il maltempo attacca terre a noi vicine, a me vicine, la paura che sale è tanta.

L'allarme generale a Torino è lievemente sceso, la piena della Dora in città non ha fatto grandi danni e il Po è straripato nei soliti punti allagando locali costruiti a livello fiume. Ma la preoccupazione, la mia almeno, rimane.


Il Castello del Valentino a Torino allagato dal Po


Tanti dicono che l'allarmismo generato in questi giorni è eccessivo, che comunque la città è tranquilla, non c'è nessun rischio. Certo, in provincia i danni ci sono, ma solo al rientro del bel tempo si potrà fare con certezza il conto di quanti sono. Solo allora le famiglie evacuate potranno rivedere quel che resta delle loro case. Solo allora i campi potranno tornare a respirare, le colture a crescere e gli animi a vivere.

L'esondazione a Villar Pellice

Ma la pioggia non cessa a smettere. Non ci vuole dare tregua, non ci vuole fare respirare un attimo, non ci vuole tranquillizzare. Il sole non esce, lo attendiamo, lo bramiamo, lo invochiamo. Ma lui rimane lì, nascosto dietro le nuvole, a godersi lo scempio.

Il cielo piange. Piange le nostre vittime, piange per i nostri danni, si dispera per le nostre inondazioni. Ma soprattutto, piange per sè stesso, per la sua terra e il suo calore. Piange al pensiero di tutto quello che noi abbiamo fatto.

lunedì 26 maggio 2008

The blood ties

Immaginate una storia, una di quelle un po' fantastiche che si sognano di notte. Mischiatela con un po' d'amore, un po' di oscurità, tanta luna e poco sole. Immaginate ora tre personaggi, che a modo loro vi raccontano quella storia.

Vicky, una detective privata, ex poliziotta. Ha una malattia agli occhi, che piano piano la sta portando verso la cecità. In compenso ha un caratterino non troppo facile, combattiva, ostinata, cocciuta, e attraente quanto basta per far girare la testa ad alcuni uomini. Un giorno, contro la sua volontà, si trova a dover lavorare fianco a fianco con un uomo che uomo non è, su casi strani che strani non sono. Andando contro i pregiudizi, contro le malelingue, e credendo in cose che, normalmente, non esistono.

Mike, detective di polizia. Una volta, tanto tanto tempo fa, Vicky era la sua compagna di squadra, e non solo. La loro storia era tormentata, lei non accettava di subire le decisioni di lui. Voleva fare di testa sua, e soprattutto non voleva vedere pena nei suoi occhi, quella stessa pena che si offre a chi è malato, a chi davanti avrà un futuro fatto solo di oscurità. Si ritroveranno sulla stessa strada, indagando sugli stessi casi, lottando per le stesse vite, credendo in cose diverse.

Henry. In teoria un fumettista, in pratica tutt'altro. Lui vive di notte, ama la luna e la luce che emette, odia il sole, sotto i suoi raggi sta male, soffre, brucia. Le sue amanti non si limita a portarsele a letto, di loro si ciba, un cibarsi d'amore, un cibarsi di sangue, un cibarsi di vita. Affascinate, irriverente, con una faccia da canaglia e un alone di mistero perenne. Lui è diverso. Lui non vive. Lui non mangia, non beve. Ma ama. Ha amato, ha desiderato a tal punto una donna, centinaia di anni prima, da voler diventare come lei per poterle stare sempre accanto. Per vivere con lei lui è diventato quello che ora è. Un vampiro.

Il mondo a volte è strano. Si crede che tutto ciò che si vede con i nostri occhi siano le uniche cose viventi, le uniche cose che il mondo ci può offrire. Ma c'è tutto un mondo parallelo, fatto di oscurità, di magia, di sangue, che cerca di rimanere nascosto, di non farsi trovare. Eppure, ogni tanto, ci sono demoni che vogliono scavalcare il muro di divisione, ed impadronirsi di noi. Ci sono uomini che cercano di impedirlo, che cercano di fermarli, non sapendo se credere oppure no a quello che hanno di fronte. Non sapendo se ciò che vedono è vero, o se è solo un brutto sogno. E poi ci sono loro, Vicky ed Henry. Un donna e un uomo. Una detective ed un vampiro. Da soli, contro tutti, armati solo delle loro credenze, dei loro sogni e dei loro incubi.

Ma potrà mai una donna riuscire a vivere con un vampiro? O i pregiudizi, anche se non manifestati, avranno sempre il sopravvento e decideranno per lei?

Potrà mai un vampiro, diventato tale per amore, amare un'altra donna, decidere di annientarsi per lei a tal punto da decidere di scappare, di cambiare vita e di voler provare ad accettare il sole?

Potrà mai un uomo credere ai propri incubi per dimostrare il proprio amore alla sua donna? O lascerà perdere tutto, decidendo che non si può continuare a vivere in quel modo, continuando ad inseguirla?

Il destino ha fatto incontrare queste tre persone. Ne ha mischiato le vite, le ha intrise di amore, bagnate di sangue e contornate di mistero. Il destino decide i legami che ognuno di noi avrà, siano essi buoni o cattivi, siano essi veri o illusori. I legami si consolideranno, si nutriranno ed infine cresceranno, per poi nuovamente sciogliersi, e dare nuovamente una possibilità al destino di cambiare. Perchè tutti i legami, prima o poi, arriveranno ad una fine, ad una conclusione. Soprattutto i legami che uniscono le persone notturne con quelle diurne. Persone unite da legami di vita, legami di sangue.

domenica 25 maggio 2008

België, Belgique, Belgien .. ed ecco a voi, il Belgio !

Estate 2005. Si potrebbe pensare di andare ovunque in vacanza in Europa, sono migliaia i posti, le località e i villaggi che vivono di turismo, migliaia le persone che vivono di turismo, e migliaia i motivi che potrebbero portarti in un determinato luogo.

Ma scegliere il Belgio per trascorrerci la settimana di Ferragosto .. beh, vuol dire che i motivi li hai proprio vagliati tutti, e bene, prima di decidere.

Il Belgio è un paese strano, eternamente e radicalmente diviso in tre principali regioni, ognuna delle quali vorrebbe avere il sopravvento, e soprattutto il controllo, sulle altre. Fiandre contro Vallonia, e Bruxelles in mezzo a cercare di arbitrare l'eterna lotta. Abitanti che parlano solo in lingua fiamminga a nord, abitanti che parlano esclusivamente francese a sud, e il centro, bilingue.

La cattedrale di Aalst

Il viaggio, tutto sommato, è andato benissimo. A parte il tempo, che è molto simile a quello inglese, quindi nella stessa giornata si passava dal sole a picco alla pioggia, dalla brezza primaverile alla grandine. Ma una volta fatta l'abitudine, bastava vestirsi a strati e viaggiare muniti di ombrello, e il gioco era fatto!

I canali di Bruges


Il percorso che abbiamo seguito ci ha permesso di vedere il paese sotto ogni aspetto, guardando con i nostri occhi le loro realtà e soprattutto cercando di capire come possono vivere in questo dualismo perenne.

Aalst, la cittadina dove soggiornavamo, è un importante nodo ferroviario della regione delle Fiandre.

Brugges è una cittadina medievale, ricca di canali e strutture gotiche. Nel 2000 è stata dichiarata Patrimonio dell'Unesco.

Entrambe legate alle tradizioni dei Paesi Bassi, entrambe con uno stile architettonico a metà tra il gotico e l'inglese. Ricche di vita, di giovani, di movimento. Piene di cultura, di musei, di cattedrali.

La Grand Place di Bruxelles

Bruxelles. La capitale del paese. Bivalente, bilingue, biculturale. Per essere degna del nome di capitale deve assecondare i fiamminghi, quindi seguirne lo stile, creare palazzi al loro livello, e assecondare i francesi, parlando la loro lingue, scrivendo cartelli con le loro lettere. Eppure deve riuscire anche ad essere superiore a loro. E ci riesce, perfettamente. Imponendo il suo stile, imponendo le sue leggi. A Bruxelles non ci sono solo fiamminghi e francesi, non ci sono solo nordisti e sudisti. Ci sono uomini. Ci sono donne. Uguali persone con uguali diritti ed uguali doveri. Dopotutto, la Commissione Europea non ha sede proprio in questa città?

Panoramica di Ostende

Mare del Nord. Mare freddo, cupo, impetuoso. Spiagge grigie, assolate, desolate. Città che vivono per il mare, città che vivono per quel che il mare può donare loro, nel bene e nel male. Ostende è una di queste. Noi, provenienti da un'Italia in cui la temperatura media si aggirava intorno ai trenta gradi, soffrivamo un freddo allucinante. Qui di gradi ce ne saranno stati quindici, se andava bene. Accentuati da un vento gelido, ghiacciato. Eppure loro, abituati a tutto questo, erano in spiaggia, in costume, a fare il bagno o a prendere il sole. Beatà ingenuità !

La collina di Waterloo

E quasi alla fine del nostro viaggio, Waterloo. L'epicentro dell'ultima battaglia di Napoleone, in cui lui e le sue truppe vennero definitivamente sconfitte dalla coalizione di Inghilterra, Austria, Russia, Svezia ed Olanda. Il simbolo di questa battaglia, ma soprattutto il simbolo di un personaggio storico di estrema importanza come Napoleone, è tutt'ora presente, e vivo, in questa cittadina. Meta di turisti armati di macchina fotografica, di turisti pronti ad affrontarne la scalinata che porta alla vetta, la collinetta con il Leone sulla cima è lì, ferma, immobile, a guardia di segreti, di memorie, di racconti che nessuno potrà più rivivere.

Ma c'è un posto, tra tutti quelli visitati in quella settimana, che mi è rimasto particolarmente nel cuore. Un luogo carico di emozioni, di sentimenti contrastanti. Un luogo dove tutt'ora aleggia un'aria di morte, un'aria di rabbia, di urla e di pianti. Una località che i miei compagni di viaggio non conoscevano, ne ignoravano addirittura l'esistenza. Ma che alla fine, dopo aver visto con i propri occhi, aver ascoltato con le proprie orecchie, e aver capito quale sofferenza gli italiani hanno dovuto subire per la libertà, per la vita, dopo aver scoperto tutto questo e averne vissuto parte dei ricordi col proprio cuore, mi hanno ringraziato di aver fatto conoscere loro.


L'interno della fabbrica di carbone di Marcinelle

Marcinelle: 8 agosto 1956. All'interno di una galleria della miniera di carbone, un incidente provoca un disastro di immane proporzioni. 262 morti, 12 superstiti. Famiglie spezzate, bambini rimasti improvvisamente orfani e mogli troppo giovani per rimanere vedove.

Tutto per un pezzo di pane, per una paga più alta, per permettere ai parenti rimasti in Italia di avere una vita non più agiata, ma solamente per vivere. Sacrificare i propri polmoni, i propri occhi, il proprio cuore, la propria vita, per vedere i propri figli crescere, senza la vergogna di non avere nulla, senza la paura di non poter proseguire il cammino.

Ma vale la pena sacrificare ciò che sia ha di più caro al mondo, la propria vita, per tutto questo?

venerdì 23 maggio 2008

Grazie !

L'altro giorno era il mio compleanno. 30 anni. Tappa di una vita in cui si fanno bilanci, in cui si comincia a guardarsi indietro per vedere se ciò che si è seminato sta crescendo, o se l'aridità del terreno ne ha bloccato la fioritura.

Effettivamente non mi posso lamentare. La mia vita è sempre stata bene o male costellata di cose piacevoli, o di cose che ho voluto rendere, vedere, piacevoli. Sono un'inguaribile ottimista, non riesco a vedere le negatività della vita. Certo, so che così facendo prima o poi potrebbe anche arrivarmi qualche batosta, qualche colpo duro. Ma so anche che se non ci si rimbocca le maniche le negatività non passano da sole, non svaniscono in un soffio, in una nuvola. E rodersi il fegato per questo, stare male al pensiero di cosa potrebbe capitare, non fa altro che peggiorare le situazioni. A questo punto tanto vale affrontare la vita con un sorriso. Le nuvole, i temporali, prima o poi passano, ma un sorriso rimane sempre, scolpito nella memoria di chi lo riceve, di chi lo vede.

Quindi, tra bilanci, pensieri che vagano e vita che procede, mi sento "in dovere" di ringraziare chi mi è stato vicino nel "passaggio" dagli ENTI agli ENTA.

Ringrazio il mio moroso, che fa sempre l'indifferente, quello che fa finta di dimenticare i giorni importanti, ma che alla fine è sempre lì, accanto a me, amandomi nei giorni no e sopportandomi nei giorni si.

Ringrazio mamma e papà, che malgrado io sia ancora un'anima vagante per casa, con i miei umori altalenanti e i miei scatti improvvisi, sopportano, e non mi fanno mai mancare quell'affetto sincero di cui tutti, prima o poi nella vita, abbiamo bisogno.

Ringrazio chi mi ha riempito di messaggi, chi ha atteso la mezzanotte precisa per essere la prima, chi mi ha mandato frasi dolci per dimostrarmi il suo affetto e chi mi ha scritto il giorno dopo scusandosi per il ritardo.

Ringrazio chi mi ha intasato la casella di posta, con colazioni virtuali e auguri sinceri, chi mi mandato mail con allegati esplosivi e chi mi ha semplicemente scritto tanti auguri.

Ringrazio chi mi ha scritto da lontano dimostrandomi che, malgrado il tempo passi e le occasioni di incontrarci siano sempre meno, sono sempre nei suoi pensieri, sono sempre all'interno del suo cuore. Al di là delle vicessitudini, al di là di chilometri e differenze, al di là della vita.

Ringrazio chi mi ha scritto una lettera di auguri. Scritta non a computer, in modo freddo e distaccato, ma a penna, calcolando le parole ed esprimendo pensieri, dimostrandomi ancora una volta che l'Amicizia, quella vera, esiste. E che non si ferma davanti al tempo che passa e al fatto di essere uomini e donne.

Ringrazio anche chi gli auguri non me li ha fatti. So che, prima o poi, se ne ricorderanno. Non importa se allora mi scriveranno, mi chiameranno o mi parleranno. So che in quel preciso momento la mia parte del suo cuore si risveglierà, e tanto basta a volte per sentirsi vicini.

mercoledì 21 maggio 2008

1978: l'anno delle grandi rivoluzioni !

Si parla tanto degli anni '60, delle sue rivoluzioni studentesche e delle sue manifestazioni femministe. Si parla tanto di Beatles e di Rolling Stones, di guerra in Vietnam e di Woodstock. Ma avete mai pensato, voi che state leggendo, quante cose sono accadute nel 1978? Quante cose sono state dette, quanti fatti sono successi, in un anno ben preciso, ovvero 30 anni fa?

In Italia, ad esempio, e più precisamente a Roma, viene rapito e poi ucciso Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. Le Brigate Rosse uccidono i cinque uomini della sua scorta e poi fanno ritrovare il cadavere di Moro in una Renault 4.
Oppure, su Rai Due, viene mandato in onda per la prima volta Ufo Robot. Chi di voi non ne ha visto almeno una puntata nella propria vita?

Il 14 aprile viene approvata la legge che depenalizza l'aborto, e circa un mese più tardi viene approvata anche la famosa legge 180, quella che chiude i manicomi, ne vieta la riapertura e costituisce il trattamento sanitario obbligatorio.
Oppure, chi non ricorda il susseguirsi di scandali che portò alle dimissioni di Giovanni Leone, nostro Presidente della Repubblica? Al suo posto, qualche mese più tardi, verrà eletto l'indimenticabile Sandro Pertini.

Vi siete mai chiesti invece che fine abbia fatto Mina? Ecco, proprio nel 1978 lei fece la sua ultima apparizione televisiva, durante uno spettacolo condotto da Claudio Lippi, ora rilegato alle televendite.

E che dire di quello che ha sconvolto la comunità cattolica, con prima la morte di Papa Paolo VI, poi l'elezione di Papa Giovanni Paolo I, il cui pontificato durò solamente 33 giorni, dopodichè divenne Papa Karol Wojtyla, ovvero Papa Giovanni Paolo II. Tre papi in un unico anno.

Ma il fatto a cui tutt'ora dobbiamo dare una spiegazione, e che da trent'anni ci perseguita, è l'affondamento al largo di Punta Raisi del Dc9 dell'Alitalia. La strage di Ustica troverà mai il vero colpevole?

Ma anche nel resto del mondo il 1978 ha lasciato la sua traccia, la sua impronta eterna.

La Cina, rimanendo fedele al suo essere sempre controtendenza, proibisce le letture delle opere di Aristotele, di Shakespeare e addirittura di Dickens.
In Svizzera viene trafugata la salma di Charlie Chaplin, fatta poi ritrovare nei pressi del lago di Ginevra.
In Nepal, Messner e Habeler raggiungono la cima dell'Everest senza bombole di ossigeno. Sono i primi al mondo a tentare e a conseguire un'impresa del genere.
In Inghilterra, precisamente il 25 luglio, nasce la prima bimba "in provetta", Louise Brown.
La pace invece si fa sentire in Africa, dove l'Egitto è il primo paese a riconoscere l'esistenza dello stato di Israele.
La Spagna cambia completamente pelle, e diventa una democrazia cercando di dimenticare i 40 anni passati sotto la dittatura.
Ne sono successe di cose. I nostri occhi hanno visto immagini che vorremmo dimenticare, scene che invece vorremmo ricordare per sempre. I nostri cuori hanno sussultato e si sono spezzati, per poi crescere più forti.

Ma che dire delle nostre orecchie?
I Police, con capostipite Sting, pubblicano il loro primo album.
Rino Gaetano arriva terzo al festival di Sanremo con la canzone "Gianna".
E poi Franco Battiato e la sua "Era del cinghiale bianco", Venditti con "Sotto il segno dei pesci", "Pensiero stupendo" di Patty Pravo o "Figli delle stelle" di Alan Sorrenti.
Ma tutti di quest'anno ricorderanno una persona, un mito, un esempio. Vasco Rossi, che pubblica l'album "Ma cosa vuoi che sia una canzone" e conquista migliaia di anime.

Il 1978 è stato veramente l'anno dei grandi cambiamenti. Ci si avvicinava sempre più a quei fatidici anni '80 che in tanti film erano visti come gli anni del futuro, gli anni della fantascienza a portata di mano. Molti italiani, molti uomini e molte donne, ricorderanno quest'anno per i loro primi amori, per le loro lauree o per i loro lavori. Ci saranno coppie che festeggeranno anniversari di matrimonio, e coppie che ricorderanno con ardore persone conosciute in quell'anno. Ci saranno figli che ricorderanno i propri genitori, e genitori che penseranno ai loro figli, e a quello che di loro, grazie a loro, rimarrà su questa terra.

Ah, ma non ve l'ho ancora detto. Anche i miei genitori hanno qualcosa di particolare da ricordare del 1978. Anche per loro è stato l'anno della rivoluzione. Più precisamente il 21 maggio, quando per mia mamma e mio papà un razzo è passato alto nel cielo, lasciando la propria scia. Quel giorno, il "razzo" Katiuscia è entrato nella loro vita.

24 ottobre 1978 : Katiuscia a 5 mesi

24 aprile 1979 : Katiuscia a 11 mesi

03 giugno 1979 : Katiuscia a 13 mesi

giovedì 15 maggio 2008

Nuvole

Oggi mi ero svegliata col sole. Non quello reale, che si vede fuori dalle finestre e che ci scalda con i suoi raggi. Ma quello intimo, personale, quel sole che abbiamo dentro di noi e che fa si che, in una giornata particolare, tutto sembri migliore, tutto sembri più bello e più allegro.

Poi, all'improvviso, un malumore, un litigio, un alzare di voce inopportuno, e le nuvole sono sopraggiunte, minacciose, nascondendo il mio sole.

Le nuvole viste da Superga

Vanno,
vengono,
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo,
sembra che ti guardano con malocchio.

Certe volte sono bianche
e corrono,
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri.

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti,
certe volte ti avvisano con rumore.

Vanno,
vengono,
ritornano,
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai.

Vanno,
vengono,
per una vera
mille sono finte
e si mettono lì tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

(Le nuvole - Fabrizio De Andrè)

Tutto questo buio, questa pioggia interiore, queste nuvole minacciose che stanno lì, ferme, a guardarmi, non mi fanno paura, non le temo. Anzi, mi danno forza e coraggio. E speranza. E certezza. La certezza che dietro le nuvole, comunque, c'è sempre il sole.

martedì 13 maggio 2008

Sì, lo voglio !

Vuoi tu, Topolino, prendere Minnie come tua legittima sposa, esserle fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, ed amarla ed onorarla tutti i giorni della tua vita?

Sì, lo voglio!

Vuoi tu, Minnie, prendere Topolino come tuo legittimo sposo, essergli fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, ed amarlo ed onorarlo tutti i giorni della tua vita?
Sì, lo voglio!

Allora vi dichiaro marito e moglie!

3 giugno 2006: Tony e Mina

Quante volte avete sentito queste frasi? Quante volte avete visto queste scene, immaginato l'abito bianco, i fiori, l'anello? Quante volte avete sognato pensando al fatidico giorno? Già ditemi un po' voi, perchè io, come mio solito, non l'ho mai sognato. Non ho mai pensato a me in quel modo, anzi. Non è che sia contraria, per carità, ognuno è libero di fare, pensare e dire quello che vuole a riguardo, ma io e il matrimonio non siamo proprio sulla stessa linea d'onda.


10 giugno 2006: Erasmo e Marianna

Il matrimonio classico, abito bianco, cerimonia in Chiesa, un bimbo che ti porta le fedi, fiori ovunque, non l'ho mai desiderato. Non sono credente, o meglio, non credo nel Dio canonico di cui viene spiegata la storia a scuola o a catechismo. Quindi la cerimonia religiosa io la scarto a priori, perchè credo che sarebbe una farsa il volerlo celebrare in quel modo se mai durante la vita ci si è avvicinati a Lui. Sarebbe una presa in giro, per tutti quelli che eventualmente parteciperebbero, che conoscono le mie idee atee e forse un po' agnostiche.
 

17 giugno 2006: Mario e Sabina


Il matrimonio civile, con il sindaco, la fascia tricolore, gli abiti eleganti .. scarterei anch'essa, perchè la reputo un contratto, un accordo, non un unione tra due persone che si amano. Si parla di diritti e di doveri, di cosa la Costituzione Italiana ti "permette" di fare, ma non si fa cenno ai sentimenti, alle emozioni.
 

22 giugno 2006: Luca e Laura

Credo, anzi sono convinta, che se due persone decidono di affrontare il percorso della vita insieme, non serva una firma su un foglio, non sia necessario un testimone, non ci sia bisogno di dirlo a chi è sopra di noi. Basta il cuore, bastano i sentimenti, la fedeltà reciproca e il rispetto per chi abbiamo davanti. Deve essere un cammino comune, non uno davanti e l'altro dietro, ma accanto, tenendosi per mano.
 
5 maggio 2007: Marzia e Andrea


Lo so, come sempre vado contro corrente. Come sempre ci saranno persone a cui, leggendo queste frasi, si drizzeranno i capelli. Persone che penseranno che stia dando di matto, che non sappia cosa stia dicendo. Che il matrimonio rappresenta il sacro vincolo dettato dall'amore, che dal matrimonio può nascere una famiglia solida, salda nel tempo.


10 maggio 2008: Sylwia e Daniel

Quante volte mi sono chiesta se sono io che sbaglio, se sono io che non capisco, se sono io che non comprendo. A volte per capire basterebbe guardarmi attorno, guardare i miei genitori. A febbraio hanno festeggiato il 43esimo anniversario. Si sono sposati dopo nemmeno un anno di fidanzamento, e da allora non si sono mai lasciati. Il loro matrimonio ha fatto nascere la nostra famiglia, che seppur complicata è comunque quella ove sono cresciuta. Non basta questo di esempio?

Questi pensieri li faccio ora nello stesso modo in cui li facevo a 15 anni. Una mia ex compagna di scuola mi ha detto che sotto questo aspetto non sono cambiata. Sono rimasta coerente con me stessa, con i miei pensieri, le mie idee e i miei sogni.

Ma forse non ho pensato ad una cosa, la più importante: e se lui si vestisse da Topolino, dite che potrei trasformarmi in Minnie e cambiare idea?? Mah ...................

lunedì 12 maggio 2008

Shock

Adolescenza. Che periodo strano della vita che è l'adolescenza. Ti ritrovi all'improvviso a metà strada tra la bambina che eri, che giocava alle Barbie, con i trenini, con le macchinine, e l'adulta che diventerai, con i problemi di lavoro, il mutuo da pagare e la spesa da fare.

L'età tra i 14 e i 18/19 anni per noi ragazze poi è veramente un età difficile. Se ci ripenso, mi vengono alle mente tanti di quei ricordi che ci vorrebbe un libro per descriverli tutti. L'unica cosa di cui sono tutt'ora certa è che io ho sempre suddiviso le ragazze in due gruppi ben distinti: quelle che sanno di essere carine e quelle che sanno di essere invisibili.

Le prime le riconosci al volo, sempre ben vestite, ben truccate, ben pettinate. Scarpe all'ultimo grido, jeans alla moda e maglietta scollata. Ragazze all'apparenza sicure di sè, decise in ogni momento e certe della strada da intraprendere. In realtà ragazze come tante, con le loro debolezze e le loro insicurezze che mostrano solo davanti allo specchio, al buio della loro stanza.

Le seconde sono tutte le altre, ovvero ragazzine dai pantaloni larghi, senza trucco, occhiali, che vedono le prime come miti inarrivabili, come esempi da seguire. Studiose, laboriose, un po' asociali, ma sicuramente dotate di tanto intelletto, che non sanno però come usare, come far capire agli altri che questo è un pregio, non un difetto.

E poi ci sono quelle come ero io, ovvero quelle controtendenza, un po' anarchiche, menefreghiste.
Le prime due sognavano con i Take That, gli East17, i Boyzone. Io sognavo con i Metallica, gli Angra, Bon Jovi.
Le prime due ascoltavano Venditti, Ramazzotti, Baglioni. Io ascoltavo De Andrè, De Gregori, Bertoli o Battiato.
Loro curavano i capelli, lunghi, lisci, fluenti. Io li avevo rasati, senza una forma precisa.
Loro erano ingioiellate, con lunghi orecchini e anelli colorati. Io ero tatuata, con un piercing al naso e sei fori nelle orecchie.

Ero strana allora come oggi. Ma la mia fortuna è stata che non me ne sono mai preoccupata, non mi interessava il giudizio altrui. Se non andavo bene, il problema era loro, non mio. E sono cresciuta così fino ad oggi, senza pregiudizi nelle altre persone solo perchè diverse da noi nel modo di fare, nel modo di vivere o di vestirsi. Perchè voler a tutti i costi assomigliare a qualcun altro? Perchè credere che l'altro sia sempre migliore di te? Solo perchè indossa abiti firmati? Solo perchè è più bello di te?

Detto questo, vi racconto cosa mi è successo sabato. Ero al matrimonio di un mio collega, e sebbene pensassi che la giornata si dovesse prospettare noiosa, mi sono dovuta ricredere ben presto. Ho chiacchierato molto con un mio collega, Stefano, che anche se "conosco" da 10 anni, in realtà non so nulla di lui, e lui nulla di me. Io in ufficio, lui in officina, gli attimi di incontro sono veramente pochi e fugaci.

Abbiamo parlato di tante cose, di cosa ci piace e cosa non ci piace, di cosa facciamo e cosa non facciamo, dei nostri amori e dei nostri interessi. Poi, ad un certo punto, lo shock:

S: Io mi ricordo di te 10/15 anni fa.
K: In che senso ti ricordi di me?
S: Si si , prendavamo il pullman insieme alla mattina. Tu avevi i capelli rasati, un ciuffetto lungo sulla destra e le cuffie nelle orecchie.
K: Cosa???? Come fai a ricordarti questo???
S: Certo che mi ricordo! Mi avevi sempre colpito, tu così diversa da tutte le altre, con i capelli cortissimi, questo ciuffetto ribelle. E poi, appena salivi sul pullman ti sedevi, mettevi le cuffie nelle orecchie e con la testa tenevi il tempo. E ricordo anche che avevi sempre con te la valigetta con all'interno i disegni di scuola.
K: Davvero ricordi tutto questo? Ti ricordi di me allora? E io che pensavo di essere sempre passata inosservata. Un po' asociale, un po' strana nei modi di fare, pensavo che la "gente" non mi vedesse, pensavo di essere invisibile essendo così me stessa.
S: La gente non so se ti vedesse, ma io si.

E quindi mi dico: perchè durante l'adolescenza ci scervelliamo così tanto per cercare di passare inosservate, o per cercare al contrario di assomigliare così tanto a qualcun altro, quando basta essere noi stesse per avere l'attenzione?

venerdì 9 maggio 2008

Viola

Viola. Cosa vi viene in mente pensando a questa parola? Sono tante le immagini che mi si formano nella mente, dentro la testa, dentro gli occhi.

Viola. Un fiore europeo, non grandissimo, profumato. Si vede ai mercati, sulle bancarelle, sui balconi, nei vasi in vetro sulle scrivanie. Riempiono le case, riscaldano il cuore.

Viola. Uno strumento musicale, poco più grande di un violino. Uno strumento con quattro corde, che pizzicate con l'archetto rilasciano una melodia, un suono, che a molti può essere indifferente, ma a quei pochi fornisce un brivido, caldo, intenso, riscaldando il cuore.

Viola. Un colore, o meglio "il" colore, quello dello spirito, il colore che unisce il cielo e la terra, la passione e l'intelligenza, l'amore e la saggezza. Il colore della volontà di essere diversi, di essere se stessi. Il colore dell'energia vitale, quella stessa energia che fa battere il cuore e lo riscalda.

Viola. Un nome, una persona, una bimba appena venuta al mondo. Una bimba che crescerà con l'amore dei suoi genitori, che imparerà da loro a guardare il mondo con i propri occhi. Una bimba che con il suo sorriso riscalderà il cuore di chi la ama.

Viola. Una persona che ha donato sè stesso al suo primo e unico vero grande Amore: la musica. Un ragazzo, che con le sue testardaggini, con i suoi umori, vive la vita intensamente, pienamente. Un uomo, che alcune donne hanno amato, hanno sognato, hanno desiderato. Un amico, che piano piano ha saputo riaccendere in me quei sentimenti di amicizia vera assopiti. Un musicista, che cerca la propria identità tra le righe di uno spartito, tra le note scritte su un foglio, improvvisando un'armonia che sappia giungere al cuore, scaldandolo.

Viola. Canzoni ascoltate in auto, mentre si va al lavoro. Parole che fuoriescono da una cassa, mentre la strada corre veloce. E il rumore cerca di entrare, di infastidire. Allora si alza il volume, si prova a canticchiarle, per "sentirle" meglio e per farle proprie, per dar loro il significato che ognuno di noi vuole vederci.

Viola. Il primo album di Mirko.


martedì 6 maggio 2008

Langhe e Roero

Eccomi nuovamente qua. Non ero scappata, non ero fuggita via alla ricerca di qualche isola fantastica. Tranquilli, ero solo in "vacanza" per qualche giorno.

Nel weekend del 1° Maggio, festa dei lavoratori che ormai da qualche tempo ha perso il suo reale significato e si è ridotta a misera festa vacanziera, ero in Piemonte. Certo, non è una novità per me essere in terra sabauda, ma questa volta vi racconterò le mie intense, ed itineranti, giornate solari.

Innanzitutto, come non iniziare un periodo di svago con una bella grigliata tra amici? Mi sembra cosa buona e giusta. Quindi, tutti a casa di Riccardo a Rivalta!

Da sinistra: Riccardo, Manuela, Manuela, Enrico, Edoardo, Rossella. Davanti: Manuel, Maurizio, Riccardo, Laura, Luca e il peloso Leo.


Ovviamente non sto qua ad elencarvi nei minimi dettagli tutto il cibo che abbiamo messo tra le fauci, sappiate però che dopo l'insalata di riso, la focaccia farcita al formaggio, la mortadella, il salame e la l'insalata di pasta, il clou è arrivato solamente con il famoso tiramisù a doppia farcitura di Ricky, dotato di ben 10 uova e 1 kg di mascarpone. Dire che dopo averne mangiato una porzione tutti esigevamo una passeggiata per smaltirlo è poco!!

Ma in quei giorni non sono stata solo all'ombra della Mole, bensì abbiamo anche girovagato in lungo e in largo per parte delle Langhe e del Roero, ovvero visitando Alba e Barolo.

Una delle torri del Castello Felletti a Barolo


Barolo, nota cittadina famosa più che altro per il buon vino che si produce da quelle parti, è .. triste, desolata. Solo poche case, qualche turista straniero ma nulla di chè. Il castello Felletti era chiuso per ristrutturazione, ed essendo questo l'unica attrattiva del luogo .. ecco, la visita era praticamente terminata.

Biciclette a noleggio ad Alba


Alba invece è una cittadina viva, attiva. Durante la nostra visita la città era sommersa di bancarelle del mercato, piene di colori, di profumi, di stoffe e di cibo, di gioielli e di scarpe. E' un enorme paese, o una piccola città, a portata di essere umano.

Fioriere in piazza Garibaldi ad Alba

La cosa che più mi ha stupito è stata però la diversità di paesaggi incontrata strada facendo. Siamo passati dalla città di cemento con delle isole verdi, circondata da montagne innevate e altosonanti, alla campagna più pura, ricca di colline, di campi coltivati e di vitigni pregiati.

A volte noi essere umani siamo decisamente testardi. Ci ostiniamo a viaggiare in lungo e in largo, scalando montagne andine e attraversando fiumi impetuosi, passeggiando in metropoli multietniche. Ogni timbro sul passaporto ci sembra una conquista, un traguardo raggiunto, un tesoro scoperto. Ma siamo così testardi che non vediamo la cosa più evidente, la cosa più ovvia. La bellezza pura, vera, da scoprire e rivedere, è dietro i nostri occhi, accanto a noi, sui nostri fianchi, sulla nostra pelle, sotto i nostri piedi.

La bellezza pura e vera è la nostra Italia.