mercoledì 25 giugno 2008

Gelato a fiumi .. anzi a coppette!

Ieri serata all'insegna del gelato. E che gelato: quello di Grom!!!

Nel pomeriggio mi arriva una proposta a cui proprio non posso rinunciare, una di quelle offerte a cui è dura riuscire a dire di no. Michela e Paoletta erano in zona Bergamo, e proponevano a noi "indigene" di fare con loro la cena in gelateria. Detto fatto, mi sono iper organizzata!

Ore 18.00: esco a tutta velocità dall'ufficio e mi immergo nel traffico cittadino. C'era un motivo per cui odiavo le città, e l'ho riscoperto proprio ieri sera: il traffico. Gente che ti taglia la strada, motorini che sbucano all'improvviso da tute le parti, pedoni che compaiono dinanzi a te dal nulla. No no grazie, preferisco i miei prati, i miei fossi e i miei alberi.

Arrivo comunque, stremata, alle 18.40 in viale Papa Giovanni, dove incontro già le mie socie d'avventura: Ivana e Marina. Poco più tardi, arrivano le organizzatrici: Paoletta e Michela.

Saluti e baci, ciao come stai, da quanto tempo aspettate, come va la vita, e via dicendo. Ma non ci siamo ritrovate per un motivo? E allora, che inizino le danze!

Ivana, Marina, Paoletta, Michela ed io

Le danze sono proseguite a spronbattuto. Si è iniziato con molta calma, con un nocciola e crema come una volta, per poi andare su un lattementa e cioccolato fondente, cioccolato extranoir e torroncino, crema di grom e pistacchio, gianduia e crema di grom finendo con stracciatella e caffè. Questi i gelati che abbiamo mangiato tutte insieme? No no, questi i gelati che ho mangiato io!

In pratica Ivana ci ha abbandonato alla seconda coppetta, Marina è riuscita a prendere la terza .. ma gliel'abbiamo terminata noi, mentre io, Michela e Paoletta siamo arrivate a quota 6 a testa. A pensarci bene, io e Miky forse ci saremmo anche fatte la settimana, ma poi sarei veramente tornata a casa un pochino gonfia!

Katiu, Paoletta e le coppette rimaste .. rigorosamente vuote ..

Che dire, a volte una sana scorpacciata di gelato, assieme a delle amiche, può sì rendere lo stomaco esageratamente gonfio, ma può anche svuotare la mente, far sì che tutti i pensieri brutti, neri, pesanti, se ne vadano per un po'. Giusto il tempo per far splendere il sorriso, e per godersi la serata. Poi possono anche tornare, ripresentarsi nuovamente e magari anche più minacciosi, ma con lo stomaco pieno e il cuore rinfrancato, si affronta tutto con più determinazione e maggior sicurezza.

D'altronde, il gelato è un po' come l'amicizia: rinfresca il palato, solletica le papille gustative, riempie lo stomaco, annebbia i pensieri e disseta lo spirito.

domenica 22 giugno 2008

Gli otto marinai

Ieri mi è stata raccontata una storia. Una storia molto bella a dir la verità, piena di sentimento e di vitalità. Questa novella racconta la vita di 8 marinai e il loro viaggio avventuroso attraverso le acque incontaminate di un mare cristallino.

Il tutto parte da una città dove il mare viene solo visto attraverso gli occhi e i sogni dei bambini, dove le case, le strade e i grattacieli sono contornati da alte montagne ricche di neve, da alberi, da fiumi, ma non dal mare. I nostri otto protagonisti però hanno deciso che il mare, loro, lo volevano assaporare, lo volevano vivere, e volevano sentirne i rumori, i profumi, goderne i colori e le onde.

Capitanati dal marinaio più esperto, lo skipper, salirono in macchina, e partirono alla volta delle coste toscane. Durante il viaggio i loro pensieri erano già altrove, i loro occhi erano già pieni del riflesso del sole e le loro orecchie sentivano già le onde infrangersi contro la barca.

Lo skipper, Emanuele

Parte dell'equipaggio: lo skipper Emanuele assieme ai marinai Silvio, Luca, Lucia, Manuela, Alberto e Andrea

Il marinaretto Riccardo alle prese con il timone

La storia è proseguita con il racconto delle loro avventure, un po' stile "20.000 leghe sotto i mari", o tipo "Il vecchio e il mare" e "Moby Dick". Si sono spinti fino alle coste dell'isola del Giglio, passando da Giannutri e costeggiando la Toscana. Si sono immersi in acque azzurre e limpide, hanno goduto di albe e tramonti, facendo volare i loro pensieri in luoghi lontani e immaginari.

Tramonto marino

Ma durante il racconto ci sono stati anche momenti no, con persone dalla salute instabile, dallo stomaco innervosito e dalla pelle bruciacchiata. Ma la forza del mare, così come la forza della vita e la forza dell'unione di gruppo, ha fatto si che i nostri otto marinaretti non si lasciassero impaurire dalle avversità. E con coraggio, e determinazione, hanno proseguito il loro itinerario raggiungendo il loro obiettivo: la pace interiore e l'allegria del cuore.

Il porto: l'inizio e la fine del viaggio

La morale della storia? Il mare, come la vita, è pieno di imprevisti: onde, vento a sfavore, acque agitate, scogli improvvisi. E questi imprevisti, nel mare come nella vita, vanno affrontati, anche a costo di prendere l'acqua in faccia e di dover litigare col timone per decidere la direzione della barca. Tutto questo perchè, nel mare come nella vita, si possa poi godere di quei momenti di pace e di silenzio, udendo solo lo sciabordare delle onde e il rumore dei nostri pensieri.

mercoledì 18 giugno 2008

Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani

Come ho già accennato in qualche post precedente, io leggo sempre i libri che mi vengono donati, e al mio compleanno il mio amico Meo mi ha regalato un testo scritto da Fabio Geda. Il motivo principale per cui la sua scelta sia ricaduta proprio su questo libro credo sia, oltre al fatto che molto probabilmente fosse in offerta, anche perchè gran parte della storia si svolge a Torino.

Si può scappare da un paese, dal proprio paese, per cercare la fortuna altrove? Dove si trova il coraggio per farlo? Dove si trova la forza di lasciare tutto, parenti, amici, famiglia, mogli e figli, per andare centinaia di chilometri lontano? Come si fa?
Eppure, a pensarci bene, si fa. Se il proprio paese non offre nulla, se la propria vita non ha nulla di meglio da donarci che una panchina sotto il cielo stellato, allora tanto vale mettere in una borsa quello che si ha di più caro e partire, andare.

Che tanto, come spesso accade, ci si metterà di mezzo il destino a cambiare le cose. E può così capitare che persone che sembravano gentili, altolocate, importanti, pronte ad aiutare gli altri, pronte a prenderci con sè per offrirci una vita migliore, in realtà vogliano solo approffittarne, solo sfruttarci. E può capitare invece che le persone più diverse da noi, più semplici ma in realtà più ricche di cuore, siano quelle che si faranno in quattro per salvarci la pelle, per darci una mano.

Ma come può Emil, un bambino di 13 anni, capirne la differenza? Come può un bambino capire perchè il proprio padre ha deciso di andar via per cercar fortuna? Come può comprendere il proprio nonno, sparito in una notte qualcunque, lasciando la propria famiglia nel dubbio, per andare in giro per l'Europa a fare spettacoli ambulanti?

Può. Basta prendere un borsone, metterci dentro le cose più care, vestiti, un paio di scarpe, e la collezione di Tex, e partire. Da Torino a Berlino, dalla Francia alla Spagna, alla ricerca della propria vita. Alla ricerca delle proprie radici. Per poi capire che, per affrontare sè stesso, dovrà tornare a casa, in Romania.

Ma Emil questo lo sa, lo ha già messo in conto. Perchè lui, alla fine, è un po' come Tex. Non ha paura della morte, non ha paura della vita. Sa che il deserto ci sarà sempre attorno a lui, e che per sconfiggere i cattivi dovrà viaggiare, fare miglia e miglia a cavallo. E che durante il viaggio, per salvare la propria pelle, dovrà sparare agli indiani.

martedì 17 giugno 2008

Due bellezze alle Cinque Terre

Sono tornata. Il mio viaggio, durato il tempo di un fine settimana, è finito. Ma le emozioni, i colori, i luoghi, le confidenze e le risate di quei giorni staranno accanto a me, dentro di me, per un bel po' di tempo ancora.

Io e Laura. Una coppia fuori dagli schemi ma ben assortita. Lei era già in ferie, e nel tardo pomeriggio è partita da Torino. Io sono uscita di corsa dall'ufficio, avevo i minuti contati. Luogo di incontro: la stazione Centrale di Milano. Da lì, tra quei treni, tra quei viaggiatori, dal binario 20, alle ore 20.10, è partito il nostro viaggio. Destinazione: Bonassola, al confine con le Cinque Terre. Arriviamo, stravolte, durante la notte, e di corsa raggiungiamo il nostro albergo: il cielo cominciava a tuonare. Che tempo ci avrebbe accompagnato l'indomani? Il cielo che ci risveglia alla mattina .. come dimenticarlo? Nemmeno una nuvola in cielo e un sole alto a vegliare su di noi. Via! Si parte! Il nostro viaggio è solo all'inizio.

 
La prima terra: Riomaggiore


Le Cinque Terre ti sorprendono. Ti lasciano senza fiato. Ti mozzano il respiro in gola e ti colmano gli occhi di colori. Tutte quelle case, arroccate una sull'altra, costruite su terreni talmente in pendenza che ti chiedi come possano resistere, come ce la possano fare. E tutti quei colori: il giallo del sole, il rosso dei muri, l'azzurro del mare e il verde dei fiori. Si mischiano, si fondono, fino a formare un arcobaleno dalle mille tonalità.


La seconda terra: Manarola


Nell'aria si combinano e si amalgamano centinaia di aromi. Il nettare dei fiori, l'odore dell'acqua salata e i profumi di focaccia si espandono nell'aria, trasportati dalla brezza marina. Si viene travolti in pieno da queste armonie di aromi e si rimane, obbligatoriamente, col naso all'insù.


La scalinata che collega la stazione alla terza terra, Corniglia: 379 scalini



La quarta terra: Vernazza


La natura intorno ti circonda. Camminando nei vari sentieri che collegano i paesi ci si accorge di come tutto, intorno a te, cresca forte, ancorato, svettando verso il cielo. E poi pian piano si scende, verso il mare, verso le baie. E qui la forza dell'acqua, le onde che si infrangono sugli scogli, ti fanno pensare a come tutto, uomo, terra, natura, odori, profumi, colori, sia perfettamente in equilibrio, come sia tutto precisamente calcolato e dosato per arricchire questo angolo di mondo. Piccolo come dimensioni, eppure immenso come sensazioni. Riservato in quanto circondato da montagne e da mare, eppure chiassoso per il via vai dei turisti. Semplice per la vita dei suoi abitanti, eppure disarmante agli occhi degli stranieri.


La quinta terra: Monterosso

E sulla scia dell'equilibrio della vita, in bilico tra voglia di evasione ma anche di stabilità, tra desiderio di libertà ma anche di certezze, tra colori soleggiati e profumi inebrianti, tra lo sciabordio delle onde e le grida dei gabbiani, un'amicizia è cresciuta, piano piano ha trovato un terreno forte su cui appoggiare le proprie radici.


Katiu e Laura
 


E mentre i nostri pensieri erano sempre, comunque, in viaggio, legati alle nostre metà sperduti in mezzo al mare su una barca a vela, destinazione sconosciuta .. mentre i nostri occhi si riempivano delle immagini di queste perle italiane .. mentre i nostri palati si farcivano di semplici sapori nostrani locali .. ecco, mentre tutto questo ci scorreva attorno, noi stesse diventavamo parte di questo paesaggio. Due bellezze in più tra le cinque terre.

venerdì 13 giugno 2008

Viaggio

Stasera, assieme alla mia amica Laura, partirò. Destinazione: Bonassola, nelle Cinque Terre. Non so bene che tempo ci attenderà, non so nemmeno come sarà il luogo che ci ospiterà, perchè non ci sono mai stata.

Ma so che il viaggio, inteso come partenza, treno, stazioni, viaggiatori, valigie, biglietti, controllori e rotaie, a me fa sempre un certo effetto. Guardare fuori dal finestrino, vedere i paesaggi che cambiano, i colori che mutano, sentire gli odori e i profumi che avvolgono lo scompartimento. E' la vita, che ti avvolge con la sua forza. E' lo stupore, che ti accoglie nel suo entusiasmo. E' il viaggio.



Quelli come me si svegliano alle tre
e dicono che i giorni sono corti.
E poi quelli come me si svegliano a metà
rimangono coi sogni mezzi aperti.
Avrai ragione te a fare come fai,
a stare con chi vince, cambiarti le camice,
sta a vedere che sappiamo già com'è ..
ci riposiamo solo dopo morti !

Tutti vogliono viaggiare in prima
l'hostess che c'ha tutto quel che vuoi.
Tutti quanti con il drink in mano
sotto come va fuori come va?
Fuori come va?

Quelli come me si va finchè ce n'è
ma è come non venisse mai il momento.
Con quei progetti lì e quei difetti lì
che ci fanno stare più contenti.
Avrai ragione te a fare come fai,
 a startene da furbo nel mondo dei più furbi,
sta a vedere che sappiamo già com'è ..
non ci teniamo a togliere il disturbo !

Tutti vogliono viaggiare in prima
l'hostess che c'ha tutto quel che vuoi.
Tutti quanti con il drink in mano
sotto come va fuori come va?
Tutti vogliono viaggiare in prima
e che il viaggio non finisca mai.
Tutti con il posto finestrino
sotto come va, fuori come va?
Fuori come va ,fuori come va?

Siamo quelli che da quelli come te
non si fanno mai pagar da bere
perchè siamo quelli che,
è meglio se lo sai,
con quelli come te son sempre pari.
Di qua tutti vogliono viaggiare in prima
tutti quanti con il drink in mano
sotto come va, fuori come va?
Tutti vogliono viaggiare in prima !
Tutti con il posto finestrino
sotto come va , fuori come va?

(Tutti vogliono viaggiare in prima - Luciano Ligabue)

mercoledì 11 giugno 2008

Che fiori Rigogliosi !

Ogni volta mi sorprendo. Vedo i fiori nascere, crescere, fiorire e profumare, ed ogni volta mi sorprendo di come la natura, nel suo piccolo, sia magica.

Stasera sono arrivata a casa e, dopo aver portato la mia cagnolona dal veterinario per una visita di controllo, mi sono armata di macchina fotografica e ho girovagato per il nostro giardino. E' stupefacente come tutto cresca, come tutto sfidi le intemperie del tempo, la pioggia insistente o il sole accecante, e si innalzi verso il cielo, a far bella mostra di sè.


I nostri mandarini

La natura, fiori o frutti che siano, segue il suo ciclo vitale, ma per farlo ha bisogno di noi. Ha bisogno di terra buona, dove poter attaccare le proprie radici, dove poter assorbire i nutrimenti di cui necessita. Ha bisogno di acqua, per bere, dissetarsi, crescere alta e bella verde. Ha bisogno di concime, per rimpolparsi ben bene di tutte quelle sostanze che mancano alla terra. Ha bisogno di luce, di sole, per atteggiarsi un po' e farsi rimirare, e allo stesso tempo per scaldarsi e rincuorarsi.


L'ortensia del nostro balcone


Ma allo stesso tempo ha bisogno di noi. Noi, che la innaffiamo quando reclama sete. Noi, che la concimiamo quando capiamo che ha bisogno di vitamine per crescere forte. Noi, che le cambiamo la terra per farla cibare di tutte quelle sostanze che la renderanno bella. Noi, che l'amiamo, che le parliamo, che la coccoliamo, come se fosse un figlio, come se fosse parte di noi.


Le rose del nostro giardino

I fiori, alla fin fine, sono un po' come l'amore. Possono nascere su terreni che noi avremmo già dato per spacciati, dove malgrado tutto e tutti crescono, forti, carichi, energici, attaccando saldamente le loro radici a quella terra brulla. Crescono, crescono, e si fanno beffa di chi li avrebbe voluti spostare. Sorridono al sole, che li scalda con la sua luce e con il suo amore, e loro ringraziano vivendo del suo riflesso.


Le violette della nostra scalinata

I fiori, alla fin fine, sono un po' come l'amicizia. Se viene coltivata con pazienza, con dedizione, con passione, darà i suoi frutti. Crescerà coraggiosa, impavida, superando le differenze di colore, le differenze di tonalità. Vivrà dei propri profumi, dei propri aromi, e godrà quando le radici, nel terreno profondo, si intrecceranno tra loro.



Le violette del nostro balcone

I fiori, alla fin fine, sono come i nostri figli. Se amati, coccolati, lodati al momento giusto, sapranno capire che i rimproveri, i comportamenti duri e i cambiamenti di terreno servono a rinforzarli, a renderli forti, a renderli uomini. Se invece le cure mancano, allora i figli, così come i fiori, cresceranno incolti, senza un terreno ove posare le proprie radici.

E' l'amore, alla base di tutto, a far sì che i fiori, così come gli uomini, possano crescere Rigogliosi su questa terra!

lunedì 9 giugno 2008

L'arte della felicità

Il Dalai Lama


Per il mio compleanno mi è stato regalato un libro, "L'arte della felicità", scritto a quattro mani dal Dalai Lama e dal dr. Howard Cutler. Come mio solito, io personalmente leggo tutti i libri che mi vengono donati, indipendentemente che siano del mio genere preferito oppure no. Perchè? Perchè credo che in ogni dono sia nascosto qualcosa della persona che l'ha fatto, e soprattutto dai libri credo si possano capire molte cose della persona che ci ha pensato nel momento dell'acquisto.

Non è stata una lettura semplice. Sicuramente veloce, ma non certo semplice. La domanda che percorre tutte le pagine del libro è cosa serve per essere felici?

Il proposito del libro, tratto da lunghe chiacchierate tra il Dalai Lama e il dr. Howard, è proprio quello di farci capire, di spiegarci, di farci comprendere, come dovrebbe cambiare il nostro atteggiamento verso la vita, come dovremmo porci verso gli altri per far sì che il nostro obiettivo, ovvero la felicità, sia sempre più vicino e raggiungibile.

Per come la vedo io, o per lo meno come la vedo ora, alcuni consigli e alcuni insegnamenti sono facilmente attuabili, o forse con un po' di impegno e perseveranza potrebbero essere realmente fattibili. Altri, sempre per come la vedo io, o soprattutto per come sono fatta io ora, sono forse più semplici a dirsi che a farsi. O semplicemente ci vorrebbe la costanza, e soprattutto la convinzione, di voler cambiare in quel preciso modo.

"Credo che il modo di percepire l'intera vita incida sul nostro atteggiamento verso il dolore. Se per esempio la nostra visione generale è che la sofferenza sia negativa e vada evitata ad ogni costo, che sia insomma un indice di fallimento, aggiungeremo una netta componente psicologica d'ansia e intolleranza alla nostra reazione quando ci imbatteremo in circostanze difficili: avremo la sensazione di essere sopraffatti. Se invece la nostra visione generale è che il dolore vada accettato in quanto parte naturale dell'esistenza, saremo senza dubbio più tolleranti verso le avversità".

"I problemi non sussistono per l'eternità".

"Evitare i problemi non li fa scomparire".

Quante volte anche io mi sono detta, mi sono ripetuta, che i problemi non si risolvono da soli. Ecco, una strada da percorrere per giungere alla mia felicità è proprio quella che mi insegna ad affrontare i problemi per quello che sono, ovvero attimi di crisi, attimi di tristezza o attimi nefasti da prendere così come vengono, perchè la vita ce li ha messi lungo il cammino. Non serve cambiare strada, aggirarli o far finta che non esistano, perchè comunque loro rimangono lì, finchè non li si affronta a cuore aperto, a viso duro.

La vita d'altronde è fatta proprio di questo. Di strade lineari, rette, lisce, magari costeggiate da fiumi per dissetarci durante il cammino o da enormi alberi sotto cui riposarci. Ma ci sono anche strade sterrate, fangose, tortuose, ricche di dossi da superare e ponti da attraversare. Bisogna solamente capire qual'è l'obiettivo da raggiungere. Trovarlo, stanarlo, metterlo alla luce del sole e raggiungerlo. Non è detto che la strada lineare sia quella giusta, sicuramente sarà la più semplice, ma priva di soddisfazioni personali. Mentre la strada tortuosa ci porrà sì degli ostacoli, ma farà anche in modo che, alla fine, saremo sicuramente più felici di noi stessi.

C'è solo un argomento tratto nel libro che, ora come ora, non mi trova d'accordo. O per lo meno, come ho accennato prima, non mi trova preparata ora ad un mio cambiamento. La compassione e il perdono.

Il Dalai Lama dice che, nel caso qualcuno ci faccia del male, volontariamente od involontariamente, bisogna affrontare la situazione provando a mettersi nei panni di chi ci ha fatto un torto. Perchè comunque, a voler ben guardare, è probabile che quella persona abbia fatto certe azioni, o detto certe parole, perchè seguiva il suo percorso di ricerca alla felicità. O semplicemente perchè in quel momento gli sembrava il modo migliore per essere felice.

Sarà un mio difetto, sarò fatta male, non lo metto in dubbio. Ma io non riesco, o forse è meglio dire che non voglio, provare a perdonare. Posso provare compassione, quella sì. Ma la posso provare per un animale ferito, maltrattato, ucciso ingiustamente. La posso provare per dei bambini affamati, picchiati, abbandonati. Ma non posso, non voglio, provarla per gli essere umani, perchè credo che ognuno abbia un cervello e che lo possa usare. Le azioni sono dirette conseguenze dei pensieri. Quindi non voglio provare compassione, e tanto meno provare a perdonare chi, con le proprio azioni, mi ha fatto del male. Per come sono fatta ora, il perdono non rientra nelle mie scelte.

Posso amare, posso gioire, posso piangere, ridere, sorridere, rammaricarmi, arrabbiarmi, sorprendermi e soddisfarmi. Ma non posso perdonare. Al momento, il mio io non me lo permette.

Posso fare un'altra cosa però, che il mio cuore invece mi permette di fare, e che spesso e volentieri è mio solito fare. Ringraziare.

Quindi ringrazio chi, donandomi questa lettura, mi ha permesso di confrontarmi con me stessa, di pensare al mio modo d'essere attuale e al mio eventuale modo d'essere futuro.

mercoledì 4 giugno 2008

L'asino

Oggi un'amica, Paola, mi ha mandato una mail. C'era uno dei soliti allegati, quei files pieni di immagini e di storielle simpatiche che girano per anni da un computer all'altro. Ma quello di oggi mi ha colpito. Mi sono fermata un attimo, l'ho riletto con calma, e ho pensato. Riflettuto, fatto vagare il cervello, i pensieri hanno preso forma. Ed è proprio per questo motivo che vi riporto pari pari la storiella letta.


C'era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino.
Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo.
Così partirono tutti e tre con il loro asino.

Arrivati nel primo paese, la gente commentava: "Guardate quel ragazzo quanto è maleducato, lui sull'asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano".
Allora la moglie disse a suo marito: "Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio".
Il marito lo fece così scendere e salì lui sull'asino.

Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: "Guardate che svergognato quel tipo, lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l'asino mentre lui vi sta comodamente in groppa".
Allora presero la decisione di far salire la moglie mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l'asino.

Arrivati al terzo paese, la gente commentava: "Pover'uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno lascia che la moglie salga sull'asino. E povero figlio, chissà cosa gli spetta con una madre del genere".
Allora si misero d'accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull'asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.

Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: "Sono delle bestie, più bestie dell'asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena!".
Decisero così di scendere tutti dall'asino e camminare insieme a lui.

Ma, camminando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: "Guarda quei tre idioti, camminano anche se hanno un asino che potrebbe portarli!".


La conclusione? Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile incontrare qualcuno a cui tu vai bene così come sei. Quindi vivi come credi, fai cosa ti dice il cuore e fregatene dei pensieri altrui. Una vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, suona, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi.

Non fare qualcosa solo per accontentare qualcuno. Non prendere decisioni che altri si aspettano, non lasciarti influenzare dalle parole altrui. Ognuno di noi deve decidere col proprio cuore, con la propria testa.

Si dice che ci vuole un minuto per notare una persona speciale, un'ora per apprezzarla, un giorno per volerle bene e una vita per dimenticarla. E se la persona che hai davanti ti ha accettato per quello che sei, per quello che hai dentro di te, nei tuoi occhi, nella tua pelle, nel tuo cuore, allora hai trovato un vero tesoro.

martedì 3 giugno 2008

Il concerto dei Negramaro

31 maggio 2008. Per molti una giornata come tante, per qualcuno una giornata in cui impegnarsi a smettere di fumare, per altri una giornata in cui festeggiare il proprio compleanno, o per ricominciare dopo un'alluvione. Per me, e per i miei compagni di viaggio, una giornata all'insegna della buona musica e della buona amicizia.


Laura, io e Mirko

Alla mattina è arrivata Laura, in diretta da Torino, sorpresa dal sole caldo che l'ha accolta, abituata ormai a pioggia e vento freddo. Poi ecco arrivare l'altro elemento del gruppo, Mirko, in direttissima da Cremona. Zainetto pronto, panini preparati, macchina fotografica caricata e via, il nostro viaggio ci attende.

E così, tra strade che in teoria dovevano essere chiuse, traffico praticamente inesistente, e cartine realizzate ad oc per giungere allo stadio, alle 16 eravamo già sugli spalti. E il divertimento ha avuto inizio. C'era chi si raccontava la propria vita, tra tradimenti e vacanze con persone diverse, c'era chi dallo zainetto ha magicamente estratto cibo e cibo in enormi quantità, chi si sentiva "figo" non accorgendosi che in realtà gli sguardi a lui rivolti erano in realtà di derisione e c'era chi, organizzatissimo, ha allestito la cena a base di insalata di riso.

Ma ecco, le 21 giungono in fretta, e lo spettacolo ha inizio.

Il palco e il prato visto dal primo anello verde


Il concerto è stato all'insegna del rock e dei sentimenti, dei ricordi e dei ringraziamenti. Sono stati ricordati, e omaggiati con una dedica, i caduti della Thyssenkrupp di Torino. Sono stati ricordati i caduti di guerra e i paesi senza pace. Sono state cantate storie d'amore, di vita, di gelosia e di rimpianti.

Jovanotti ospite sul palco


Allo spettacolo erano presenti anche degli ospiti d'eccezione. Mattafix, che ha rappato il brano "La finestra", Paolo del duo Luca e Paolo che ha suonato la chitarra e Jovanotti, che ha duettato con loro in "Cade la pioggia".

Lo spettacolo è proseguito sull'onda delle emozioni, dei desideri, delle sensazioni suscitate da questo gruppo, da questi sei ragazzi salentini che, con sacrificio, tenacia e un pizzico di fortuna, hanno conquistato uno stadio. Anzi, "lo" stadio padrone della musica.

La chiusura dello show

Il tempo corre, la strada del rientro è lunga e il traffico che ci attende pure. Il navigatore sbaglia un paio di volte, la strada si allunga. Ma il tempo vola, le parole pure, le chiacchiere anche. E si arriva finalmente a destinazione.

Dopo due ore e mezza di musica, quattro e più ore di chiacchiere e caramelle consumate, dopo più di 200 km fatti macinare all'auto, il giorno è giunto alla conclusione. La notte è sopraggiunta, improvvisa, a portare calma e tranquillità. Ma nelle orecchie, e nel cuore, la musica di questa giornata rimarrà per sempre accesa.