mercoledì 30 luglio 2008

Countdown ferie

10 giorni. 10 maledetti giorni all'inizio delle ferie, meritate, sognate, agognate, desiderate.

Voglia di partire, di andare, viaggiare, vedere, visitare, osservare. Voglia anche di riposare, staccare dalla monotonia giornaliera casa-lavoro o lavoro-casa. Per ricaricarsi, per riprendere quelle energie che durante l'anno mi hanno fatto vivere perennemente di corsa.

Quest'anno la mia meta sarà la Croazia. In un paio di settimane la gireremo in lungo e in largo, visitando luoghi e godendo di paesaggi che, so già, rimarranno nel cuore.

Una specie di itinerario lo abbiamo già deciso, passabile di modifiche a seconda del tempo, delle strade e soprattutto della voglia!

Sabato 9 agosto: partenza da Verdello direzione Ancona, dove ci aspetta il traghetto che, durante la notte, ci porterà in terra croata. Ma dove, soprattutto, mi attenderà la blogger Francy: abbiamo un appuntamento, lo sai vero??!!?? La gelateria Martini ci attende!!

Poi nella prima settimana visiteremo Spalato, Zara e i laghi del Parco Nazionale del Plitvice.

La seconda settimana invece la dedicheremo unicamente al sole e al mare, nell'isola di Hvar.

Questi i panorami che mi attenderanno.


L'isola di Hvar



Il Parco Nazionale del Plitvice


Vacanze di riposo. Vacanze in cui i miei occhi vedranno altro oltre ad un monitor e ad un mouse (anche se un po' so già che mi mancheranno) e dove le mie orecchie sentiranno altro oltre ai fischi dei treni e al rumore della tastiera.

Rigenerazione. Credo sia la parola d'obbligo per quest'estate. Rigenerare il proprio spirito, la propria anima. Provare a rifar ribattere il proprio cuore seguendo un ritmo lento, tranquillo, pacato.

Un mio amico, Mirko, per ritrovare tutto questo, per rigenerarsi del tutto e per "ritrovarsi", va addirittura in Francia, in un paesino che ho fatto quasi fatica a trovare sulla cartina: Le Bost.
Cosa c'è nel cuore della Francia che sia in grado di ricaricare l'anima?

Questo:


Il tempio buddista di Dhagpo Kundreul Ling


Ritrovarsi. Ascoltarsi. Capirsi.
Accettarsi. Comprendersi. Rigenerarsi.
Riposarsi. Abbronzarsi. Rinascere.

Questo e molto altro si troverà in vacanza.

E voi cosa farete in ferie? Ma soprattutto, quali saranno le vostre mete?

martedì 29 luglio 2008

Doggy bag

Avete mai provato ad andare a cena fuori e ordinare talmente tanto cibo da non riuscire a terminarlo? Ecco, il più delle volte, se la chiedete al cameriere, vi verrà consegnata alla fine della serata la doggy bag, ovvero il sacchettino più o meno termico contenente la vostra pietanza avanzata.

Anche io, o meglio anche noi, giovedì scorso abbiamo avuto la nostra doggy bag coccagliese!

 
Da sinistra: Lisa, Ivana, Daniela, Clara, Eliana, Marina, io, Rosalba ed Eleonora

 
Da sinistra: io, Eleonora, Rosalba, Clara, Michela, Daniela, Lisa, Ivana, Eliana e Marina

Giovedì scorso siamo andati a cena a casa di Michela. L'occasione ufficiale era quella di inaugurare la sua nuova casa. In realtà, l'occasione ufficiosa è stata quella di cenare a base di dolci, tutti categoricamente fatti dalla padrona di casa! E dopo aver iniziato con una leggera crostata di frutta, essere passati ad una decisa crostata di marmellata, aver assaggiato un cioccolatoso brownie e aver spezzato la cena con un delicato gelato al fiordilatte, ci siamo tuffate a capofitto sul pasticiotto! Quello si che è stato l'apoteosi della serata!

E così tra una fetta di dolce e una chiacchierata, tra una foto scattata di nascosto e un bicchiere rigorosamente di aranciata (al massimo di acqua tonica con le bollicine), tra una candela che bruciava troppo decisa e una carta igienica .. rosa .. la serata è volata.

E' volata veloce, come i battiti dei nostri cuori. E' volata alta, come le nostre risate. E' volata decisa, come l'intento di ripresentarci nuovamente per verificare l'arredamento nuovo che arriverà. E' volata, e noi l'abbiamo colta in un battito d'ali.

lunedì 28 luglio 2008

Museo di anatomia

Certo che, a pensarci bene, nel nostro paese ce ne sono di musei strani, luoghi seminascosti agli occhi di tutti, conosciuti da pochi eletti o da chi, come me, vaga su internet alla disperata ricerca di qualcosa di particolare da visitare.

Ecco, sabato pomeriggio assieme ai miei compari d'avventura ho visitato uno di questi luoghi: il Museo di Anatomia Umana dell'Università di Torino.



E' un posto strano, in cui un vago alone di mistero permane in tutta la sala. Si passeggia tra vetrine originarie dell'800 contenenti teschi, cervelli conservati a secco, mummie sudamericane, scheletri e avambracci conservati in formalina.

Viene spiegata la crescita del feto all'interno del grembo materno, oppure vengono mostrate le prime statue di cera dette "degli scorticati", ovvero rappresentanti uomini senza pelle per far risaltare i muscoli, o il sistema circolatorio, o il sistema nervoso.

C'è lo scheletro del direttore dell'Istituto Anatomico di Torino, il dottor Carlo Giacomini, perfettamente conservato con tanto di cervello, rene e fegato.

Ma c'è una cosa che a tutti, a chi più e a chi meno, ha fatto un po' ... impressione. C'era una cosa che ha fatto pensare, meditare, rimuginare, sia me che i miei compagni di viaggio. Era rappresentata, in una teca all'inizio del museo, la crescita del feto nell'arco dei suoi 9 mesi di vita all'interno della madre. Non una rappresentazione grafica, o delle statue di cera che ne riproducessero le fattezze. No. Erano esposti in ordine di grandezza 9 scheletri. Dal primo al nono mese di gravidanza. La cosa impressionante? Il loro sguardo, se di sguardo si può parlare. Il teschio in nessuno di questi scheletri era completo, ma osservare le loro orbite, scure, nere, profonde .. beh, ha messo addosso un po' di brividi.

Alla fine di questa visita abbiamo controllato l'ora, ci siamo guardati negli occhi, abbiamo ascoltato i nostri stomaci e siamo andati a cena!

venerdì 25 luglio 2008

Saggezza femminile

Qualche giorno fa una mia amica, Vale, mi ha mandato una mail. C'era una di quelle storielle simpatiche che girano per anni da un computer all'altro. Ma in queste poche righe viene esaltata la saggezza femminile. Ed è proprio per questo motivo che vi riporto pari pari la storiella letta.



C'era un uomo che aveva lavorato tutta la vita e aveva risparmiato tutti i suoi soldi. Quando si trattava di spenderli, però, era un vero avaro.

Poco prima di morire, disse alla moglie: "Quando morirò, io voglio che tu prenda tutti i miei soldi e li metta nella bara con me. Me li voglio portare nell'Aldilà".

E così si fece promettere, con tutto il cuore, dalla moglie che avrebbe esaudito la sua richiesta mettendo tutti i suoi risparmi all'interno della bara.

Qualche tempo dopo l'uomo morì.

Al funerale l'uomo era disteso nella bara. Accanto la moglie, vestita completamente di nero e seduta vicino ad una delle sue migliori amiche. Quando la cerimonia finì, e si prepararono a chiudere la bara, la donna disse: "Aspettate un attimo".

Aveva in mano una piccola scatola di metallo. Si avvicinò, accarezzò il volto del marito e posò la scatola accanto al suo corpo. "Potete procedere" disse infine.

Chiusero la bara e la portarono via.

La sua amica a quel punto le disse: "Ragazza mia, sapevo che non eri così tonta da mettere tutto quel denaro lì dentro con lui".

La moglie, stupita, rispose: "Senti, io sono una persona credente e fedele, non posso tornare sulle mie parole. Gli ho promesso che avrei messo tutti quei soldi nella bara con lui".

"Vuoi dire che hai messo tutto quel denaro lì dentro?".

"Certo che l'ho fatto" disse la moglie. "Ho preso tutti soldi, li ho messi sul mio conto e gli ho fatto un assegno. Se riesce ad incassarlo può spenderli pure tutti".

Beata innocenza.
E soprattutto beata saggezza femminile!

mercoledì 23 luglio 2008

Ricordi

Vi siete mai soffermati a pensare a come, a volte, basti un sapore, una melodia, una parola, e certi ricordi riaffiorino alla memoria come se fossero accaduti solo ieri? Ci sono situazioni, emozioni, stralci di vita vissuta che riemergono impetuosi al solo accenno di una canzone, al solo sguardo sfuggente di una fotografia, al solo assaporare di un cibo.

Quindi stasera, conscia di quello che sarebbe potuto tornare alla mente, ho osservato, guardato, vagliato, scrutato, le fotografie e i ricordi appesi in camera mia.



Quante emozioni! E quanti sorrisi, e quanti pianti, a guardare queste immagini. Da dove cominciamo?

C'è una foto di me e Riccardo belli sorridenti, scattata in Belgio nel 2005. Tutti quelli che vedono quella foto dicono che si vede che siamo innamorati, ci brillano gli occhi. Ma se Ricky indossa gli occhiali, mi devo preoccupare?!?

Subito accanto c'è un'altra fotografia di Ricky, con i capelli un po' più lunghi, qualche anno in meno e, soprattutto, qualche chilo in meno. E' stata la sua prima foto che mi ha regalato, quando ci siamo visti la prima volta, dopo 2 mesi di chat ininterrotte.

La foto di classe, dell'ultimo anno passato sui banchi di scuola. La sezione B della scuola Fantoni di Bergamo. Ricordo ancora tutti i nomi: Stefano, Elena, Sara, Mauro, Maurizio, Valentina, Michela, Stefano e Ines assieme alla prof. Sara. Qualcuno di loro nel frattempo si è sposato, si è lasciato, ha messo al mondo figli o ha cambiato città. Qualcun altro semplicemente è cresciuto, vive, ama, sogna.

Ah, poi c'è la cartolina autografata da Marco Simone, attaccante con la maglia numero 9 del Milan agli inizi degli anni '90. Il mio mito. Il mio sogno. Ho sommerso la sede del Milan di lettere e cartoline all'epoca e alla fine, il giorno del mio compleanno, mi è arrivata la sua firmata! Sono quasi svenuta :-)

Rimanendo in tema di autografi c'è anche la cartolina dei Dhamm, gruppo rock italiano sulla cresta dell'onda verso la fine degli anni '90. Mi sono persino fatta accompagnare da mio papà a Milano a vedere un loro concerto. E il mio primo tatuaggio, sul polso, l'ho fatto cercando di imitare Alessio, il vocalist.

Poi ci sono i miei viaggi. Londra, il Tower Bridge e la cabina telefonica, riempita da me e i miei compagni di viaggio. Agrigento e il tempio dei Dioscuri (il mio segno zodiacale). Perugia, e le immense mangiate fatte in Umbria. Genova e l'acquario, con le meduse immortalate, eteree e sinuose. Bertesseno e la natura piemontese, a due passi dai palazzi. Superga e la vista della città al tramonto, con i giochi di colore del sole che illuminano il Po. Le luci d'artista, che trasformano Torino in una moltitudine di colori natalizi.

Poi ci sono i miei pseudo incontri famosi, con Sergio Sgrilli e Ambra Angiolini. Lui l'ho conosciuto dopo un suo spettacolo a Venaria. Lei l'ho incontrata, dopo aver vinto i biglietti grazie a La Stampa, a Torino.

E come non osservare, con occhi adoranti, i miei veri amori. Romeo, il mio "anziano" cagnolino, tutto bianco, sdraiato come il cane volante della Storia Infinita. Andrea, la rottwailer. Il cane feroce, come tutti dicono. 60 kg di tenerezza, di dolcezza, di amore, di pelo e di leccate!

Per ultimo, ma non ultimo, la mia passione: la musica. Il concerto dei Reggae National Tickets, gruppo reggae bergamasco. Era capitanato da Stena, che ormai vive da parecchi anni in Jamaica, al sole, al mare. Mirko, amico ritrovato, immortalato durante la presentazione del suo primo cd solista. Oppure il concerto degli S.O.S., band rock bergamasca/cremasca. Bruco, Simone, Milly. E Marco, che ci guarda e ci osserva da lassù, dove la musica è un tutt'uno con le nuvole.

Poi ho spostato il mio sguardo altrove.



Qua c'è un altro pezzo della mia vita.

Innanzitutto, c'è appeso il mio diploma in operatrice d'arredamento. Quante camice si sudano per arrivare al giorno finale, quello degli esami? E poi? Tutto sparisce, in un soffio. Tutto vola via, banchi di scuola, amici, professori, verifiche ed interrogazioni. Tutto via in un lampo, in un cassetto della memoria.

C'è anche un mio disegno appeso. Una prova di composizione, dove lo scopo era riuscire a creare un modulo che si potesse ripetere fino a formare un'immagine più grande. Il mio risultato? Tanti quadrati, pieni di K più o meno rovesciate, a formare delle girandole. Giallo e blu i colori. Il sole e la luna. Il giorno e la notte. La vita e la morte. Dietro tutta questa filosofia, era il voto che interessava: 8!

Poi c'è l'albero genealogico della mia cagnolona Andrea, la rottwailer citata prima.

E, tutt'attorno, ancora la mia passione: la musica. Concerti di Vasco, di Ligabue e dei Negramaro. Visti con Riccardo, con amici che ora sono su altre strade, con amici ritrovati e con fratelli solo di nome ma non di fatto. Le persone cambiano, passano, si muovono. Ma la musica resta, perenne, eterna, leggiadra.

Come i ricordi, che rimangono nei nostri cuori, e nelle nostri menti, per tutta una vita. Poi basta un attimo, un secondo, e tutto riaffiora. Anche quelli più belli, anche quelli più brutti.

E' come un cd inserito nel suo lettore: basta premere play, e la vita riparte.

lunedì 21 luglio 2008

Italiano

Vi racconto una storiella. Una scena a cui ho assistito durante il fine settimana.

Sabato pomeriggio, giro al centro commerciale per cercare un regalo. Giriamo e rigiriamo, guardiamo negozi, entriamo ed usciamo, sbirciamo e osserviamo. Riccardo e il nostro amico Meo entrano da Mediaworld, io aspetto fuori: dopo essere stata già più di mezz'ora da Fnac, la mia dose giornaliera di elettronica è arrivata al limite.

Mi siedo su una panchina, osservando la gente che mi passa davanti. Coppie rodate che quasi non si considerano, famiglie con tanto di bambini al seguito e carrelli stracolmi di spesa, coppie giovani affiatate che si tengono per mano e si guardano perennemente negli occhi.

Ad un certo punto passa davanti a me un gruppetto di ragazzini, avranno avuto sì e no 16/17 anni. Le due ragazze, con tacchi a spillo e minigonne vertiginose, camminano davanti. Dietro i due ragazzi, capelli ingellati e jeans a vita ultra bassa con rigorosamente il bordo delle mutande in bella vista. Rallentano, indecisi se entrare a guardare l'ultimo modello di telefonino o se andare avanti a guardare le altre vetrine.

D'un tratto, uno dei due ragazzi, quello all'apparenza un po' più spavaldo e sicuro di sè, dice all'altro: "Minchia oh, hai visto che ganza che è la mia tipa oggi oh?".

"Si si, minchia troppo bella oggi oh" risponde l'amico.

"Ah si, minchia troppo bella oggi mi dici? Minchia oh, ma che cazzo ti guardi le tipe degli altri?".



Ora mi sorge un dubbio. Una di quelle domande che, vi giuro, avrei voluto fare direttamente ai due ragazzini che mi si erano fermati davanti sabato pomeriggio.

Parlano tanto di globalizzazione, di informazioni e di cultura ........ ma insegnare la lingua italiana a scuola oggi è un optional?

giovedì 17 luglio 2008

Be happy

Oggi ho affrontato con un amico un argomento serio, intenso e delicato.
Oggi ho affrontato l'argomento felicità.

Il tutto è nato da un stato di insoddisfazione perenne che mi aleggia nella testa. Io non sono abituata a stare ferma, ad attendere, a godere di quello che ho. Io ho bisogno, o per le meno al momento sento la necessità, di muovermi, andare, fare, rincorrere sempre desideri diversi, soddisfare ogni volta differenti emozioni, godere di una cosa dietro l'altra.

Mi è stato chiesto "Preferisci rincorrere 100 desideri diversi o realizzarne 1 solo?". Non ho avuto dubbi sulla risposta. Perchè realizzarne 1 solo e poi ritrovarsi nuovamente a mani vuote, quando posso rincorrerne 100 e provare a soddisfarne più di uno, avendo sempre dopo qualcosa da perseguire?

Ma questo amico mi ha poi detto che "Se la soddisfazione svanisce poco dopo che hai raggiunto l'obiettivo, vuol dire che la felicità non era reale, ma solo illusoria". Quindi vuol dire che non avevo raggiunto il mio vero obiettivo, ma solo un passaggio intermedio.

Allora ho pensato. Pensato, pensato, e ripensato ancora. Qual'è l'obiettivo reale di noi esseri umani? Non è quello di essere, semplicemente, felici? Ma allora, se ci penso bene, io sono già felice. Sono felice quando la mia famiglia è serena. Sono felice quando i miei amici mi vogliono bene e stanno bene con me. Sono felice quando Riccardo mi è accanto. Il mio lavoro mi soddisfa, non chiedo nulla di più. La mia vita mi soddisfa, appieno.

Allora perchè tutte queste domande? Forse perchè la cosa che devo imparare, ora, non è quale obiettivo devo raggiungere, ma come riconoscerlo. E come si fa a sapere quando il proprio obiettivo è stato raggiunto? Semplicemente VIVENDO.

"Vivi e basta. Non cercare di specificare, di rimarcare, di trovare perennemente soluzioni. Non mettere sempre tutto nero su bianco, non dare sempre un nome alle emozioni, alle sensazioni, ai pensieri. Se sei felice come dici, vivi! Invece che pensare a cosa ci sarà, perchè non vedi cosa c'è?".

Quindi ho capito che devo riuscire a mettere in pratica quello che consiglio sempre a tutti: vivi, senza pensare al domani, al come e al perchè. Vivi, punto e basta. Vivi, e sii felice.


Poi, arrivo a casa stasera e inserisco un cd a caso nel computer. Parte la voce di Irene Grandi, prima lentamente, quasi con dolcezza. Poi esplode, in un boato di energia. Quindi a te, amico, e a chi si porrà come obiettivo vivere felicemente, dedico questa canzone:

Io vado
e non torno più.
a dov'è che vai?
Resta qui con noi.

Io vado
 non torno più.
Ma dov'è che vai?
Resta qui con noi.

Io vado.
Io vago.
Io ascolto giù nel bosco,
e mi svago
nell'armadio.

Io vado,
rendo un disco,
io ascolto
e mi svago
nell'armadio.

Son tornata
ma non vorrei star qui.
Ma dov'è che vai?
Resta qui con noi.

Vado e mi svago,
mi tuffo nell'armadio.
Sento fortemente la corrente
che passa una venatura,
mi scorre nella mente pura,
in discesa libera.
Vado e mi svago,
il mare indifferente
accoglie senza accorgersene
L'acqua che si sparge.
Nelle acque
bagna la mia fronte, si distende.

Io vado
venite insieme a me!
Ma dov'è che vai?
Resta qui con noi.

E fiumi azzurri e colline e praterie.
Nella nostra stanza la tua musica c'è
e mi porta via,
via dal tempo nell'immenso
dentro me.

Il coraggio di vivere
adesso c'è!

E fiumi azzurri e colline e praterie
dove c'è la musica e mi porta via
dalla solitudine.
E mi trovo dentro il centro,
verso me.
E il coraggio di vivere adesso c'è!

Il coraggio di vivere
Il coraggio di vivere

Adesso c'è!

(Matra simca rosa - Irene Grandi)

mercoledì 16 luglio 2008

Balli proibiti

Ieri sera, dopo aver sistemato le mie cose, aggiornato il mio blog, riordinato la mia scrivania, ho fatto un po' di sano zapping in televisione. Non c'era nulla di interessante, soliti telefilm di avvocati, documentari, sport, commedie.

Poi, improvvisamente, torno sul canale iniziale. Una folgorazione! Uno dei miei film preferiti! Lo avrò visto come minimo quelle 752 volte in televisione e 357 in dvd. Lo so a memoria, so ogni battuta, ogni virgola, ogni scena. E ogni volta rido da sola, piango da sola, mi emoziono da sola.

Ebbene si, anche ieri sera non sono riuscita a resistere alla tentazione e ho guardato il finale di "Dirty Dancing".



Come dimenticare frasi del tipo "Io, io ho paura di tutto. Di quello che sono, di quello che faccio, di quello che dico e, soprattutto, ho paura che se me ne vado ora da questa stanza non proverò mai più quello che sto provando adesso. Adesso che sono qui con te".

Oppure quando, nella scena finale "Vi prego di scusare l'interruzione. Di solito ho sempre chiuso io lo spettacolo. Quest'anno volevano impedirmelo. Ma ho deciso di ballare ugualmente, con una nuova compagna. Che è una grande ballerina sì, ma che soprattutto mi ha insegnato che si devono difendere gli altri senza preoccuparsi delle conseguenze. Grazie a lei ho capito .. ho capito che tipo di persona voglio diventare. Parlo di Miss Frances Houseman".

E pensare che dalla prima volta che hanno trasmesso questo film sono passati ben vent'anni. 1987. Sembra un'eternità. Vent'anni in cui tutte le adolescenti, ognuna con una storia diversa alle spalle, ha pianto e goduto nel vedere Patrick Swayze entrare deciso nella sala, dirigersi al tavolo, dire "Nessuno può mettere Baby in un angolo" e dar vita al loro ballo.

Io già all'epoca, e non ero nemmeno un'adolescente, avevo appeso in camera il ritaglio di giornale con la locandina del film, accanto alla foto in primo piano del protagonista. Giusto a metà tra un poster di Vasco Rossi e un'immagine della prima donna poliziotto in Italia. Ovvero l'immagine di un sogno a metà tra il mito e la realtà. Perchè ognuno, nella propria vita, è libero di sognare come meglio crede, aiutandosi anche, e soprattutto, con questi film.

Non importa se i sogni poi vengano realizzati o si fermino ad un immagine su un muro.
L'importante è crederci. E ballare.

martedì 15 luglio 2008

Je suis Lolà

Girovagando un po' tra i blog presenti un po' ovunque, ho trovato una dicitura molto divertente seppur seriosa. L'avevo già letta da qualche altra parte, forse su qualche rivista o su qualche altro sito internet, o forse era qualcosa di simile. Non ricordo. Comunque, la dicitura che ho trovato dice più o meno così:

Io non rubo e l'uomo sì, eppure nei negozi c'è scritto: E' vietato l'ingresso ai cani.
Io non bestemmio e l'uomo sì, eppure in Chiesa è scritto: Vietato l'ingresso ai cani.
Io non baro e non do scandalo, l'uomo sì, eppure in Parlamento è scritto: E' vietato l'ingresso ai cani.
Io non ho mai fatto una guerra e l'uomo tante, eppure è d'uso la scritta: Attenti ai cani.
Io non chiedo tangenti in cambio del mio "operato", l'uomo sì, eppure mi tocca andare in giro con il guinzaglio, museruola e la paura di Essere Abbandonato. Specialmente quando l'uomo decide che IO sono un peso.

Pensate, l'uomo si comporta così anche con i suoi simili, quando questi non hanno più la forza per difendersi, perché troppo vecchi ed inutili.
Allora chi tra noi due è realmente il cane?

Mi ha fatto pensare. Non tanto per tutte le verità che ci sono scritte, ma soprattutto per il fatto che, visto come trattiamo noi in famiglia il nostro cane, certe frasi sopra citate sembrano a me pura fantascienza.

Il nostro cane è "viziatella".

Ha il suo biscotto croccante che pretende al rientro dalla passeggiata.
Ha il suo biscotto al mentolo che richiede quando io torno a casa dall'ufficio.
Ha la sua marca preferita di croccantini e la sua marca preferita di scatolette. Se per caso vengono cambiate, non le mangia. Oppure le annusa, le mastica un po' e poi le sputa.
Ha il suo tappetino colorato in corridoio, e guai a chi glielo sposta.
Ha il suo letto invernale, nel vero senso della parola letto, ovvero il mio. Volete mettere il caldo della mia trapunta con il freddo del pavimento?
Ha il suo ventilatore estivo, per far sì che la lingua penzoloni si rinfreschi e le faccia patire meno il caldo.
Ha i suoi giochi preferiti: il "io t'abbaio e tu mi rincorri", il "tu muovi le mani e io ti mordicchio", il "tira la pallina vicino altrimenti corro troppo" e soprattutto il "è ora di pranzo e quindi si mangia".

Questa è la vita del mio cane. Che ora, dopo più di un mese di malattia dovuto ad un avvelenamento da non si sa bene cosa, sta tornando lentamente alla normalità. E' una goduria vederla nuovamente mangiare di gusto. Vedere i suoi occhi che brillano, e che ti sorride ringraziandoti per le cure che le hai dato. Sentire la sua lingua ruvida sulle guance, mentre ti bacia per farti sentire il suo affetto.

Ah, ma non ve l'ho detto. Il mio cane, in casa nostra, non è un "cane". Viene chiamata sempre esclusivamente per nome. Perfino la veterinaria, sulle ultime ricette, indicava il suo nome e cognome: Lola Rigogliosi.

Lola mentre mostra le tonsille

Lola abbagliata dal flash

Perchè se volete veramente conoscere il significato della fiducia, della fedeltà, dell'amore incondizionato, della lealtà e della simpatia, allora non cercate su un vocabolario. Ma guardate semplicemente negli occhi dei vostri Amici.

domenica 13 luglio 2008

Voglia di crostata

Vi è mai capitato di essere in giro da qualche parte e di pensare a cosa si potrebbe cucinare di buono il giorno successivo, giusto per soddisfare una propria voglia? Sì? Ecco, a me no. Però ieri pomeriggio, mentre girovagavamo per il centro commerciale di Curno, ad un certo punto il mio moroso mi ha guardato e mi ha detto deciso "Domani facciamo la crostata?". Prego, accomodati, la cucina è tutta tua! Io di certo non cucino. Al massimo, se vuoi, assaggio!

Quindi stamattina sveglia presto e, mentre io dosavo i giusti ingredienti, lui si preparava a trasformarsi nel piccolo chef verdellese.

Gli ingredienti principali sono:
300 grammi di farina 00
100 grammi di burro (da far sciogliere leggermente prima di usarlo)
100 grammi di zucchero
2 uova
1 buccia di limone grattata
1/2 bustina di lievito
1 vasetto di marmellata da unire a 2 cucchiai di cacao amaro

Impastare tutto insieme, fino ad ottenere una pasta morbida, gialla ed omogenea. Ricordarsi che per la torta non andrà utilizzata tutta la pasta creata, ma un po' va lasciata da parte per fare le decorazioni superiori.
Mettere la pasta nella tortiera precedentemente imburrata, e ricoprire il tutto con la crema ottenuta dalla marmellata col cacao. Oggi abbiamo soddisfatto la nostra voglia usando tutto un vasetto di marmellata alle prugne!


Ecco, ora che sono state inserite anche le decorazioni la torta è pronta da infornare. Il forno deve essere già stato precedentemente scaldato a 150° e la cottura durerà circa 40 minuti.
Oggi Riccardo aveva la vena poetica: certo che non tutti i cuoricini sono usciti perfetti, eh?



Bando alle ciance! La torta è risultata perfetta, l'abbiamo mangiata ancora tiepida, e il calore ne esaltava maggiormente i profumi.

Una fetta a testa, due alla sottoscritta (dopotutto l'ho detto all'inizio, io ho il compito dell'assaggio) e alla fine mezza crostata è già volatilizzata. Speriamo che per l'ora di cena ne sia avanzata almeno una fetta!

giovedì 10 luglio 2008

Amicizia : atto terzo!

Ti voglio bene non solo per quello che sei, ma per quello che sono io quando sto con te.
Ti voglio bene non solo per quello che hai fatto di te stesso, ma per ciò che stai facendo di me.
Ti voglio bene perchè tu hai fatto più di quanto abbia fatto qualsiasi fede per rendermi migliore,
e più di quanto abbia fatto qualsiasi destino per rendermi felice.
L'hai fatto senza un tocco, senza una parola, senza un cenno.
L'hai fatto essendo te stesso.
Forse, dopo tutto, questo vuol dire essere un amico.

Ieri sera cena a casa mia, in quel di Verdello. Cinque donne riunite attorno ad un tavolo. Cinque donne, ognuna con la sua vita, con i suoi problemi, con le sue esperienze, che si scambiano reciprocamente emozioni. Cinque donne, Daniela, Eliana, Elisa, Ivana e Katiuscia, che crescono insieme.

Le mani, con cui normalmente esploriamo il mondo, con cui solitamente assaporiamo la vita, si incrociano, si toccano, si sfiorano, fino a formare un cerchio. Un intrinseco di dita che simboleggia la complessità della vita. Una forma circolare che simboleggia la semplicità dell'amicizia.

Non c'è vento o pioggia che ci fermi. Non c'è distanza o strada che ci crei impedimenti. Non c'è cibo o coltello che fermi le nostre parole. Non c'è orologio che allunghi o accorci il tempo. C'è solo una sensazione, unica, che unisce i cuori.

martedì 8 luglio 2008

1408

Michael è uno scrittore. Il suo genere prediletto, quello per cui è nato, per cui vive, è il genere horror. Gira l'America in lungo e in largo alla ricerca di luoghi infestati da fantasmi, di case dove queste presenze sono perenni, di credenze e miti da sfatare.
Perchè Michael, tutto sommato, ai fantasmi non crede. Non esistono, sono solo una fantasia e sono solo storie inventate per spaventare i bambini.

Ma cosa può succedere se, invece che un fantasma, si incontrasse il demone in persona?

La stanza dove alloggia, la 1408, è la stanza demoniaca per antonomasia. Tante persone, molte persone, sono morte in questa stanza, per motivi che nessuno sa ancora spiegare.

E' tutto vero quello che si dice, o è solo frutto di una trovata pubblicitaria del direttore? C'è veramente il demone che si impossessa degli ospiti di questa stanza d'albergo, conducendoli alla morte? O è tutto frutto della mente, della pazzia, degli incubi? Non sono a volte i ricordi che riaffiorano improvvisi che ci portano alla soglia della pazzia? Non sono gli attimi di sconforto, a volte, che ci portano alla depressione? E non è questa, a sua volta, che ci fa pensare alla morte?

Dicono che nei sogni non si può morire. Lo shock ti sveglierebbe. Sarà vero?

Fino a che punto possiamo spingerci per coglierne la differenza. Fino a che punto la nostra mente tollererà il confine tra realtà e sogno. E c'è differenza tra un sogno e un incubo? O l'incubo è solo la nostra realtà che ci perseguita?

Perchè la gente crede nei fantasmi? Perchè questo da loro una prospettiva, la visione di una vita futura.

Ma il futuro è veramente modificabile dagli eventi? La nostra vita è davvero influenzabile dai nostri sogni? O sono i sogni che si adeguano alla nostra vita, e quindi al nostro essere? I fantasmi esistono, i demoni pure e le storielle non sono inventate solamente per spaventare i bambini. E' tutto vero, perchè tutto ciò è creato dalla nostra mente.

Vogliamo mettere in dubbio i nostri stessi pensieri?

venerdì 4 luglio 2008

Immagini

Tanto per cambiare, in questo periodo c'è un altro giochino divertente che passa di mail in mail, di casa in casa, di blog in blog. La cosa divertente è che, in pratica, a determinate domande bisogna rispondere principalmente tramite immagini.

Proviamo? Ok, proviamo.

La tua età al prossimo compleanno (precisiamo una cosa: al mio prossimo compleanno mancano ben 10 mesi e qualche giorno, quindi.. )


Un posto che vorresti visitare (è sempre stato il mio sogno e spero che, prima o poi, riuscirò a vedere la Big Apple!)


Il tuo oggetto preferito (come potrei altrimenti immortalare ogni attimo della mia vita?)

Il tuo cibo preferito (e qui mi immagino già le facce sconvolte di chi starà leggendo)



Il tuo animale preferito (ma qua sono un po' di parte)



Il tuo colore preferito (non c'è bisogno di spiegazione credo)


Il posto in cui sei nata (ovvero la mia città natale, col suo traffico, il suo smog e le sue guglie)



Il posto dove vivi (e pensare che questa piazza la stanno ristrutturando completamente)



Il nome di un animale domestico che hai avuto (facile da capire no?!)



Il tuo nickname sul web (allucinante, si trova davvero una mia foto cercando nel web!!)


Il tuo vero nome (il mio nome sotto certi aspetti è facile da trovare in internet)


Una brutta abitudine (senza parole)


La tua vacanza preferita (alla scoperta del mondo)


Bè, il giochino in effetti non è cortissimo.

Però ti da la possibilità di giocare con le immagini, con i pensieri. Associare una fotografia ad un nome, ad un colore. Senza usare parole. Senza usare la testa. Lasciandosi guidare solo dall'istinto.

giovedì 3 luglio 2008

Domande e risposte

E' un po' che, tramite mail, gira un giochino. Una specie di intervista, con domande più o meno inerenti alla propria vita privata. L'ho fatto anche io, e l'ho inoltrato a quelle 752 persone di cui ho l'indirizzo, giusto per fare un po' di spam!

Ma ora, pensandoci bene, non erano male come domande. Quindi, ho deciso: alcune di queste domande le riporterò anche qua, cercando di rispondere un po' più approfonditamente.

1. Che ore sono?
In questo preciso momento sono le 20.31, o almeno così visualizzo sull'orologio del mio Linux, sperando che sia l'ora esatta!

2. Nome:
Katiuscia. L'ha scelto mio papà. Senza ombra di dubbio, senza esitazioni, senza incertezze. La bimba che sarebbe nata sarebbe stata Katiuscia, un razzo, un missile, una scassaballe!

3. Data di nascita:
21 maggio 1978 alle ore 20.10 circa. In teoria a cavallo tra i segni zodiacali del toro e del gemelli, ma secondo le carte astrologiche sono una gemelli pura.

4. Segno zodiacale:
gemelli, o cavallo. Dipende se lo volete sapere in base al nostro calendario o a quello cinese.

5. Tatuaggi?
Si, al momento ne ho 4. Il primo l'ho fatto a 16 anni, una chiave di violino sul polso destro. Il secondo a 17 anni ed è un bracciale tribale sul polso sinistro, una specie di dragone stilizzato. Il terzo l'ho fatto un paio di anni dopo, ed è il simbolo dello sguardo di Zeus, ovvero il triangolo con l'occhio all'interno, sul braccio sinistro. Per ultimo, a 21 anni, è arrivato il simbolo gotico sul collo: a prima vista sembrano le mie iniziali incrociate fra loro, in realtà è il numero 1 scritto, appunto, in lingua gotica. Credo poi che, entro fine anno, arrivi anche il quinto, ma di questo ne parlerò più avanti!

6. Piercing?
Si, ho il classico orecchino nella narice sinistra. E' piccolissimo, quasi non si vede, ed è una luna, giusto per ricordare la mia passione per le storie un po' dark. In questa categoria rientrano anche i 6 fori alle orecchie?

7. Sei innamorata?
Innamorata .. è una parola grossa, impegnativa. Indica un sentimento importante, che lega due persone fino nel profondo della loro anima. Quindi direi di sì, che sono innamorata. Qualcuno dice che l'amore dura solo i primi 3/4 mesi di una storia, poi mano a mano sbiadisce. Sarà vero? Personalmente non credo, sono dell'idea che l'innamoramento sia una sensazione che, se si vuole, può aleggiare perennemente sulle teste delle persone.

8. Ti piaci interiormente?
Si, direi proprio di si. Per mia fortuna, io mi sono sempre piaciuta. E ho avuto sempre la faccia tosta di credere che, se non piacevo a qualcuno, non fosse certo per colpa mia. Piuttosto erano gli altri fatti male che non mi capivano!

9. Hai già amato al punto di piangere?
Purtroppo si, mi è capitato. Ma ripensandoci ora, dopo tanto tempo, mi rendo conto di come fosse inutile quello sfogo. A volte il pianto serve a liberarsi l'anima, ma a volte è veramente inutile!

10. Hai mai fatto un incidente con la macchina?
Si!!! Porca paletta!!! E se becco in giro ancora lo scooterista che mi è venuto addosso all'incrocio, giuro che lo rincorro nuovamente col cric in mano!

11. Hai mai avuto una frattura?
Oddio, frattura frattura no. Però una volta da bambina, ho dato una testata ad un mio compagno di classe (ecco .. non scendiamo nei particolari di come e perchè sia arrivata questa testata .. ) e per questo ho il naso un po' stile dromedario. Però per mia fortuna non è rotto.

12. Pepsi o Coca-Cola?
Se proprio devo scegliere tra le due, Coca-Cola. Però non è che mi faccia impazzire. Sarà perchè poi comincio a ruttare??

13. Ti fidi dei tuoi amici?
Direi proprio di si, altrimenti non sarebbero amici, ma semplicemente conoscenti. E la differenza tra le due categorie non è poca!

14. Colore preferito per l'intimo?
Bianco, o nero. Dipende da che abiti indosso.

15. Misura di scarpe:
ahimè, 40. Dico ahimè perchè a volte mi piacciono certe scarpette da donna .. peccato però che i numeri arrivino sempre fino al 39.

16. Numero preferito?
A dir la verità non ci ho mai pensato. Non so se ci sia un numero che mi porta più fortuna di altri. Così a botto direi 5.

17. Tipo di musica preferita?
Senza ombra di dubbio la musica rock, con qualche diramazione nel glam rock o nell'heavy metal. Artisti di esempio? Vasco Rossi, Negramaro, Bon Jovi, Angra, Skid Row, Metallica.

18. Doccia o bagno?
Decisamente doccia. Si fa più in fretta, si consuma meno acqua, e non si rischia di addormentarsi durante il lavaggio! Volete mettere poi lo sbattimento di riempire la vasca, mettere i sali, attendere che si faccia la schiuma .. no no troppo tempo da dedicarci!

19. Cosa odi?
Odio la gente che vuole decidere anche per gli altri senza chiedere pareri, e le persone che si fanno troppo parenoie. La vita è una, non va sprecata in troppi pensieri.

20. Quale dei tuoi amici vive più lontano?
Bè, Laura, Luca, Meo e tanti altri vivono a Torino e in provincia. Oppure Mirko, che è a Cremona. Direi che più lontani non ce ne siano. Almeno per il momento.

21. Cosa cambieresti della tua vita?
A primo acchito direi il conto in banca, che è sempre irrimediabilmente al limite. Se però ci dovessi pensare bene, potrei anche dire che, tutto sommato, la mia vita mi va bene così com'è. Ci sono stati gli alti e i bassi, i problemi e le gioie, i lutti e gli amori. E ognuna di queste esperienze ha fatto sì che io sia potuta diventare la donna che sono ora.

22. Sei felice?
Si, direi proprio di sì. Non perchè ci sia qualcosa che mi rende felice ora. Ma perchè credo che io sia riuscita ad imparare, grazie alle esperienze di cui parlavo prima, che nella vita è sempre meglio essere felici che tristi. Un sorriso chiamerà sempre a sè un altro sorriso. Una lacrima chiamerà solo altre lacrime.

23. Libro preferito:
non c'è un vero e proprio libro. C'è un genere di narrativa che preferisco, che sicuramente è quella giallo/horror. Dove i protagonisti sono assassini, vampiri, licantropi. Dove il mezzo è il sangue e dove la fine è immancabilmente la morte, o l'amore, con la conseguente morte della solitudine.

24. Film preferito:
vado di conseguenza al genere letterario. Non amo le classiche commedie strappalacrime. Amo però guardare e riguardare film come Underworld, Intervista col vampiro o La regina dei dannati. Oppure argomenti più nostrani tipo 365 all'alba, Ultrà, Mery per sempre.

25. Di cosa hai paura?
Dei temporali. Più che altro dei tuoni, non tanto dei fulmini. Ogni volta che sento un tuono un po' più forte degli altri mi si accappona sempre un po' la pelle.

26. Cosa c'è appeso in camera tua?
Ora lo posso dire con certezza: i 4 biglietti dei concerti di Ligabue, i 4 biglietti dei concerti di Vasco, il biglietto dei Negramaro, un mio disegno fatto alle superiori in cui sono riuscita a prendere 8, il mio attestato di qualifica professionale, l'albero genealogico della mia precedente cagnolona, 3 puzzle di Marilyn Monroe e un suo quadro, 2 disegni fatti da un vecchio amico, Angelo. E poi, ovviamente, la porta è tappezzata di fotografie dei miei viaggi e dei miei amici.

27. Hai paura della morte?
No, Perchè credo che sia l'unica certezza che ognuno di noi ha nella propria vita.

Direi che, per stasera, può andar bene così. In realtà le domande erano circa una quarantina. Ma non mi sembra il caso di inserirle tutte, o no??

mercoledì 2 luglio 2008

Occhi nuovi

E' vero, ultimamente ho un po' latitato dal blog. Mea culpa mea culpa! Ma ci sono cose, nella vita di tutti i giorni, che a volte non vanno come dovrebbero. Però bisogna sempre pensare positivo! Perchè le cose, tutte le cose, prima o poi, nel bene o nel male, si risolvono.

Quindi, detto questo, vi rendo partecipi di un "giochino" che la mia cara Paoletta ha lanciato sul suo blog: fotografare la nostra quotidianità del weekend, ovvero mettere "su carta" quello che noi solitamente facciamo tutti i santi fine settimana. Però, questa volta, guardandoli con occhi nuovi, come se per la prima volta ne assaporassimo i sapori.

Come potevo io, da buona bergamasca, non parlare di .. Torino?? Vi copio quindi, pari pari, quello che ho scritto a Paoletta, e che è già stato pubblicato da lei.

Ormai sono anni che ne percorro le strade, che ne assaporo gli odori, che ne osservo le luci. Ormai sono anni che la città la vedo per quello che è: traffico, gente che corre, clacson che suonano, bambini che urlano e turisti distratti.

Ma oggi, per la prima volta, ho voluto guardare la mia seconda casa, Torino, con occhi diversi. Ho voluto girarla come se non l'avessi mai conosciuta, e i paesaggi che ho visto, i colori, le luci, le ombre, mi hanno travolto come un fiume in piena. Non ho semplicemente "visto" i cambiamenti, ma li ho guardati, osservati, studiati.

Giochi di luce in Piazza Castello


In piazza Castello la sagoma della torre e di un lampione, guardati controluce, mi ha lasciato senza fiato. Non per i giochi di colore e di luce, ma per tutti i cavi elettrici che attraversano la strada. Perchè mi ha fatto pensare a tutti quei tram che corrono, carichi di gente che va al lavoro, ad un appuntamento d'amore o a fare acquisti, che legge il giornale o che pensa alla sua vita.

Scorcio della Mole Antonelliana

La Mole Antonelliana. Chi non l'hai mai guardata dal basso verso l'alto. Chi non ha mai cercato di seguirne i contorni, cercando di studiarne la forma. Ma vederla sbucare improvvisamente, dietro un palazzo in decadimento, ti sorprende. Il nuovo e il vecchio. L'antico e il recente. Il sacro e il profano. Il simbolo di una città "rubato" da dietro un angolo. Per non approfittarne, per non far sì che la Mole stessa si possa accorgere di noi. Per far sì che, almeno una volta, non ci si senta infinitamente piccoli davanti alla sua grandezza.


Tetti con abbaini in Piazza Carignano

Piazza Carignano, con il suo Palazzo storico, il suo teatro, il suo ristorante famoso e la sua gelateria (Grom) rinomata. Ma il mio sguardo, questa volta è andato oltre. Ho girovagato con lo sguardo, fin quando un tetto, pieno di abbaini, mi ha chiamato. Chi si nasconderà dietro quei vetri? Chi abiterà quelle case? Chi vivrà rischiarato dalla luce notturna del lampione? Famiglie, mariti, uomini, mogli, donne, bambini, animali. Cuori che battono, occhi che vedono.

Il lampadario del Teatro Regio

Luci riflesse. Sembrano palloni, sembra una giostra, sembra un gelato. Ed invece è un lampadario, all'interno del Teatro Regio. Dove spettatori curiosi attendono che inizi lo spettacolo, dove attori agitati attendono in camerino il loro turno, e dove forse un bigliettaio si addormenta, accanto al giornale, al termine dello spettacolo.

Via Palazzo di Città con, al fondo, il Comune

Luci, riflessi, una via, una piazza, il Comune. Persone che passeggiano, amanti che si baciano nascosti all'ombra delle colonne, flash che cercano di immortalare un attimo di vita, un soffio di vita che vola via, e che si sa non tornerà.

Poi sono tornata a casa, ho attaccato la macchina fotografica al computer e ho riguardato tutto questo. Mi sono chiesta come non ho fatto, negli 8 anni precedenti, a non accorgermi di tutto questo. Com'è che durante le altre passeggiate tutto mi è sempre sembrato uguale. Palazzi, traffico, gente che corre, clacson che suonano, bambini che urlano e turisti distratti.

Poi, improvvisamente, ho capito.

Questa volta, Torino, l'ho guardata non solo con gli occhi, ma anche con il cuore.

Perchè tutte le cose, persone, animali, paesaggi, situazioni a noi note, se guardate con il cuore, oltre che con gli occhi, cambiano aspetto, cambiano luce e colore per diventare, se possibile, migliori.