giovedì 30 ottobre 2008

Buon Halloween

L'ho fatto. Non ho resistito. Non sono stata abbastanza forte da impormi di non cadere in tentazione.
Non ci sono riuscita: mi sono lasciata comprare dalla festa di Halloween.


Ieri sera, immersa nelle luci e nel caos del centro commerciale, circondata da zucche illuminate, pipistrelli di peluche e finti manichini rassomiglianti streghe un po' vintage, non ho resistito. Sono entrata nel negozio e ho acquistato quasi ad occhi chiusi: un bel paio di calze con dei teschietti musicisti ora fa bella mostra di sè nel mio cassetto.

Non sto a sindacare se la festa sia giusta o sbagliata, se sia una moda od una credenza, se sia un'americanata od un rito sensato. Al momento non mi è importato più di tanto. Mi sono solo chiesta che faccia faranno i miei capi, in ufficio, vedendomi con addosso queste.

E voi, che farete domani? Dolcetto o scherzetto?

lunedì 27 ottobre 2008

Sir Richard e il drago briochato

C'era una volta, nella lontana Augusta Taurinorum, un giovane mago guerriero.
Accanto a lui c'erano sempre i suoi fidi compari: il paggio Albert, il giullare di corte, sempre pronto a risollevare il morale dei guerrieri dopo una sconfitta; il consigliere Lucas, uomo saggio e dispensatore di suggerimenti e buone novelle; Sir Emanuel, esperto navigatore, conoscitore dei mondi più lontani; Lady Lucy, l'unica donzella del gruppo, dotata di poteri di guarigione e sopportazione.

La vita di Sir Richard scorreva lentamente e beatamente, tra la creazione di nuovi intrugli, lo studio di nuovi incantesimi, gli allenamenti di scherma e frequenti pranzi ridarecci. Nessuno, nemmeno i suoi compagni, si sarebbe aspettato quello che, di lì a poco, avrebbe sconvolto la pace della cittadina di Augusta Taurinorum.
Un drago, un enorme drago, nascosto fino a quel momento tra le montagne che circondano Bergomum, puntava dritto verso le case dei nostri amici. La sua grandezza era impressionante, le sue ali erano imponenti e dalla sua bocca uscivano lunghe lingue di fuoco. Era arrabbiato il drago, era invidioso. Non poteva permettere che, lontano dal suo nido, si facesse festa ogni giorno solare dell'anno, e che ogni notte musica, risa e gioia disturbassero il suo sonno. No, non poteva permetterlo.

Ma il drago dagli occhi infuocati non aveva tenuto in considerazione che il capo del villaggio, Sir Richard, non era un guerriero qualunque. Studiato il problema, analizzati i dati a suo vantaggio e i parametri a loro svantaggio, trovò la soluzione in un batter d'occhio.
Coda di mandragola, occhio di serpente, lingua di rospo, pelo di topo e unghia spezzata di cameriera. Unì tutti gli ingredienti, inventò la sua nuova pozione e attese l'arrivo del drago.

Eccolo, con le ali spiegate al vento, dirigersi diretto verso il Colle della Maddalena. Sir Richard, a cavallo del suo destriero, gli corre incontro, lo dribbla, riesce a sorprenderlo ed a gettargli, tra le squame della pelle, la pozione appena creata.

Puf!

Il drago, in men che non si dica, era sparito. Non c'era traccia, svanito, scomparso dalla faccia della terra. Sir Richard era riuscito nel suo intento: trasformare il drago nemico in un'enorme briosche alla crema di cioccolato.

E aiutandosi con la sua spada dai mille poteri, divise il drago a fettine e lo divise con i suoi compari e i suoi concittadini, rendendo Augusta Taurinorum una città più dolce e felice.

Sir Richard e Lady Lucy durante la divisione del drago briochato

giovedì 23 ottobre 2008

Chi dice cosa

Cadere è volare. Il problema non è precipitare, ma sapere atterrare.

- Lidja (dal libro La ragazza drago: l'eredità di Thuban)

mercoledì 22 ottobre 2008

Salto nel tempo

Vi è mai capitato di ascoltare una canzone alla radio e ritrovarvi improvvisamente catapultati indietro nel tempo?
Vi è mai capitato di sentire cantare qualcuno e così, d'amblé, non riuscire a fermare i ricordi che corrono indietro di giorni, mesi ed anni?

A me sì, esattamente questa mattina.
Quasi ogni settimana cambio il genere di musica che ascolto in auto durante il tratto di strada che mi porta in ufficio. Stamattina, ancora un po' assonnata, ho preso a caso un cd dalla mia vetrinetta musicale e mi sono ritrovata tra le mani un vecchissimo album dei Negrita.

Salgo in auto, inserisco il cd e la musica parte. Alla quarta canzone non ero più in auto, non ero più in direzione del posto di lavoro, non ero più io, trentenne con un cuore adolescente. No! I miei ricordi sono volati indietro, al 6 luglio 1997, quando ho assistito ad uno dei primi concerti di una cover-band a me cara, i Full Rock.
Era una domenica caldissima e lo spettacolo era, per di più, al pomeriggio, in un paesino sperduto della provincia cremonese, Madignano.

Non so perchè mi si sia palesata davanti agli occhi questa immagine stamattina, ma mi sono rivista seduta sulla panchina, accanto al palco, ad ascoltare la musica e a tenere il ritmo con la testa. Su e giù, destra e sinistra, un due tre, un due tre, battendo i piedi per terra.

Con occhi adoranti osservavo il cantante, e la mia fantasia volava, i miei pensieri mi riportavano alle mie prime storie amorose che all'epoca erano parecchio complicate e spesso senza una via d'uscita.

Poi, d'un tratto, puff! Pensieri svaniti, ricordi andati. Sono stata qualche minuto ferma nel parcheggio davanti all'ufficio, non sapendo nemmeno bene come ci fossi arrivata visto che la strada, praticamente, non l'avevo nemmeno vista. Mi sono ripresa, mi sono scrollata di dosso i vecchi ricordi e ho affrontato la giornata più felice, con un sorriso quasi contagioso piazzato in mezzo al volto.

Perchè è bellissimo quando certi semplici ricordi riaffiorano alla memoria. E pensare che tutto questo è scaturito da una semplice, tranquilla, banalissima canzone. Questa:

Fare sesso nascosti in un cesso,
fumarsi una marlboro dopo l’amplesso.
Oppure farlo in macchina, di fianco alla strada,
buscarsi un raffreddore male che vada.
Sentirsi un po’ animali, un po’ primitivi,
sentire che respiri, sentire che vivi.

E convincere i tuoi ad andare in vacanza,
spedirli un giorno al mare e farlo in ogni stanza.
Provare le ricette, collaudare la cucina
usare la nutella, usare la farina ..
Guardare il suo corpo, scoprirne la forma.
Sentire dei passi .. è qualcuno che torna!

Fare sesso, succhiarne la polpa
e via la vergogna! E i sensi di colpa!
Sdraiarsi sulla sabbia, rotolarsi nel fango,
accarezzarle le gambe, improvvisarsi in un tango,
annusarle la pelle, scoprirne l’odore,
passare dal sesso a fare l’amore ...

E altro che l’America!
Altro che la musica!
Quando sei selvatica,
altro che l'America!

E vivere una notte lunga una vita,
avere il suo profumo ancora tra le dita ..
Svegliarsi affamati e rifarlo per ore,
passare dal sesso a fare l’amore....

E altro che l’America!
Altro che la musica!
Quando sei selvatica,
altro che l'America!

(Sex - Negrita)

A voi è mai capitato?

martedì 21 ottobre 2008

Weekend bolzanese

Lo scorso weekend sono stata a Bolzano, insieme ad amiche, a trovare un'altra amica.Ormai di queste giornate trascorse all'insegna delle risate, della gioia e delle chiacchierate è stato detto di tutto, sia sul blog di Paoletta che sul blog di Ivana. Quindi perchè aggiungere ancora parole di commento su quello che abbiamo provato? Direi che non serve, è superfluo.

Mi accingerò, dunque, a mostrarvi ciò che i miei occhi hanno invece visto.

Case tipiche di Bolzano

Case coloratissime, piene di finestre, ricche di disegni. Mi sono immaginata al loro interno, con la luce calda del sole che illumina gli appartamenti, le famiglie dietro i vetri all'inglese che vivono, parlano, cucinano, litigano, si amano.

Case tipiche di Bolzano

Bow window ovunque, piene di fiori, eleganti e signorili. E anche qua la mia fantasia è volata, immaginando una ragazza seduta su una poltrona, accanto alle vetrate, a leggere un libro. O una nonnina, intenta a ricamare farfalle sul maglioncino del nipotino, che dorme accanto a lei nella culla.


Decorazioni accanto all'ingresso della Thun.

Angioletti, animaletti, candele, tazze e tazzine, posate e bicchieri, scacchiere e magliette. Quanta roba c'era all'interno della fabbrica della Thun? Natale si avvicina, e vagando tra gli scaffali, osservando i clienti con il cestello in vimini che facevano acquisti, ho immaginato una grande tavola imbandita, tutta decorata di rosso con al centro un grande candelabro pieno di candele e di vischio, che riscalda i cuori e l'ambiente.

Case tipiche di Merano

Merano, non solo case, non solo mercatini. Ma un grande ippodromo, dove i cavalli corrono, danno il meglio di sè durante le gare. Saltano gli ostacoli come se volassero, con la criniera mossa dal vento. Quel vento fresco, ma rassicurante, che scende dalle montagne circostanti.
Ho potuto immaginare tutto questo, inventarmi storie, sogni, fantasie impensabili, solo guardando una finestra, solo studiando una vetrina o sbirciando dietro le imposte di una vetrata. Ho goduto della mia fantasia ballerina, le ho dato libero sfogo cercando spunti ovunque, perchè sapevo che poi qua, davanti ad un monitor, ne avrei avuto bisogno.

Da sinistra: Marina, Ivana, Barbara, Elisa, io, Eliana e Daniela.

Ma, fortunatamente, la fantasia ha avuto il suo limite. Perchè tutto, intorno a me, era circondato dalla realtà, una meravigliosa realtà: l'amicizia. Quella vera, solida, che cresce piano piano ma che ha alla base radici forti, durature. Quella in cui basta uno sguardo per ridere, uno sguardo per capirsi, basta un silenzio per colmare una domanda nel vuoto.

No, questa non era fantasia, ma pura realtà.

giovedì 16 ottobre 2008

Odi et amo

Io so che, a volte (come direbbe il mio moroso, forse nemmeno quando dormo), posso sembrare dolce, carina, simpatica, tranquilla, riservata, gentile, cordiale, affabile e moderata.
Ma una cosa non sapete di me: non pestatemi i piedi. Non fatemi passare per la deficiente di turno e soprattutto non addossatemi colpe che non ho. In questi casi, dire che divento una bestia inferocita assetata di sangue, è decisamente poco.

Ma si sa, nella vita e nel mondo non siamo tutti uguali. Cento teste e cento idee diverse. Ma io so, ho avuto oggi la certezza, che non è detto che dentro una testa ci siano delle idee. Semplicemente per il fatto che non è detto che dentro una testa ci sia un cervello. Punto.

Può capitare a tutti nella vita di sbagliare, di commettere un errore. L'importante è accorgersene, assumersene le responsabilità e rimboccarsi le maniche per risolvere la situazione. Questo è quello che di norma dovrebbe accadere.
Poi ci sono le volte in cui uno sbaglia e piuttosto che fare un mea culpa preferisce dire che "Ma non sono più io il responsabile qua dentro".

Ma vieni a dirmelo in faccia, che ti raddrizzo quel sorriso ebete con il mio crick portatile! Vieni a dirmelo in faccia, tu che te ne freghi altamente di tutto e preferisci fare il Ponzio Pilato della situazione e lavartene le mani.

Se mi aveste visto oggi, vi saresti spaventati. Ero diventata un Conte Dracula in gonnella, pronta a saltare alla gola del mio nemico.

Perchè posso essere dolce, carina, simpatica, tranquilla, riservata, gentile, cordiale, affabile e moderata. Ma non pestatemi i piedi, o ve ne pentirete.

mercoledì 15 ottobre 2008

Secoli bui


Questo non è l'oblio della morte,
e nemmeno
il soffio della vita.
E' un canto funebre,
l'interludio musicale
tra la vita e la morte,
e questo Requiem
è tutto ciò che ci resta
dopo il corso vitale
dell'una
e il gelido nulla
dell'altra.
Il Requiem ha i suoi crescendo e diminuendo;
ha i suoi fanatici dagli occhi sgranati,
i pazzi imbrattati di sangue,
i cultori della sensazione, i rivoluzionari
e gli aspiranti conquistatori.
Non si tratta della nostalgica melodia
dei cari estinti, però:
questa è la Sinfonia dei Dannati.

(Manuale dei Secoli Bui - Anonimo)

domenica 12 ottobre 2008

Ah, che pancia piena!

Dopo una settimana in cui ho esaurito tutte le mie lacrime, in cui il dolore al cuore è stato più devastante di un uragano americano, in cui il sentimento di impotenza davanti alla morte ha raggiunto livelli mai immaginati prima e in cui lo sguardo era perennemente alla ricerca di un'anima ormai svanita, avevo bisogno di ridere!

Dopo una settimana di eterno dolore, avevo bisogno di far riposare gli occhi, di dar loro la luce che mancava da giorni, di far riprendere al cuore il battito normale e di dar fiato alla mia bocca sfogandola in sonore risate.
E chi poteva aiutarmi a fare tutto ciò se non i miei prodi compagni di viaggio, quelli con cui basta uno sguardo per capirsi, quelli che arrivano e si impossessano del mio letto relegandomi sul divano, quelli che indossano la stessa mia maglietta grigia appena acquistata, quelli che insistono per farmi giocare a Mucichin e quelli che nascondono sul cellulare foto strane di gente strana che vaga per i ristoranti con una spada a due mani? Chi se non Riccardo, Luca e Laura, i miei prodi torinesi?


 Cosicché, tra una porzione di polenta taragna contadina e una di casoncelli, tra una fetta di torta al cioccolato con le pere e un bicchierino di grappa, la mia tristezza ha lasciato posto all'allegria. Quella alimentata da battute, da buoni piatti e risate di cuore.



E passeggiando tra la natura locale, osservando il lento scorrere del fiume Adda e godendo dei colori che l'autunno ci regala, ho scoperto, o meglio ho avuto la conferma, che l'amicizia non ha confini, nè terrestri nè mentali. E che un weekend passato con chi riesce a farti superare certi momenti è cento volte meglio di una medicina.

Ah, che pancia piena di allegria che ho stasera!

venerdì 10 ottobre 2008

Chi dice cosa

Non amare per paura di soffrire è come non vivere per paura di morire.

- Jim Morrison

PS: ringrazio Mirko che, ieri sera, tra una frase e l'altra, tra una battuta e quella successiva, tra un extratterestre e un commento sulla musica metal, ha "buttato lì" questa frase ....

martedì 7 ottobre 2008

Fuoco che scalda

Fa freddo, le temperature si sono notevolmente abbassate. L'autunno, quello vero, è arrivato.
Gli alberi hanno cominciato a cambiare colore, dal verde intenso dell'estate stanno lentamente mutando verso il rosso autunnale. Le foglie cadono, e a terra si forma un enorme tappeto naturale ricco di sfumature, dal giallo intenso al caldo arancio, dal rosso passione all'amaranto sfavillante.
Fa freddo, ma non c'è ancora quel gelido pungente che mi raffredda la punta del naso. C'è quella leggera brezza ghiacciata che fa si che, in auto alla mattina, il riscaldamento cominci ad essere acceso, le finestre a casa ormai si tengono chiuse e, per togliere l'umidità, si accende il camino in salotto.


Fuoco che arde, legna che brucia, fiamme che sfavillano e lottano tra di loro per salire sempre più in alto. Fuoco che scalda, che illumina, che rischiara la notte.
Basta pensieri tristi, basta lacrime e basta sguardi spenti. Bisogna sorridere, bisogna essere allegri, bisogna avere pensieri buoni. Perchè il fuoco riscalda i nostri cuori oltre che le nostre case, perchè il fuoco riscalda le nostre anime oltre che i nostri pensieri, perchè il fuoco riscalda i nostri ricordi oltre che i nostri occhi.

Ringrazio chi mi è stato vicino in questi giorni, chi ha provveduto ad accatastare la legna vicino al camino del mio cuore, chi ha attizzato il fuoco e chi ha fatto sì che non si spegnesse. Ringrazio anche chi ha procurato la legna e chi, domani, svuoterà il secchio della cenere.

lunedì 6 ottobre 2008

La leggenda del Ponte sull'Arcobaleno

Proprio alle soglie del Paradiso esiste un luogo chiamato il Ponte dell’Arcobaleno.
Quando muore un animale che ci è stato particolarmente vicino sulla Terra, quella creatura va in questo magico luogo.

Ci sono prati, fiori e colline, perchè tutti i nostri amici speciali possano correre e giocare insieme.
C'è abbondanza di cibo, acqua e tanto sole, ed i nostri amici non hanno più freddo e stanno bene tutti assieme.
Tutti gli animali che erano ammalati o anziani sono restituiti alla salute e al vigore, mentre quelli che erano stati feriti o mutilati sono nuovamente resi sani e forti, proprio come li ricordiamo nei nostri sogni di un tempo.
Gli animali sono felici, eccetto che per una piccola cosa: ognuno di loro sente la mancanza di una persona speciale, che ha dovuto essere lasciata indietro.

Tutti corrono e giocano assieme, ma arriva il giorno in cui, uno di loro, improvvisamente si ferma e guarda lontano.
I suoi occhi brillanti fissano intenti, il suo corpo è tutto da un tremito.
D'improvviso egli inizia a correre staccandosi dal gruppo, quasi volando sopra l'erba verde. Le sue zampe lo portano a correre sempre più veloce.
Tu sei stato scorto e quando tu e il tuo amico speciale alla fine vi ricongiungerete, vi stringerete l'un l'altro in un abbraccio di gioia, per non lasciarvi mai più.

Baci di felicità piovono sul tuo viso, le tue mani accarezzano di nuovo il capo del tuo amico tanto amato e ancora una volta guardi nei suoi occhi fiduciosi, che tanto tempo fa erano spariti dalla tua vita, ma mai dal tuo cuore. Poi, insieme, attraverserete il Ponte dell'Arcobaleno.


Oggi, un amico, mi ha consigliato di accendere un lumino davanti ad una fotografia di Lola, per indicarle la strada. Per far sì che la sua anima possa trovare la direzione giusta per il Ponte.
L'ho fatto, e ho scelto un'immagine in cui, insieme a lei, è immortalato il suo amico d'infanzia, Romeo. Con la speranza che, sul Ponte, ci sia lui ad attenderla.

Vai Lola, e per quel che è possibile, sii felice.

domenica 5 ottobre 2008

La signora con la falce

Ci sono momenti, nella vita di ognuno di noi, in cui ci sentiamo spaesati, persi lungo una strada che sappiamo bene dove porta ma che, in realtà, non riconosciamo più.

Gli alberi, le case, il cielo e il prato sono gli stessi di sempre. Sempre colorati, profumati, illuminati. Quindi, se tutto è al proprio posto, se tutto è sempre in perfetto ordine, se nulla è stato spostato, cambiato, variato, perchè non riconosciamo più la nostra strada?

Semplicemente perchè fino ad un attimo prima, accanto a noi, c'era un'amica.
Un'amica silenziosa, mai invadente, sempre presente e fedele. Una di quelle amiche che basta guardarle negli occhi per capire cosa vogliono, per sapere cosa intendono dire. Non servivano le parole, d'altronde lei non le hai mai usate, non sapeva nemmeno cosa fossero le nostre parole. Bastava una carezza, un contatto, uno sguardo, un sorriso, una scodinzolata felice o un'inclinazione della testa, magari con le orecchie abbassate, come per chiedere "Posso?".

Poi la vita cambia, improvvisamente. Non c'è più il sole, non c'è più il cielo azzurro e nemmeno il verde degli alberi. C'è solo buio, freddo, vento e pioggia.
E paura.
Perchè tutto d'un tratto senti suonare il campanello, vai alla porta per aprire e ti ritrovi davanti la signora di nero vestita, con la sua falce in mano, pronta a portarti via ciò che hai di più caro in quel momento. E tu non puoi ribellarti, non puoi dire "No non farlo!" e metterti in mezzo per salvarla, come fanno nei film dove l'eroe di turno salva sempre tutti, buoni o cattivi che siano. Non puoi.

Puoi solo accompagnarla. Tenerle una zampa stretta tra le mani, per farle sentire il tuo calore. Accarezzarle il viso, per farle sentire che tu sei lì, con lei, che non l'abbandonerai mai e che le sarai per sempre accanto. Lisciarle il pelo, lucido, splendente, godere ancora di quelle sue sfumature rossastre che tanto risaltavano sotto il sole d'agosto. Puoi tranquillizzarla, dirle che d'ora in avanti non soffrirà più, che tutto il dolore che aveva dentro ora l'abbandonerà e che potrà tornare a correre, saltare, giocare, abbaiare, baciare, ridere e annusare.

E' quello che io ho fatto oggi. Le ho tenuto la zampa, le ho accarezzato il viso, le ho lisciato il pelo nero sfumato di rosso e l'ho tranquillizzata, cercando di trattenere le lacrime per non farla spaventare. Lei era stanca, non ha opposto resistenza quando la signora di nero vestita l'ha presa per mano. E l'ho lasciata andare, perchè comunque lei sarà sempre con me.
Ormai una parte del mio cuore è mancante, se l'è portato via lei stringendoselo fra i denti come fosse un giocattolo, come fosse la sua pallina o il suo biscotto mattutino.
E me ne frego di chi mi dice che "L'affetto di un cane è facile da rimpiazzare".
Me ne frego di chi mi dice "Non puoi paragonarlo con la perdita di una persona".

Oggi, sinceramente, me ne frego di tutti e di tutto. Ho svuotato il mio cuore a forza di trattenere il dolore. Ho svuotato i miei occhi a forza di piangere per il dolore. Sono senza forze. Non so dove guardare e non so cosa mi attenderà domani. E, francamente, ora non me ne importa.

Spero solo che, dove ora lei sia, sia tornata la Lola giocherellona di una volta. Quelle che mi rincorreva quando tornavo a casa. Quella che non mi mollava un attimo al mio rientro finchè non le davo il suo biscotto. Quella che scodinzolava come una matta quando arrivava Riccardo, lui che se la coccolava fino allo stremo. Quella che dormiva accanto a me, nel mio letto, sulle mie coperte, pretendendo un contatto fisico perenne. Quella che con il suo amico Romeo era "culo e camicia", la sua ombra. Ecco, spero che, dove ora lei sia, abbia ritrovato Romeo, Andrea, Alf e Kalì. Che le possano fare compagnia e darle la certezza che, da quaggiù, nessuno si è dimenticato di loro.

Ma so già che, malgrado questi buoni propositi, questi bei pensieri che mi sono messa in testa e queste speranze introdotte nel cuore .. so già che stanotte, al buio sotto le coperte, piangerò nuovamente la perdita di un'amica.


Arrivederci Lola.

venerdì 3 ottobre 2008

Buon compleanno

Oggi, 3 ottobre 2008, è una giornata speciale. Non per il sole che splende alto dietro le nuvole, non per il fine settimana che si avvicina o per l'autunno che comincia a donarci i suoi magici colori.

Oggi è una giornata speciale perchè qualcuno, speciale, compie gli anni.


Spegnimi come vuoi .. buon compleanno!
E' così: stai con me,
la tua voce così bella ..

Amo te
e quel sapore che
sa di acqua di mare.

Sai perché parlo sempre di te
con i miei amici .. i miei amici .. i miei amici ..
Sai perché quando dormo con te
quasi quasi trattengo il respiro
mentre ridi e dici
"Ma tu sei qui per me?"

Sei felice?
Sono felice sì, sì!
Buon compleanno,
ora spegnimi!

Sai perché parlo sempre di te
con i miei amici .. i miei amici .. i miei amici ..
Sai perché quando parlo con te
spero che sia sincero, che si avveri
ogni più profondo desiderio.
Sai di acqua di mare, sai di vento,
mentre ridi e dici
"Tutto quello che vuoi".

Dimmi chi sei!
Amo te e volevo dirtelo
per il tuo compleanno.

Sai perché parlo sempre di te
con i miei amici .. i miei amici .. i miei amici ..
Sai perché parlo sempre di te
con i miei amici .. i miei amici .. i miei amici ..
tutto quello che .. spegnimi!

Per il tuo compleanno:
tutto quello che vuoi!

(Buon compleanno - Irene Grandi)


Il tuo regalo è impacchettato, infiocchettato, imborsettato e pronto per essere consegnato. Come al solito sarà accompagnato da uno dei miei classici biglietti d'auguri, pieni di doppi sensi e di difficile interpretazione.
Sarai anche questa volta all'altezza .. o l'età che avanza comincerà a giocare brutti scherzi?

Con amore .. buon compleanno!

mercoledì 1 ottobre 2008

Cena con sorpresa

Ieri sera, come spesso accade ultimamente, sono andata assieme alle mie solite compari a casa di un'amica, Ivana, per cena.

Potrei parlarvi per ore di quello di cui abbiamo discusso, delle cavolate che abbiamo sparato, del fatto che ci siamo presentate in accappatoio o di quello che abbiamo mangiato-bevuto-assaporato-cucinato. Potrei ... ma per questa volta vi evito i particolari.

Sappiate solo che "la mente malata" di una di noi (forse a causa del raffreddore e dei medicinali che ingurgita durante la giornata) ci ha fatto una sorpresa decisamente sopra le righe. O meglio, le righe le sono servite per scriverci questo:

C'era una volta, anzi no c'è tutt'ora, un albero magico: l'albero dell'amicizia. Questo albero cresce in un luogo incantato chiamato Parco Suardi, e si erige in mezzo ad un campo di Fasolini saporiti. Esso ci regalo uno spettacolo stupendo e senza eguali. Infatti possiamo ammirare la bellezza dei suoi Bianchi fiori, Rigogliosi e profumati, durante tutto l'arco dell'anno. Tale albero di così stupefacente bellezza infatti, non curante delle stagioni che cambiano e delle avversità, Campa per secoli e continua a crescere, fiorire e rinnovarsi facendosi sempre più forte. Tutto questo grazie a ciò di cui si nutre, alla sua linfa: un sentimento bello, vero, che riempie il cuore: l'amicizia.

Siamo rimaste tutte senza parole. Ha descritto il sentimento che ci unisce miscelando la fantasia con i nostri cognomi. Fantastico!

Un'altra "mente malata" invece, mentre quest'estate si rilassava sotto il sole veneto, ci ha pensato tanto, ma così tanto, ma così intensamente, che non ha potuto fare a meno di farci un dono.


Quindi grazie Ivana e grazie Daniela. Per i pensieri, le parole e le sorprese.

Grazie anche ad Eliana e grazie ad Elisa, senza di voi come avremmo potuto trasformarci nelle "accappatoio girls"?