giovedì 31 luglio 2014

Musicappalla

Oggi vi voglio far ascoltare una canzone che, fin da bambina, ho sempre ascoltato molto volentieri.
Il testo è un po' macabro, lo so, ma d'altrone i miei gusti son sempre stati strani!


Infatti arriva Babbo Natale
carico di ferro e carbone:
il figlio del figlio dei fiori lo uccide
con un coltello e con un bastone,
e Dolly gli pulisce le mani
con una fetta di pane.
L'uccisione di Babbo Natale (Francesco De Gregori)

martedì 29 luglio 2014

#100happydays - Dal #day101 al #day127

Come vi avevo anticipato qua, insieme ad altre amiche bloggherelle abbiamo deciso che fotografare 100 giorni felici non ci bastava. Quindi ci siamo date un altro traguardo: 365 giorni.

E allora .. via!

#day101 pizza di compleanno per la mamma
#day102 aperitivo con le amiche
#day103 idee per un nuovo tatuaggio
#day104 tisana serale per scaldami (a giugno .. )
#day105 obbligare il collega a far le pulizie in ufficio
#day106 alzare il volume della radio al passaggio di certe canzoni
#day107 una staffetta libreria in arrivo
#day108 dolcettoi post-cena
#day109 ricordi in memoria di Giorgio Faletti

#day110 hamburger e patatine alla faccia di chi mi vuol male
#day111 domenica di ozio totale
#day112 altro libro-staffetta arrivato
#day113 arcobaleno dopo la tempesta
#day114 la pianta in ufficio ha fatto un nuovo germoglio!
#day115 giocare con Tilde
#day116 aperitivo (e bis!) con le amiche
#day117 pomeriggio trascorso con telefilm e draghi
#day118 leggere libri impegnativi

#day119 prepararsi al matrimonio di un'amica
#day120 inizia la vestizione
#day121 evviva gli sposi!
#day122 sistemare alcune foto
#day123 attendere l'uscita di un film al cinema
#day124 andare all'Ikea per fare un giro
#day125 il mio nuovo thermos
#day126 pettinare Tilde .. e riempire un sacco di pelo!
#day127 iniziare le pulizie in ufficio

lunedì 28 luglio 2014

Mansfield park

Devo ammetterlo anche questa volta: se non ci fosse stato il Club di Jane Austen organizzato dalla mia amica Moma, mai e poi mai mi sarei avvicinata a questo romanzo.

Mansfield park
Prendete la piccola e sempre sorridente Pollyanna, rimasta orfana e spedita a casa di una zia rompi**lle che non gliene lascia passare una.
Prendete Candy Candy ed il suo eterno animo da crocerossina, che la costringe a mettere tutti prima di lei nella scala delle priorità.
Prendete la piccola fiammiferaia, con un'infanzia talmente sfigata che neanche cercando di immaginare qualcosa di peggiore sarebbe possibile farlo.
Prendete queste tre eroine, mischiatele insieme, aggiungeteci un po' di simil-uomini in cerca di sottane facili, di donne altezzose pronte a decidere della vita degli altri, un sempre-presente novizio religioso che in realtà la prima cosa che sogna è di trovar moglie e qualche calesse che porta a spasso queste nullità.

Ecco, avrete descritto la storia della povera Fanny, derisa prima dalla sua famiglia e poi dagli zii pseudo adottivi che non fanno altro se non rinfacciarle quanto sia povera e quanto sia inetta rispetto alle loro figliole.
E cosa dire del povero Edmund, il cugino babbeo della protagonista che prima si invaghisce di una sventola forestiera - che lo prende clamorosamente per i fondelli in quanto vuole solo il suo conto in banca - e non si accorge degli sguardi a forma di cuoricino della povera Fanny?

L'impressione finale? Non è stato malaccio (molto meglio di questo), ma mi ha ricordato, in più di un'occasione, le telenovelas sudamericane .. ad un certo punto ero convinta di immaginarmi Fanny con il volto di Grecia Colmenares!

sabato 26 luglio 2014

Letture in e out

Tra le varie letture di questo periodo mi sono capitati tra le mani, ahimè, dei libri che non è che abbiano lasciato proprio un ottimo segno. Vero è che non tutti i romanzi debbano obbligatoriamente piacere, ma ci son stati casi in cui ho fatto persino fatica a terminarli.

Ve li mostro in ordine di bellezza: da quello che tutto sommato salvo a quello che proprio mi fa chiedere ma chi me lo ha fatto fare?

Operazione Madonnina
Ambientato a Milano nei miei anni - esattamente il 1973 - racconta la storia di una banda sgangherata di uomini che, per sbarcare il lunario, ripagare un debito e salvare la bocciofila del loro amico decidono di rubare la Madonnina del Duomo, in teoria realizzata in oro massiccio.
Come al solito ci sarà il commissario che metterà loro i bastoni fra le ruote mentre, per salvarsi la pelle, evita in tutti i modi di farsi vedere dal boss del quartiere che, proprio in quei giorni, sta per essere scarcerato.

Seduzione deliziosa
Ovvero la storia di una ultra ingenua ragazza che, ad una classica festa di una confraternita - finisce a letto con il ragazzo più bello che abbia mai visto, perdendo la sua verginità .. peccato che 9 mesi dopo si ritrovi con un figlio. Partirà così negli anni a venire la caccia al padre del bimbo, praticamente scomparso dalla faccia della terra.
Con un padre minaccioso, un'amica che vende sex toys con un fidanzato nerd e con il suo lavoro da barista, il lieto fine non poteva che essere assicurato.

La profezia segreta di Mozart
Della vita di Mozart, in teoria, si sa tutto e contemporaneamente non si sa nulla. Soprattutto la sua morte rimane un mistero: assassinato? Suicidato? Morte violenta o morte naturale? E se fosse stato avvelenato? 
La sorella di Amadeus si mette alla ricerca di indizi che le possano spiegare come viveva il famoso fratello musicista prima di tirare le cuoia. Scoprirà così un ingarbugliato ricettacolo di personaggi strani, dediti alla massoneria, e che pendevano dalle labbra di Wolfang proprio perchè, lui stesso, stava per fondare una nuova setta massonica. Ed i suoi messaggi, ovviamente, erano nascosti in ogni sua opera.

101 modi per dimenticare il tuo ex
Una ca**ta di libro, uno spreco di pagine - se letto in versione cartacea - od uno spreco di batteria se avete un ereader.
101 modi inutili, stupidi, scontati e a volte al limite dell'inverosimile per fare quello che tutte le donne - o almeno, la maggior parte di loro - fanno da una vita: andare avanti. 
E' un libro divertente mi avevano detto.
E' un libro osceno, dico io.

I primi due libri li salvo, un po' tirati per le orecchie ma tutto sommato non erano malaccio: il primo era decismente più il mio genere - un giallo poliziesco classico ambientato nella mia città natale e nei miei anni (non ditelo a nessuno, ma sapete quante volte da bambina i miei, mentre andavano a giocare in bocciofila, mi facevano addormentare sul tavolo da biliardo?) - mentre il secondo è un chick-lit semplice, perfino non troppo melenso rispetto ad altri che ho letto quest'anno.
Il romanzo di Mozart invece mi aveva attratto per il lato massonico della storia, e pensavo di trovarmi davanti a chissà quale intrigo internazionale. Purtroppo non è scritto benissimo - o purtroppo la traduzione non è il massimo - e quindi ho faticato un po' a portarlo a termine.
L'ultimo .. posso dire che alcuni capitoli li ho saltati piè pari? Cioè, era veramente osceno.

venerdì 25 luglio 2014

Il trono di spade - stagione 4

Vi avviso in partenza: in questo post ci saranno un bel po' di spoiler.

Anche questa volta ho visto la quarta stagione quando tutti, in realtà, sapevano già come finisse. E' che come al solito ho ennemila serial da portare a termine, e non hanno ancora inventato un vero e proprio giratempo funzionante.

Ma passiamo subito al clou di questa stagione: cosa diciamo in merito alla morte del povero str**zo Jeoffrey? A me non è spiaciuto nemmeno un po', lo ammetto. Vederlo schiattare lì sul duro pavimento, fatto fuori da del misero veleno .. ben ti sta!

In compenso ho sofferto da matti per tutto quello che han fatto passare al povero Tyrion. Già ne deve aver passate di belle da bambino con una sorella del genere - non potevano far fuori anche lei con un po' di veleno? - in più si ritrova a dover fare i conti, nuovamente, con un padre che padre non è e con una amante-innamorata che cambia decisamente idea appena le mostrano un po' di soldi in più. Vabbè, li ha fatti fuori entrambi e ora può rifarsi una vita altrove.

Mi spiace anche per il povero Oberyn: proprio nel momento in cui cominciava veramente a starmi simpatico, l'han fatto fuori. Ed in che modo poi: accoltellalo, trafiggilo con una lancia, scoccagli una freccia in mezzo al petto .. di ozpioni ce n'erano molte, dovevan proprio scegliere di fargli spappolare il cervello da quell'energumeno? Vero che io amo i film horror, ma questo era veramente splatter: ho girato la testa e non ho guardato, mi è bastato sentire il splash nelle cuffie!

E che dire di Arya Stark e del Mastino? La loro accoppiata tutto sommato non era male, ed anche se lui compariva nella sua lista degli uomini da uccidere, il rapporto tra loro mi sembrava sincero. Peccato che lui si vantasse tanto di essere un mega campione e poi è stato fatto fuori da una donna .. ora son curiosa di vedere se Arya arriverà a destinazione.

Ma non posso non citare lei, l'indiscussa Daenerys Targaryen. Alla fine, quando incatena i draghi nelle catacombe, mi son scese due lacrimucce. Ok, han fatto fuori una bambina bruciandola viva, ma son draghi, cosa pretendeva? Si fosse fatta due cani invece che delle lucertole volanti come animali da compagnia non avrebbe avuto certi problemi. Così invece tarpa le ali della loro natura .. speriamo si liberino presto!

Ma soprattutto, fino a quando dovrò aspettare per sapere cosa succederà ancora al povero Giovannino Neve - più noto come Jon Snow?

mercoledì 23 luglio 2014

I miei martedì col professore

Questa volta niente staffette e niente gruppi di lettura vari: semplicemente il consiglio è arrivato da un collega.

I miei martedì col professore
Mitch, giovane giornalista in carriera, torna a far visita al suo vecchio professore universitario, Morrie, dopo aver scoperto che negli anni si è ammalato di SLA, e che non gli resta molto tempo da vivere.
Si ritroveranno così a parlare e confessarsi, affrontando non solo il tempo che scorre inesorabilmente - e quindi con l'avanzamento inesorabile della malattia - ma anche avvicinandosi ad argomenti cari ad entrambi: l'amore, la vecchiaia, il perdono, la famiglia, gli amici, gli anni trascorsi ad insegnare ai giovani.
Ne risulterà un dialogo sincero, dove le paure vengono affrontate col sorriso sulle labbra e dove la malattia non avrà mai il ruolo di protagonista.

Lo ammetto: all'inizio ero veramente scettica. Quando ne avevo letto la trama ero rimasta dubbiosa, ed ero quasi tentata di non cominciarlo nemmeno. Ma poi, si sa come son fatta: se qualcuno mi regala un libro non posso non leggerlo, più che altro per il fatto che sono convinta che nel libro stesso sia sempre presente un po' dell'animo di chi me lo ha consigliato.

Quindi, senza pensarci troppo, cominciai a sfogliare il mio googlettino non sapendo cosa aspettarmi da questa lettura. Il risultato? Sono stata catturata dalla storia. Non tanto per i dialoghi tra il professore ed il suo vecchio allievo, quanto proprio per gli argomenti trattati. Perchè, fondamentalmente, la pensavo sempre l'esatto opposto di quello che consigliava il professore, se non addirittura mi sono comportata, in alcune occasioni, proprio come lui dice di non comportarsi.

Solo su una cosa la pensavamo esattamente nello stesso identico modo: la morte.
Perchè, come diceva Giorgio Faletti in una canzone, fà che la morte mi trovi vivo. E non vivo inteso come colui che respira, mangia, dorme, pensa, ma colui che può ancora autonomamente fare qualcosa.

Ed è lì che allora sono nate tutte le domande: andando al di là del mero aspetto fisico, qual'è il limite esatto che divide la vita dalla morte?

PS per i più curiosi aggiungo che, per 3/4 del tempo impiegato nella lettura, avevo in testa questa canzone .. e credetemi, per abbinare certe letture alla musica dance ce ne vuole!

lunedì 21 luglio 2014

Spingendo la notte più in là

Prima di partire con la mera recensione e con i miei pensieri sparsi su questo libro, devo giustamente fare degli appunti per voi lettori, al fine che comprendiate al meglio ciò che mi è passato per la testa:
1 - il romanzo l'ho comprato d'istinto, entrando in una libreria dove non avrei dovuto entrare - in teoria ero in giro per saldi - ma, memore del post di Nuvolette, non ho potuto lasciarlo lì sullo scaffale
2 - sono nata negli anni '70 a Milano, e mio malgrado sono cresciuta portandomi dentro parte di quelli anni, gli anni di piombo: i miei genitori, soprattutto mia mamma, me ne parlava spesso, non nascondendomi nulla di tutto quell'orrore
3 - quando da bambina mi chiedevano cosa avrei voluto fare da grande, mentre tutte le altre compagne di classe rispondevano la ballerina, io senza battere ciglio dicevo la poliziotta
4 - ormai quasi 20 anni fa, nell'età che per molti adolescenti è quella della stupidera, io compilai i moduli per l'ammissione nell'esercito. Sono stati molti, troppi, i motivi per cui poi non spedii mai la domanda, ma la conservo ancora compilata e firmata dentro un cassetto

Spingendo la notte più in là
Mario Calabresi, figlio del noto commissario ucciso dalle Brigate Rosse nel 1972, racconta, tramite aneddoti, interviste, ricordi riesumati dal cassetto della memoria, la vita della sua famiglia. La vita di tutte le famiglie vittime del terrorismo, vittime degli attentanti, famiglie a cui è stato strappato un elemento ritenuto scomodo. La vita dei sopravvissuti a quegli anni, sopravvissuti al dolore, all'ipocrisia, alle falsità che in alcuni casi ruotano attorno.
Gli anni di piombo donarono agli italiani stragi, bombe, assassini, manifestazioni di lotta, urla sui giornali e foto nascoste. Gli anni di piombo donarono agli italiani morti, vedove, orfani, figli che non conobbero mai dei padri, mogli a cui strapparono i mariti. Gli anni di piombo sono la polizia, sono le Brigate Rosse, Lotta Continua, Milano, Roma, Torino, Bologna. Pistole e proiettili, agguati e fallimenti, omicidi e suicidi, verità e falsità.

La lettura di queste pagine l'ho dovuta interrompere più volte. Più volte ho dovuto chiudere il libro e tirare un profondo respiro. Più volte ho dovuto contare fino a 10 prima di ricominciare.
Perchè io credo nelle istituzioni, credo nella giustizia, credo nello Stato che deve proteggere i propri figli dai nemici interni, credo in uno Stato che non manda allo sbaraglio i propri sottoposti.
Ma tutto quello che ho letto andava contro le mie credenze.

C'è stato uno Stato che non ha difeso a spada tratta il commissario Calabresi.
Ci sono state istituzioni che hanno elevato ad eroi i vari Sofri, Bompressi e Pietrostefani, donando loro targhe e riconoscimenti.
Ci sono state istituzioni che non potevano elevare ad eroe i vari poliziotti caduti durante il servizio, altrimenti avrebbero infranto gli ideali di talune persone.
Ci sono state associazioni, le Brigate Rosse, Lotta Continua, Rifondazione, che per degli ideali hanno tolto la vita a chi faceva il proprio mestiere, ed ora sono lì, alla televisione, intervistati ed ammirati da gente che di quegli anni non conosce nulla - e nulla vuole conoscere.

Ho chiesto ai miei cosa ricordassero di quel giorno, di quel 12 dicembre 1969 a Milano, quando piazza Fontana divenne il centro della strage. All'epoca la mia famiglia abitava accanto all'ospedale Niguarda, e mia mamma ricorda le ambulanze, le sirene, le gazzelle che sfrecciavano davanti casa. Non sapeva cosa fosse successo, ma capiva che qualcosa di grosso aveva sconvolto la città. Qualcosa di grosso aveva sconvolto la vita di ognuno di noi.

[...] ho cercato di vaccinarvi dall'accidia, dall'odio, dalla condanna a essere vittime rabbiose. Questo non significa essere arrendevoli o mettere la testa sotto la sabbia. Significa battersi per avere verità e giustizia e continuare a vivere rinnovando ogni giorno la memoria. Fare diversamente significherebbe piegarsi totalmente al gesto dei terroristi, lasciar vincere la loro cultura della morte.
- Gemma Calabresi

Ed ora io mi chiedo: la mia credenza nelle istituzioni non è diminuita, non si è lasciata influenzare dalla malafede di alcuni personaggi. Ma con che coraggio posso ancora guardare nei loro occhi?

PS se volete dedicarmi ancora un attimo del vostro tempo, se volete dedicare ancora un attimo del vostro tempo alla Storia, ascoltate qua.

domenica 20 luglio 2014

Ormoni impazziti di luglio

Ha la faccia d'angioletto e potrebbe passare inosservato ai più.
Ha una bella voce e potrebbe incantare chiunque con qualche vocalizzo.
Ha una moglie che non è niente male - anche lei un po' faccia d'angelo.
Ma avete provato a togliergli la maglietta?


Ecco, esce tutto meno che lo spirito da bravo ragazzo.

sabato 19 luglio 2014

Se chiedi al vento di restare

L'avevo detto che mi stavano arrivando quasi tutti insieme alcuni libri delle staffette, vero? Ecco, questo al momento è l'ultimo pervenutomi.

Se chiedi al vento di restare
Agata, figlia del fabbro dell'isola, è additata da tutti come portatrice di malocchio in quanto la madre morì dandola alla luce. Ma lei si rimbocca le maniche, non dà peso alle malelingue e trova lavoro come lavapiatti presso l'unica osteria del paese.
Un giorno, per far contento il direttore del carcere isolano, inventa una salsa dal gusto straordinario. Peccato che questo invece che portarle l'ammirazione degli altri abitanti, le porti ancora più dicerie alle spalle in quanto accusata, dalle comari paesane, di voler rubare i mariti altrui.
Sarà l'incontro con Dumitru, circense invitato sull'isola per i festeggiamenti del santo patrono, a cambiare la vita della giovane Agata ed a far sì che venga poi guardata con occhi diversi.

La storia, ammettiamolo, c'è. Con una trama del genere probabilmente si sarebbe potuto scrivere anche un tomo invece che un libro di poco più di 200 pagine. I personaggi son ben caratterizzati, la tenacia e la testardaggine di Agata si notano fin dalla prima pagina, così come la tranquillità e la perseveranza di Dumitru compaiono appena se ne pronuncia il nome.

Però.
Però non mi è piaciuto, e la colpa - ahimè - è stato solamente del modo in cui è scritto. In alcuni punti ho fatto fatica a capire la continuazione della storia, sebbene la trama fosse semplice e ben delineata. Ma non ce la facevo proprio: lo stile narrativo in più di un'occasione mi ha fatto inciampare. E' vero, l'ho terminato comunque in un paio di giorni, ma son 200 pagine, mica un tomo alla Miserabili!

Peccato, l'idea iniziale c'era: è lo stile che si è perso durante lo sviluppo.

Per vivere, c'è bisogno di un sogno.
- Dumitru

giovedì 17 luglio 2014

Dracula

Sapete bene che quando in giro ci sono dei vampiri, siano essi letterari o cinematografici, io non me li lascio scappare. Non importa se tanti poi li abbandonano presto, o storcono il naso davanti a certe storie e personaggi: io in quel caso vado avanti dritta fino alla fine .. quindi potete ben capire come mi sia sentita davanti alla visione del telefilm su Dracula.

Dracula
In una Londra vittoriana arriva, direttamente dall'America, l'imprenditore Alexander Greyson: per gli amici intimi, Dracula. E' intenzionato, con maniere subdole, a distruggere l'Ordine del Drago, il gruppo di cacciatori che da secoli gli da la caccia: loro sono imprenditori nel campo del petrolio, lui promuoverà un nuovo tipo di energia pulita e li straccerà economicamente. Peccato che davanti agli occhi compaia Mina, la reincarnazione della sua amata moglie .. ed allora nulla avrà più importanza.

Ok, la serie americana è stata interrotta alla fine della prima stagione ed a ragion veduta: fossi stata al posto dei produttori, forse anche io avrei fatto la stessa scelta. Ma qualcosa di buono in queste 10 puntate l'ho trovato.

Cosa? La storia d'amore vera e propria, la passione che lega Dracula a Mina, il motivo unico e puro che spinge il Dracula-uomo a sopportare secoli di buio e sangue pur di ritrovare l'unica donna che gli fa battere il cuore morto. La passione che io ho trovato nel libro - unico libro che ho riletto nella mia vita e che so quasi a memoria - l'ho ritrovata qua, negli occhi e nei sospiri di quel gran figaccione di Jonathan Meyers. Questo è il motivo per cui la sufficienza, a questa serie strampalata, lo assegno volentieri.

Per il resto .. stendiamo un velo pietoso.
Scene di combattimento degne del peggiore dei Matrix, dialoghi a volte lacunosi e doppiaggio ridicolo (un personaggio cambia voce nell'arco dei 10 episodi: che anche il doppiatore sia scappato alla visione di certe scene?).

Mi sa che mi conviene tornare a rileggere un'altra volta il romanzo di Stoker.

martedì 15 luglio 2014

Musicappalla

In suo ricordo.


Ma c'è una cosa che ti chiedo,
ed è un favore:
mentre decidi ogni premio, ogni castigo, 
mentre decidi se suono buono o son cattivo
fa' che la morte mi trovi vivo.
L'assurdo mestiere (Giorgio Faletti)

sabato 12 luglio 2014

Il gusto proibito dello zenzero

Altro libro, altra staffetta: in questo periodo me ne stanno arrivando praticamente uno dietro l'altro.
Ben venga, così mantengo le mie letture in allenamento!

Il gusto proibito dello zenzero
Seattle, primi anni '40. Henry, giovane cinese, fa amicizia con Keiko, nipponica. Entrambi i ragazzini, nati su suolo americano, vengono derisi dai compagni di scuola a causa del colore della loro pelle.
La famiglia di Henry, nazionalista cinese, come la maggior parte degli americani mal vede i giapponesi, entrati in guerra dalla parte sbagliata. Mentre la Seconda Guerra Mondiale miete vittime su vittime fregandosene della nazionalità o della forma degli occhi, nei moderni Stati Uniti i giapponesi vengono rinchiusi in campi con l'accusa di essere spie. Henry dovrà così decidere se continuare ad amare l'affascinante Keiko e sovvenire agli ordini paterni, o vivere la sua vita da cinese fedele alla sua nazione.
Anni dopo, quando tutto il mondo ha solo un flebile ricordo di quegli anni, un'agghiacciante verità vedrà la luce del sole.

Ammetto la mia ignoranza: io del popolo cinese e del popolo giapponese, purtroppo, non conosco granchè. Non conosco le loro storie - di Re e Repubbliche, di città conquistatrici e paesi conquistati - e men che meno, nuovamente purtroppo, conosco a fondo la loro partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale. Ahimè, a causa di parenti lontani so molto di come si svolse la guerra in Europa, ma per il resto buio assoluto.

Quel poco che so è dovuto alla mia cultura da nerd:
- il Maestro Miyagi, in Karate Kid, racconta la sua gioventù ad un giovane Daniel La Russo: nato in Giappone e trasferitosi in America, fu recluso anche lui in uno di quei campi, firmò anche lui un patto di fedeltà con gli americani e successivamente partì reclutato nell'esercito statunitense per combattere il suo stesso popolo, e ne tornò vincitore
- Bruce Lee, nato in america e figlio di genitori cinesi, tornò da bambino nella loro terra natìa proprio nel periodo in cui era sotto attacco nipponico, e la prima parte del documentario dedicato alla vita del noto attore narra proprio quel periodo

Quindi ora vi chiederete: ma il libro ti è piaciuto oppure no?
Sì, in parte questo libro mi è piaciuto, perchè mi ha dato la possibilità di colmare alcune mie lacune storiche, di vedere con occhi diversi quel periodo e di non soffermarmi solamente alle morti che colpirono l'Europa, ma di andare oltre. L'amicizia ed il sentimento tra Henry e Keiko è poi talmente tenero e dolce che, anche per me che sono insofferente a certe smancerie, è d'obbligo emozionarsi in alcuni punti della storia. Per non parlare del rapporto nuovo che si instaura tra Henry ed il figlio Marty: so perfettamente quanto, a volte, sia praticamente impossibile riuscire ad instaurare un dialogo con alcuni genitori, ognuno chiuso nei propri ideali e nelle proprie convinzioni.

In parte no, il libro non mi è piaciuto. Il finale frettoloso mi ha lasciato un po' (tanto) di amaro in bocca.
Vero è che l'autore non aveva nulla in più da aggiungere - ammettiamolo, il finale è quasi scontato - ma concludere una bellissima storia in quante? 30 pagine? 40? No, forse l'autore avrebbe potuto entrare maggiormente anche in quel punto della storia e non chiudere così, troncando anche una buona parte di sentimenti.

La speranza dà la forza di affrontare tutto.
- Henry

PS ve lo posso dire che, quando ho votato su Anobii il libro, ed in automatico è stato pubblicato anche il tweet, l'autore stesso lo ha inserito tra i suoi preferiti?!? Yeah!

giovedì 10 luglio 2014

Le canzoni dei miei viaggi

Vedo sul blog di Strawberry un simpatico meme dedicato alla musica. Ma non la classica musica che si ascolta a casa o normalmente mentre si lavora/studia, bensì dedicato alle canzoni che hanno contraddistinto qualche nostro viaggio - e credetemi, non sempre le canzoni in questione verrebbero ascoltate normalmente!

E quindi eccovi la mia top five #soundtrip!

1 - Cosa resterà - Eiffel 65
Era il lontano 2002: col moroso ed un altra coppia di amici ci apprestavamo ad andare alla conquista dell'isola di Pag in Croazia. In un viaggio che durerà ore ed ore ed ore - e che mi causò un mal di testa che non auguro nemmeno al mio peggior nemico - la mia colonna sonora fu scandita da quel figaccione di Gabry Ponte!


2 - Vieni da me - Le vibrazioni
Agosto 2004, partiamo in solitaria io ed il moroso e affrontiamo il lungo viaggio che ci condusse nel Gargano. Tra una spiaggia ed tuffo in mare, tra un giro per le viette dei paesi e qualche chiacchiera coi vicini di ombrellone, non ho smesso un attimo di ascoltare il primo cd de Le vibrazioni. Se ci penso ora mi si accappona la pelle, ma tant'è .. all'epoca alzavo addirittura il volume!



3 - Estate - Negramaro
Anno 2005: si parte alla conquista del Belgio e delle sue cittadine storiche. Per cercare di non litigare coi nostri compagni di viaggio, viziati e svogliati fino al midollo, mi lascio distrarre dal gruppo salentino che stava cominciando ad avere successo in quel periodo .. e fortunatamente, aggiungo io: così facendo non ho picchiato nessuno!


4 - What I've done - Linkin Park
A Londra in inverno fa freddo, lo dicon tutti. Ma noi siamo stati tanto coraggiosi da andarci ad inizio dicembre - del 2007 -, e di girarcela spesso a piedi. Ho foto di quel viaggio in cui tutti e quattro siamo talmente incappucciati tra sciarpe, guanti e cappucci pelosi delle giacche che si fatica a vedere i nostri volti. Ma grazie al cielo nelle orecchie del mio volo di andata avevo loro a scaldarmi un po'.


5 - Ci sei sempre stata - Ligabue
Premessa: a me Ligabue non piace, nemmeno un po'. Salvo giusto i suoi primi 4/5 album, quando era qualcosa di diverso nel panorama musicale, ma ora che le sue canzoni sono fotocopie delle sue stesse canzoni di anni precedenti, proprio non lo sopporto. Però al moroso piaceva, e quando preparava il cd mix per i nostri viaggi, qualche canzone gliela infilava sempre in mezzo. Quindi, anche nel 2011 quando siamo andati in Abruzzo, mi è toccato sorbirmelo .. la cosa assurda è che certi pezzi ti rimangono comunque nelle orecchie!


La prossima vacanza è in fase embrionale, sono stata obbligata a rivedere i miei spazi e le mie tempistiche di organizzazione. Ma la colonna sonora sarà completamente mia, e già questo indicherà un bellissimo viaggio!

venerdì 4 luglio 2014

La ragazza delle arance

Eccomi alle prese con un altro libro staffettaro: ormai il gruppo delle Letturine funziona decisamente bene!

La ragazza della arance
Oslo, nel cuore freddo della Norvegia. Georg è un ragazzino di circa 15 anni che, di punto in bianco, si ritrova tra le mani una lettera scritta dal padre, mancato improvvisamente ormai 12 anni prima. Quella lettera è l'unica cosa che, al momento, lo lega alla figura paterna: i ricordi che ha sono troppo sbiaditi, e quel poco che ogni tanto riaffiora alla mente è grazie ai filmati girati quando era bambino.
Ma cosa racconta quella lettera? Cos'è che il padre teneva che lui conoscesse direttamente dalla propria voce e non tramite altre persone?
Georg farà così la conoscenza della ragazza delle arance, una giovane studentessa d'arte che anni prima rapì il cuore del padre, portandolo fino ai limiti della gioia più pura. Ma, soprattutto, si troverà davanti ad una domanda, la domanda per la vita, a cui deve assolutamente trovare una risposta.

Ho letto i commenti di chi lo ha letto prima di me, e sono costranti: o è piaciuto tantissimo o è stato considerato un librettino. Il mio giudizio sta nel mezzo.

Mi fossi approcciata a questa storia quando ero adolescente, quando vivevo nel magico mondo dell'amore eterno e degli sguardi languidi - ecco che la mia cinicità viene prepotentemente fuori -, probabilmente avrei adorato la ragazza delle arance, avrei avuto il cuore a mille durante certi sguardi, durante certi sfioramenti di mani.

Purtroppo invece mi sono avvicinata a questa storia alla mia veneranda età. Non posso dire che non mi sia piaciuto, anzi, ma ciò che mi ha colpito maggiormente è tutt'altro rispetto alla trama principale. E' tutto nell'ultima pagina - o in tutto il libro, se vogliamo guardarlo con occhi esterni: chiedi a tua madre o tuo padre come si sono incontrati, forse hanno una storia emozionante da raccontarti. Chiedi a tutti e due perchè non è detto che raccontino esattamente le stesse cose.

Ecco, l'ho fatto. E ora, come ha fatto il padre di Georg col figlio, ve ne renderò partecipi.

Milano, estate 1964.
Mia mamma (Giovanna), all'epoca non ancora maggiorenne, era impiegata contabile in una ditta di abbigliamento, in zona Niguarda. Mio papà (Luigi), già adulto e con un certo fascino, faceva il camionista e spesso consegnava o ritirava i pellami e le stoffe con cui, proprio in quella ditta, confezionavano paltò.

Mia mamma era carina, ma non aveva mai avuto un fidanzato - se non un certo Ciro, che le regalò anche un anello, segno del suo amore, rifiutato categoricamente dalla Giovanna quando capì che quel gesto indicava un matrimonio .. peccato, l'anello era carino, ma a 6 anni cosa volete che ne capisse una bambina di gioielli e matrimoni!. Dicevo, non aveva mai avuto un fidanzato: in tanti le avevano chiesto di uscire, di andare a ballare o di andare a bere un chinotto. No, la sua riposta era sempre no.

Mio papà era un farfallone, ogni porto una donna, ogni fabbrica una impiegata, ogni angolo un'amica. Nessuna era riuscita a mettergli il guinzaglio, e anche quelle poche che avevano avuto l'onore di essere invitate a pranzo a casa erano state poi clamorosamente scartate.

Ghe provi mì! sfidò così i suoi colleghi il nostro caro Luigi. Tanto, dentro di lui, sapeva benissimo che avrebbe avuto un no in risposta - e quindi in cuor suo era più che tranquillo.
Uè Giangy, ti va un chinotto ed un cinemino stasera? chiese spavaldo.
Eccerto che mi va il cinemino con te Luis.
Eccolo. Fregato, Blindato. Conquistato.

La sera stessa il Luigi si presentò sotto casa della Giovanna per potarla al cinema.
Si presentò ovviamente col camion, l'unico mezzo di trasporto a sua disposizione.
Sùn col tir le disse in milanese, sperando che lei cambiasse idea.
Tranquillo, gò sù i calzùn e fò mia fatiga a salir rispose lei.
Eccolo. Fregato, Blindato. Conquistato.

Altro che sfregamento di mani.
Altro che occhiate languide.
Altro che sussurri alle orecchie.
Altro che parole dolci.

Per conquistare una donna, nella mia famiglia, serve un camion.

Chi dice cosa

Dove c'è musica non può esserci nulla di cattivo.

- Miguel de Cervantes

mercoledì 2 luglio 2014

Chi dice cosa

Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

- Cicerone