giovedì 30 aprile 2015

Musicappalla

Non chiedetemi come, ma oggi mi passa per la testa questa.
E sì che io, con la musica dance, non è che sia mai andata molto d'accordo. Eppure, che ci crediate o no, questa persino la ballavo!


This is the rhythm of the night, 
the night, oh yeah!
This is the rhythm of the my life, 
my life, oh yeah!
The rhythm of the night (Corona)

domenica 26 aprile 2015

Buona vita, fratello mio!

Vi avviso in partenza: questo è uno di quei post personalissimi, intimistici quanto basta da causare un uso spropositato di kleenex. Quindi a vostro rischio e pericolo continuarne la lettura.

Sono passati anni da quando ho deciso di aprire questo blog, pagine intrise di quello che sono, di quello faccio, leggo, vedo, mangio. Sento.
La molla che, 7 anni e 2 mesi fa, mi fece sedere davanti ad un monitor a notte fonda a scrivere, fu l'amicizia. Quella vera, incondizionata. Quella che si ritrova dopo anni di lontananza dovuta alle vicessitudini delle proprie vite. Quella che va al di là del sesso, dell'età, dell'uomo e donna. Quella che c'è con uno sguardo, con un abbraccio, con la sola presenza fisica. Quella che sa quando deve stare vicino e quando deve invece allontanarsi. Quella che ti fa ridere a crepapelle quando vorresti solo piangere e la stessa che ti fa piangere singhiozzando quando invece dovresti solo ridere e sorridere.

Io ho la fortuna di avere un amico così. Che poi, detto tra noi, la parola amico è altamente riduttiva in questo caso. E' un fratello, sangue del mio sangue, un prolungamento del mio braccio, della mia testa, delle mie gambe. E' grazie a lui se ho capito cosa vuol dire non essere figlia unica, se ho capito che i fratelli non lo sono per vincoli di sangue ma per scelta, perchè si decide insieme di percorrere le stesse strade, camminando accanto l'uno all'altro.

Ho ritrovato una vecchissima foto, scattata nel giorno del mio 18esimo compleanno - una vita fà - e lui c'era. C'era quando ho bevuto la mia prima birra, quando ho preso la mia prima cotta seria, quando ho preso la patente, quando ho cominciato a lavorare. Lui c'era quando è mancata Lola, quando ho smesso di andare a Torino, quando ho festeggiato un compleanno ripartendo da me stessa.
Io c'ero quando è diventato Buddhista, quando ha comprato casa, quando frequentava qualcuna per poco tempo. C'ero quando ha smesso di bere e poi ha ricominciato. C'ero quando ha pubblicato i suoi album e c'ero al concerto di presentazione del primo. C'ero quando è andato a convivere, quando ha chiuso una storia importante. C'ero quando è tornato dal lungo viaggio in India, quando lei è diventata Lei.

C'ero quando è tornato da quel colloquio dicendomi è fatta, parto.
In una manciata di giorni valigie, scatoloni, abiti dentro i sacchi e libri donati, strumenti venduti e vaccinazioni all'amico peloso fatte. Documenti rinnovati, casa trovata, vie e strade imparate.
Una nuova vita da ricominciare, a 1200 km di distanza. Una città nuova, un nuovo paese, una nuova lingua.
Io felice per lui, come se fossi felice per me. Felice perchè era quello che voleva da tanto, e quindi felice perchè uno dei suoi sogni si è realizzato. Felice perchè Lei sarà con lui. Felice perchè è stata una di quelle occasioni che non bisognava assolutamente farsi scappare. Felice, semplicemente.

Ma non avevo fatto i conti con la realtà.
Quella realtà che ieri, dopo il discorso seppur breve ed emozionato di Lei davanti a tutti gli amici, mi si è presentata come uno schiaffo inaspettato. Quella stessa realtà che ho visto negli occhi lucidi dell'altro nostro amico, che si è voltato per nascondere l'emozione. Quella stessa realtà che mi ha fatto singhiozzare tra le sue braccia, senza parole. Quella stessa realtà che stanotte mi ha tenuta sveglia, a guardare il soffitto, consumando pacchetti infiniti di kleenex. Quella stessa realtà che ora, seduta qua davanti ad un monitor come 7 anni e 2 mesi fa, mi fa tirar sù col naso, solleticandomi le guance con lacrime salate.


Buon viaggio amico mio, la tua nuova vita è lì che ti aspetta, tra canali e battelli, girasoli e tulipani.
Buon viaggio amico mio, Lei sarà con te, ad amarti, e questo già mi basta.
Buon viaggio amico mio, ricordati che il mio zaino per raggiungerti è già pronto.
Buon viaggio amico mio.
Buon viaggio, fratello mio.
Buona vita!

... forever ... per sempre!
Chi non vorrebbe poterlo cantare, averlo nel cuore?

sabato 25 aprile 2015

Reading challenge #5

Eccomi qua ad aggiornarvi sull'andamento della mia Reading challenge.

- A classic romance (un romanzo classico): direi che l'ultimo letto ricade in pieno in questa categoria.

- A book write by an author with your same initials (un libro scritto da un autore con le tue stesse iniziali): qua ammetto che ho fatto un po' fatica a trovare una risposta. Ho setacciato il web alla ricerca dell'abbinamento KR ma nulla .. finchè mi si è accesa una lampadina! Certo, ha un'iniziale in più questa autrice, ma è l'unica che mi sia venuta in mente. Passatemela!

- A book you were supposed to read in school but did't (un libro che avresti dovuto leggere a scuola ma non hai fatto): il classicone già citato sicuramente tutte voi lo avrete letto a scuola. Io ricordo che un volumetto era presente nella libreria in classe, forse l'avrò anche sfogliato .. ma non mi aveva attirato abbastanza da farmelo portare a casa.

- A book set during Christmas (un libro ambientato a Natale): sempre lui, il classicone femminile che comincia proprio a Natale, con tanto di ricerca del regalo perfetto, colletta per il dono più grande e preparativi casalinghi.

I libri sopra citati in questione sono Piccole donne e Il seggio vacante.

venerdì 24 aprile 2015

Piccole donne

Son tornata a leggere un classico grazie al gruppo creato da Moma.
Il romanzo scelto per il mese di aprile ricordo di averlo letto alle elementari. Ecco, ricordo di averlo letto, non che ricordi alla perfezione alla storia!

Piccole donne
La storia ormai ultra-famosa delle quattro sorelle March: Meg, la sorella maggiore, la più matura e coscienziosa.; Jo, il maschiaccio di casa, amante della lettura; Beth, la musicista timidissima; Amy, la piccola saccente di casa.
Attorno a loro graviteranno la mamma Margaret, il padre lontano da casa perchè in guerra, la zia March ed il giovane vicino Laurie.
Tra piccoli problemi famigliari, salute altalenante e preoccupazioni varie, le giovani sorelle affronteranno con coraggio e tenacia l'ingresso alla matura età.

Ora, datemi un martello.
Che cosa ne vuoi fare?
Lo voglio dare in testa a chi non mi va.

Ovvero ad Amy.
Una ragazzina così antipatica, saccente e presuntuosa non l'ho mai vista. Nemmeno le ragazzette narrate da zia Jane Austen arrivavano a tanto.
Si inalbera con la sorella e le brucia il libro, si lamenta del vestito ogni tre per due, pretende di comprarsi le matite colorate mentre tutte le altre usano i soldi per la madre, fa i capricci che nemmeno un bambino di due anni farebbe. Come han fatto a sopportarla tanto?

Per il resto, libro che si legge in una manciata di giorni. Scorrevole, ben scritto, e con una ambientazione che ricorda molto quella di Candy Candy - anche se io Jo me la immaginerò a vita con il volto di Winona Ryder.
Consigliato alle giovani lettrici.

mercoledì 22 aprile 2015

Tutti in cattedra!

Chi di voi mi conosce, o chi di voi mi segue da un po', è a conoscenza del mio non-amore verso i bambini. Non è che non li sopporti eh, sia chiaro. Ma mi sono del tutto indifferenti.
Non sono una di quelle che fa mille facce buffe davanti ad un neonato, non sono quella che immediatamente si mette a giocare con i più piccoli e nemmeno quella che chiacchiera amabilmente con le adolescenti.
Però.
A tutto questo c'è un però. Perchè nella vita, prima o poi, sono dell'idea che tutti debbano mettersi in gioco ed affrontare le proprie debolezze.
Come ho fatto io settimana scorsa.

Una mia carissima amica, maestra di quarta elementare, ha chiesto il mio aiuto: in questo periodo sta spiegando ai suoi alunni come si affronta un testo descrittivo. Visto che le mamma, i papà, le maestre e le bidelle erano decisamente inflazionate, quale migliore esercizio se non quello di far descrivere una persona perfettamente sconosciuta?


Eccomi quindi in un giovedì pomeriggio, sotto un tiepido sole primaverile, affrontare una ventina di bambini.
A scuola. In classe.
Farmi osservare, guardare, sezionare, toccare, odorare. Rispondere a domande, sottostare a sguardi, sorridere a battute. Descrivere me stessa, quello che faccio, quello che leggo, quello che guardo.
Spiegar loro perchè ho un tatuaggio che ricorda sia il fuoco sia un drago, perchè ho i capelli corti che ricordano ricci di mare o perchè nel tempo libero io diventi una fotografista. Complimentarmi con la ragazzina che ha riconosciuto la mia maglietta da nerd e prendermi qualche insulto perchè sono milanista. Sorprenderli quando ammetto che non mi piace fare shopping o lasciarli a bocca aperta dicendo, ahimè, che non mi piacciono i film di fantascienza. Il tutto passando tramite la pizza, i fuoristrada, il disegno a mano libera, i computer, i videogames, il fantasy, J-Ax, lo stile dark e gli abiti casual, Tilde e la ragnofobia, mamma e papà e la mia Punto rossa, i matrimoni ed i fidanzamenti e le bugie dette ma che non si devono dire.

Risultato?
Mi sono divertita molto più di quanto avrei mai immaginato.
I bambini a quell'età sono molto svegli, attivi, curiosi. Certo, magari dopo un po'  si prendono confidenze che bisogna tenere a freno, ma quanto è bello vederli arrossire mentre si rimbalzano una domanda che nessuno ha il coraggio di fare - e dovevano solamente chiedermi ti piace qualcuno?

E quindi eccomi qui, ad uscire dalla classe in fila indiana, direzione cortile e relative mamme, con 4 bambine che Maestra, possiamo uscire con lei oggi pomeriggio?

Ora son proprio curiosa di vedere che cavolo di temi avranno scritto .. io non mi prendo responsabilità sul loro futuro sviluppo ed il loro divenir grandi, sia chiaro!

lunedì 20 aprile 2015

Ormoni impazziti di aprile

Visto e considerato che, ad inizio mese, è uscito al cinema il settimo capitolo della saga di corse automobilistiche per eccellenza, e visto che il protagonista era già stato ospitato in questa rubrica, non potevo non rendere omaggio all'altro co-protagonista, colui senza il quale non esisterebbe nemmeno una storia.


Purtroppo non è più presente tra noi comuni mortali, ma credo - senza sbagliarmi - che il suo sorriso ed i suoi occhioni azzurri verranno ricordati a lungo.

venerdì 17 aprile 2015

Sopravvissuta ad Auschwitz

Eccomi qua, alle prese con un altro libro delle staffette. Anche questo romanzo è uno di quelli che, personalmente, non avrei mai preso in considerazione, ma il bello del gruppo delle Letturine è proprio quello di provare ad avvicinarci a generi che non avremmo mai considerato prima.

Sopravvissuta ad Auschwitz
Eva, 15 enne nel pieno delle gioie adolescenziali, viene strappata alla sua vita e rinchiusa, insieme a tutta la sua famiglia, ad Auschwitz. Siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, dove nazisti senza scrupoli perseguono persone innocenti, dove nazisti senza cuore distruggono famiglie di ebrei.
Eva racconta così, in prima persona, la sua detenzione, la sua crescita, la sua salvezza. Narra di come alcuni membri della sua famiglia sono morti, di come abbia potuto conoscere Anne Frank da bambina, di come sia rinata dopo esser stata liberata, fino al suo matrimonio, alle sue figlie, al suo impegno - ed il suo lavoro - all'interno del museo olandese dedicato ad Anne.
Perchè anche dopo i peggiori orrori, se si vuole, c'è la vita ad attenderci.

Cosa mi aspettavo da un libro del genere?
Sentimenti: rabbia, angoscia, paura, ribellione. Ma anche amore, amicizia, fratellanza, speranza.
Storie: di famiglie perse, di famiglie ritrovate, di famiglie che ci provano a rialzare la testa dopo essere usciti dall'incubo e famiglie che, invece, soccombono al dolore.
Storia: quella con la S maiuscola, quella che ti descrive i campi di concentramento, le morti, gli omicidi, le decisioni errate e le decisione buone, la sconfitta e la perdita.

Cosa ho trovato nel libro?
Nulla di tutto ciò. A mio parere, purtroppo, il romanzo manca di coinvolgimento. E' stato a mio avviso un lungo susseguirsi di fatti, di descrizioni, di episodi, senza un collante vero e proprio. Eva appare come non solo la protagonista indiscussa - e ci sta', per carità - ma anche come colei che inneggia a sè stessa. Persino nella parte centrale dedicata al campo, non ho provato angoscia, nessun brivido mi ha attraversato la schiena, nessuna emozione mi ha fatto urlare di rabbia.

Peccato.
Avrebbe potuto essere un capolavoro, ed invece non arriva alla sufficienza.

mercoledì 15 aprile 2015

Musicappalla

Questa volta torno un po' alle origini: ho deciso di farvi ascoltare la sua canzone da me preferita.
Quella che, quando passa alla radio o per caso finisce nella playlist in auto, mi obbliga ad alzare al massimo il volume.


Ed ora che non mi consolo guardando una fotografia
mi rendo conto che il tempo vola.
E che la vita, poi, è una sola!
Stupendo (Vasco Rossi)

venerdì 10 aprile 2015

Il seggio vacante

Innanzitutto scusatemi in anticipo per la mia assenza, ma in questo ultimo periodo sono stata un po' acciaccata. Prima un'influenza che mi ha letteralmente messo al tappeto per una settimana, e dopo che sembrava definitivamente guarita ecco comparire una specie di bronchite, che anche se non mi ha costretto a letto mi però fatto passare alcune notti insonni.

Detto questo, ovviamente si sono rallentate anche le mie letture, le mie visioni telefilmiche, le mie uscite con le amiche e i miei incontri amorosi. Tranquilli, ora rientrerò a pieno ritmo!

Il seggio vacante
Nella tranquilla cittadina di Pagford, dove tutti conoscono tutti e dove tutti sanno quel che fa il proprio vicino, accade un fatto sconvolgente: il noto signor Fairbrother, consigliere comunale, padre amorevole, marito appassionato, muore improvvisamente a causa di un aneurisma.
La cittadina è sotto shock, e tutti cominciano ad animarsi. C'è chi coglie l'occasione per dichiarare il proprio amore alla giovane vedova, chi si preoccupa delle tangenti che il poveretto elargiva a destra e a manca, chi fa di tutto per potersi accaparrare l'ormai seggio vacante nel consiglio comunale e chi si allarma per il fatto che ora il centro di recupero per tossicodipendenti potrebbe chiudere.
La cittadina di Pagford si ritrova così invischiata in una girandola di vite e di problemi a cui non pensava di dover far fronte.

Primo libro della nota scrittrice J.K. Rowling non appartenente al fantastico mondo di Harry Potter, con una trama destinata ad un pubblico prettamente adulto. Ero curiosa di vedere come se la sarebbe cavata senza bacchetta magica, senza Silente ed i suoi consigli e senza Hermione e la sua saccenza. Il risultato? Direi che se l'è cavata abbastanza bene.

In alcuni punti è un po' lento, ci sono alcune parti della storia che si intrinsecano troppo e, per poter spiegare al meglio alcuni passaggi, anche l'autrice è dovuta ricorrere all'uso - eccessivo secondo me - delle parentesi tonde. Per il resto la trama ed i personaggi girano bene, si amalgamano perfettamente e, detto tra noi, fanno quello che chiunque di noi farebbe - o ha visto fare - nel proprio paesello.

Perchè ammettiamolo: ognuno di noi da al proprio vicino un'impressione che, il più delle volte, si discosta quasi completamente dal proprio essere. E non sempre la cosa è voluta, ma semplicemente accade perchè ci si conosce poco, ci si frequenta solo in determinate occasioni o non si va al di là del buongiorno e buonasera detto in ascensore.

Ottimi i personaggi di Krystal, la ragazzina problematica campionessa di canottaggio di cui Fairbrother era l'allenatore, e di Kay, la nuova assistente sociale che per la prima volta convincerà la madre di Krystal a disintossicarsi.

Consigliato a chi vuole scoprire anche l'altro lato della Rowling.
Ovvero a chi vuole andare al di là del buongiorno buonasera detto in ascensore.