giovedì 31 dicembre 2015

Musicappalla

Colgo l'occasione, con la rubrichetta musicale, di augurarvi in anticipo un buon anno nuovo.
Che il 2016 vi porti quello che più desiderate, sia esso amore, pace, soldi, sesso, soddisfazioni, lavoro, tranquillità o caramelle.
Io opterei per una bella scatola di cioccolatini .. alla faccia della mia dieta!


Buon anno fratello.
Buon anno ai tuoi occhi, alle mani,
alle braccia, ai polpacci, ai ginocchi.
Buon anno ai tuoi piedi, alla spina dorsale,
alla pelle, alle spalle, al tuo grande ideale.
Buon anno fratello.
Buon anno davvero.
Buon anno (Jovanotti)

mercoledì 30 dicembre 2015

Reading challenge #14

Eccomi con uno degli ultimi appuntamenti di aggiornamento: speriamo bene per la fine dell'anno!

A book with bad reviews (ovvero un libro con cattive recensioni): ammetto di aver preso questo romanzo solo ed esclusivamente perchè su Amazon le critiche erano innumerevoli.

A book that made you cry (ovvero un libro che ti ha fatto piangere): non un pianto disperato, di quelli da singhiozzi esagerati. Ma un pianto silenzioso, con un magone continuo e qualche lacrima sfuggita al controllo.

A play (ovvero un libro tratto, o da cui hanno tratto, un gioco): al primo capitolo del videogames ci ho pure giocato, anche se ero un po' impedita coi movimenti in combinata coi salti!

I libri che mi hanno aiutato a selezionare queste categorie sono, in ordine di menzione: Chasm, Il crocifisso del samurai, Assasin's creed: rinascimento.

Come noterete mi mancherebbero due categorie, quello dedicato al book that scares you (libro che odio) e quello dedicato al book you started but never finisched (il libro iniziato ma che non hai mai finito). In realtà lo avrei pure un unico libro che mi potrebbe far flaggare entrambe le richieste, ed è Le cinque stirpi, primo capito della saga dei Nani di Markus Heitz: libro che mi è stato regalato e che ho iniziato almeno 4 volte, se non di più, Tutte le volte non sono riuscita ad andare oltre il primo capitolo, e so anche perchè: è tradotto malissimo. Già la lingua originale - il tedesco - non è delle più semplici e fluide, ma la traduzione in italiano lo rende, almeno per me, praticamente illeggibile.

Quindi, amici miei, visto e considerato che quel libro non ci penso nemmeno a riprenderlo in mano, considero conclusa la mia #readingchallenge2015.
E voi a che punto siete arrivate?

lunedì 28 dicembre 2015

Hannibal - stagione 2

Eccomi alle prese, finalmente, con la seconda stagione del mio amato dottor Hannibal Lecter.

Avevamo lasciato Will accusato di essere un serial killer, Hannibal fintamente sconvolto dal fatto che il suo amico e paziente fosse un assassino e l'agente dell'FBI Jack che non sa bene a chi credere.
Ma quando gli omicidi continueranno malgrado Will sia dietro le sbarre, forse forse qualche dubbio comincerà a venire anche ai famosi profiler, alle giornaliste e alle colleghe psichiatre.
Tra corpi smembrati, cadaveri incendiati, esseri umani cucinati e mangiati, arriveremo al punto in cui il confine tra assassino e vittima sarà talmente sottile da confondere spesso il buono col cattivo.
O era il cattivo con il buono?

Strepitoso.
Adoro Hannibal all'ennesima potenza. Ha un fascino, un savoir faire che lascerebbe a bocca aperta ogni uomo ed ogni donna sulla faccia delle terra.
Cucina in modo strepitoso, con la sua permanente eleganza presenta piatti che i grandi cuochi di Masterchef dovrebbero solo impallidire, mescolando frattaglie e verdure, cuori e frutta, salse e fegati, cervelli e zuppe. E poi è galante, gentile, con uno sguardo magnetico da far rabbrividire anche i .. ehm .. morti.

E Will.
A povero ingenuo Will.
Lui che vuole fregare il grande maestro, che cerca di intrappolarlo con i suoi stessi metodi, usando le sue stesse armi. Lui che si innamora quando non dovrebbe, che sorride alla persona sbagliata, che bacia la ragazza che non sa di essere già morta.

Quand'è che arriva la terza stagione?
Cosa dite? Sarà anche l'ultima?
Mi dovrò preparare allora poi psicologicamente: finirà in modo teatrale o avrà un finale di stagione alla Dexter?

giovedì 24 dicembre 2015

E' Natale .. o quasi

E' la Vigilia di Natale. 
La maggior parte di voi - di noi - è già alle prese con padelle, forni, farina, arrosti, lasagne, pandori e panettoni. Senza contare quelli che, poveretti, sono in coda alla cassa di qualche supermercato, luogo dove in questi giorni c'è più traffico che nemmeno sull'A1 allo snodo di Bologna nel giorno di Ferragosto.

La maggior parte di voi - di noi - è già alla prese con parenti, amici, nonni, cugini, zii e nipoti, genitori e fratelli, sorelle e cognati. Senza contare quelli che, poveretti, dovranno andare a qualche pranzo parentale obbligato e che da stamattina si lamentano improvvisando qualche mal di pancia o qualche influenza intestinale: mettetevi il cuore in pace, la nonna vi pretende seduti accanto a lei mentre scarterà i canditi dal panettone.

La maggior parte di voi - di noi - è già alle prese con gli ultimi pacchetti da incartare, gli ultimi biglietti di auguri da scrivere e gli ultimi fiocchi da fare. Senza contare quelli che, poveretti, non hanno ancora idea di cosa regalare e, soprattutto, a chi regalare. Perchè la corsa al consumismo ed al regalo di facciata in questi giorni è alla massima potenza. 

Quindi, dicevo, è la Vigilia di Natale.
Ed io auguro alla maggior parte di voi - di noi - di fare un pranzo come si deve, senza dover passare ore ai fornelli e senza avere quel senso di oddio ora rotolo quando ci alzeremo dalla sedia.
Auguro alla maggior parte di voi - di noi - di passare questi giorni con chi veramente volete accanto, siano essi parenti od amici. E se qualcuno non è di vostro gradimento, non siete obbligati ad aprire la porta. E se proprio quella porta dovete aprirla, voi potete benissimo andarvi a bere il caffè altrove.
Auguro alla maggior parte di voi - di noi - di ricevere regali inaspettati da persone che vi guardino con gli occhi pieni d'amore, e non che da persone che vi diano un regalo perchè così è l'usanza

Auguro alla maggior parte di voi - di noi - pace in terra per gli uomini di buona volontà.
E che gli altri vadano pure a quel paese!

Buon Natale!

martedì 22 dicembre 2015

Film vacanzieri - parte seconda

Lo ammetto: ho voluto cedere allo spirito natalizio e ho fatto incetta di film da carie ai denti.

Love actually
Diverse storie che si intersecano tra loro: il primo ministro inglese che si innamora della segretaria; la sorella di lui col marito traditore; la coppia appena sposata con l'amico di lui innamorato di lei; i due attori porno che si innamorano davvero; il bambino che ha una cotta per la compagna di classe. E tutti vissero felici e contenti alla fine.
Ok, alla fine ho dovuto chiamare il dentista da tante carie mi sono comparse con tutta questa dolcezza? Ma davvero l'amore deve essere per forza così sdolcinato? Bleah.

#Scrivimi ancora
Rosie e Alex sono migliori amici da sempre, ma da sempre sono anche innamorati senza esserselo mai detti. Passeranno gli anni, lei diventerà madre e si sposerà, lui troverà moglie e un ottimo lavoro. Ma continueranno ad inseguirsi e a trovarsi nei momenti sbagliati.
Bleh. Lo posso dire anche per questo film? Patetico. Entrambi talmenti stupidi da essere innamorati di qualcuno e da non dirlo. Perchè? Al massimo ti dice di no, non è mai morto nessuno per un no. Ok, passiamo oltre, al prossimo film.

Padri e figlie
Uno scrittore famoso rimane vedovo e con, oltre a dei crolli psicologici dovuti alla morte della moglie, una figlia piccola da gestire. Un quarto di secolo dopo la figlia, divenuta psicologa, non è in grado di gestire nessun rapporto amoroso con gli uomini.
Film che alterna continui sbalzi temporali - il prima con la figlia bambina e il dopo con la figlia adulta - abbastanza gestibili in fatto di trama. Peccato per la lentezza delle scene, che rendono il lavoro, almeno per me, praticamente inguardabile.

Ok, ho avuto la conferma che non sono fatta per i film romantici, soprattutto in periodo natalizio!

domenica 20 dicembre 2015

Ormoni impazziti di dicembre

Avendo visto, non troppo tempo fa, uno dei suoi ultimi lavori cinematografici, mi son ricordata di lui.
Non che lo avessi mai dimenticato completamente, sia chiaro, ma in realtà negli ultimi anni si era visto poco e quindi lo avevo un po' accantonato - poverino!


Ed invece eccomelo davanti in tutto il suo splendore: con quella sua aria da eterno romantico ed eterno misterioso. In quale film lo preferite voi?

giovedì 17 dicembre 2015

Film vacanzieri - parte prima

Riepilogo di un po' di film visti negli ultimi weekend.

Regression
La giovane 17enne Angela denuncia il padre per abusi. Il detective Bruce comincia ad indagare per trovarne le prove ma scoprirà, in realtà, un sottofondo di sette sataniche, sacrifici umani, omicidi e perversioni.
Film visto al cinema, la giovane Angela è interpretata dalla Hermione nazionale - ce lo ha ricordato anche il bigliettaio - e la locandina parla di storia thriller. Sta di fatto che io ho ho capito come sarebbe finito alla terza scena, e che di thriller c'era solamente il nostro pacchetto di pop-corn.

The visit
Loretta, madre di Rebecca Tyler, non vede i propri genitori da almeno 15 anni. Un bel giorno, i nonni si rifanno vivi e chiedono di poter conoscere i propri nipoti. Rebecca e Tyler vanno così in vacanza da loro per una settimana. La visita nasconderà però segreti inimmaginabili.
E' un film dell'orrore, o così per lo meno dice la locandina. Peccato che sia di una noia mostruosa: lento, inutile, scontato, a tratti fa persino ridere. Ma nessuno è più capace di fare un film dell'orrore come si deve?

Snoopy - The peanuts movie
Il giovane Charlie Brown prende una cotta per la nuova compagna di classe, la ragazzina dai capelli rossi, ma è talmente timido che non riesce a dirglielo. Farà di tutto quindi sia per farglielo sapere sia per superare le sue innumerevoli sfortune, aiutato dalla sua banda di amici e, soprattutto, dal suo insuperabile amico Snoopy.
Cartoon realizzato decisamente per i più piccoli ma con personaggi noti anche ai vetusti della mia età. Ben realizzato, simpatico, a tratti divertenti, peccato solo per Lucy che ogni 3x2 da del deficiente a qualcuno. Ed in un film per bambini non mi sembra il caso.

Mr. Holmes
L'anziano Sherlock Holmes, ormai ultra novantenne, si trasferisce nella sua casa in campagna insieme alla sua governante col giovane figlio. Sarà proprio quest'ultimo a spronare Holmes a raccontare l'unico caso, risolto, di cui si pente: il finale non era quello che si sarebbe mai aspettato.
Film con una fotografia eccezionale: i paesaggi inglesi sono qualcosa di unico, senza ombra di dubbio. Storia carina, ma un po' lenta: vero è che il personaggio di Holmes non era più in giovane età, ma la narrazione mancava comunque di brio. E poi ad ogni scena veniva da pensare attento Gandalf, ora arrivano gli hobbit!

E voi cosa avete guardato?

mercoledì 16 dicembre 2015

L'acustica perfetta

Altro libro letto grazie alle letturine. In realtà mi era arrivato contemporaneamente a questo, e coincidenza vuole che fossero entrambi della stessa autrice. Mi sarà piaciuto?

L'acustica perfetta
Arno, violoncellista nell'orchestra della Scala di Milano, è sposato con Sara da più di 10 anni, hanno tre bellissimi figli e tutta la loro vita sembra una favola: conosciutesi da ragazzini, son stati lontani per un po' da adolescenti ma, da quando si sono ritrovati ormai trentenni, vivono solo per la loro famiglia. Sara un bel giorno però decide di sparire, senza lasciare traccia se non un misero biglietto. Arno sarà costretto così a scavare nel passato della moglie riportando alla luce segreti e storie di cui non era minimamente a conoscenza.
Riuscirà Arno a convincere Sara a tornare a casa? Capirà qual è stato il motivo che ha spinto la moglie ad una tale decisione? Scoprirà dove si è nascosta per sfuggire alle sue, alle proprie, domande?

Sarò sincera: come ho detto per l'altro suo romanzo letto pochissimo tempo fa, Daria Bignardi scrive benissimo! Ha uno stile leggero, veloce, semplice, diretto. Riesce con poche frasi a colpire nel segno e a far partire, nella mente del lettore, mille domande, mille pensieri, mille ragionamenti - cosa che reputo sempre un ottima cosa durante la lettura.

Pecca su una cosa però.
La cosa più importante.
La storia.

Ho odiato Sara fin dalle prime pagine, e non principalmente per il fatto che sia sparita. Certo, sono dell'idea che nessuno dovrebbe andarsene così, ma che lo si possa fare solo dopo averne parlato per bene col proprio compagno. Ma soprattutto l'ho odiata perchè è una donna senza pa**e, che non decide mai per sè, che lascia siano sempre gli altri a prendere decisioni al suo posto - dalla scuola al matrimonio, dal lavoro ai figli, da cosa fare a cosa dire - fin quando non scoppia. Pensarci prima no? Dire no ogni tanto e far valere le proprie idee è così difficile?
Ma anche Arno non era da meno, il livello di sopportazione era ai limiti anche con lui. Un uomo che crede che basti stare nella stessa stanza con una donna per voler dire che sono vicini - e le domande? L'interessamento? Dove lasciamo tutto ciò? Un uomo che vive in funzione dell'idealizzazione che si è fatto di una donna, che pondera le sue scelte in base a quanto potrà essere felice lui stesso con lei - e non a quanto possano essere felici insieme. Un uomo zerbino in pratica.

E visto che tutta la storia si basa su ma quanto ti amo .. ecco, bocciato in pieno.
Però la Bignardi scrive da Dio!

martedì 15 dicembre 2015

Musicappalla

Ammetto che lui non mi è mai piaciuto molto.
O meglio: mi era completamente indifferente.
Il mio amico però lo ascolta, e mi ha fatta una capa tanta un bel po' di tempo fa. Tanto che ora, col nuovo singolo alla radio, non lo reputo più così indifferente.
Ma questo è il pezzo che preferisco in assoluto.


Ognuno ha la sua visione del mondo che c'è,
vive la sua condizione e da il meglio di sè.
Ma c'è qualcosa nell'aria che ancora non va:
fa più danni l'ignoranza  della bomba che domani scoppierà.
Lasciatemi sognare (Alex Britti)

lunedì 14 dicembre 2015

Under the dome - stagione 3

Terza ed ultima stagione.
Fortunatamente.

La cupola è ancora lì, ferma ed immobile. Mentre Barbie, Julia e gli altri cercano di scappare tramite delle gallerie scoperte da poco, qualcosa però si ribella a questa loro scelta.
Si ritroveranno così in una vita parallela, una specia di Matrix in cui tutti fanno veramente quello che vogliono e che, in realtà, non hanno mai potuto - o voluto - fare.
Ma a cosa è dovuta questa realtà alternativa? E dove sono finiti i veri Junior, Barbie, Julia, Mr. Big? Dentro dei bozzoli giganti, tenuti al caldo da una madre.
Perchè la cupola non è comparsa dal nulla per proteggere una selezionata scelta di umani da qualcosa di pericoloso, come tutti pnsavano. No.
La cupola è comparsa dal nulla per proteggere una seleziona scelta di alieni e dar loro la possibilità di riprodursi su un nuovo pianeta.

Se avevo detto che la seconda stagione si era ripresa e mi era decisamente piaciuta, posso anche dire che, invece, questa stagione finale è decisamente pessima. Probabilmente non avevano idee su come concludere degnamente la storia, ma è stato tutto un fuggi fuggi generale verso l'episodio finale.

La parte relativa agli alieni era credibile - per quanto possa esserlo un'invasione extraterrestre: quanti film abbiamo visto del genere dove personaggi dalle fattezze umane arrivano sulla Terra per salvare la propria razza da chissà quali problemi esistenziali? Quindi ci stava. Peccato per la velocità con cui è stata affrontata la cosa, e le ben poche spiegazioni sul perchè.

Finale di stagione aperto, della serie teniamoci buoni che magari potremmo proseguire più avanti.
Bocciato.
E mi spiace, perchè tutto sommato era iniziato anche bene.

sabato 12 dicembre 2015

Venerdì 12 dicembre 2014

Martedì sono andata in palestra, non potevo mancare alla mia lezione settimanale di fitboxe. Rientrata a casa, avevo un leggero dolore al polpaccio. Sarà uno strappo ho pensato. D'altronde domenica ho guidato fino a Grazzano Visconti per vedere quegli squallidi mercatini natalizi, sarà la stanchezza dico tra me e me.
Mercoledì il polpaccio mi faceva ancora male, appoggiavo il piede a terra ed una fitta lancinante mi colpiva in pieno. Ero in ufficio, faticavo a stare seduta da tanto dolore sentivo. Quasi in lacrime ho avvisato la collega che sarei uscita prima. Ho guidato, non so come, fino a casa, e stremata mi sono seduta sul letto. Ti porto dal medico disse deciso mio papà. Poco prima di cena il dottore mi visitò e la sua espressione mi piacque poco: ti faccio una richiesta urgente di un eco-colordoppler, magari non è niente, ma almeno ci togliamo il pensiero disse mentre era già intento a stampare la ricetta col famoso bollino verde.
Giovedì ho chiamato tutti gli ospedali della zona: il primo libero era quello vicino a casa, visita l'indomani mattina alle 8 in punto. Ho passato la giornata a letto, con la gamba dolorante ma non così tanto come quando la appoggiavo a terra: in quei momenti, infatti, provavo un dolore indescrivibile, una sensazione che non riesco tutt'ora a spiegare.
Venerdì mattina ero la prima in attesa davanti alla porta dell'ambulatorio. Il dottore mi visita, passa un apparecchio gelido su e giù per le gambe. Signora, deve andare immediatamente al pronto soccorso, è in corso una TVP e bisogna intervenire immediatamente. Scusi, cos'è una TVP? chiesi spaventata. E' una Trombosi Venosa Profonda, ovvero ha la vena principale della gamba destra completamente otturata. Prendo le sue carte, i suoi fogli, le sue fotografie e me ne vado di corsa al pronto soccorso, con mio padre al seguito. Mi hanno assegnato un bollino giallo, è una cosa urgente.

Entro.
Esami del sangue, di tutti i tipi. Non trovano la vena, ma dopo solo un paio di buchi riescono ad ottenere il quantitativo necessario.
Emogas, ovvero un prelievo di sangue da un'arteria. Un male cane mentre mi infilano l'ago.
ECG, elettrocardiogramma a riposo.
Presto, vada a fare una TAC, è urgente. Mi sdraio sul freddo lettino, liquido di contrasto iniettato, ho caldo, mi agito, devo stare ferma immobile. Presto, prenda i risultati e torni immediatamente al pronto soccorso.
Esami del sangue, di tutti i tipi. Nuovamente. Da un'altra vena, questa volta la trovano nella mano.
ECG, su un fianco questa volta. E comincio a non respirare.

Signora, ora si calmi. Lei ha in corso un'embolia polmonare, ovvero dal trombo che le occludeva la vena nella gamba qualche pezzo si è staccato, e le ha chiuso completamente le arterie di un polmone. Le faremo una flebo di eparina - un anticoagulante - mentre attenderemo che dal reparto la verranno a prendere.
Come a prendere? Devo essere ricoverata?
Signora, lei deve essere operata. Se vuole vivere.

Mi trovo sdraiata su un lettino, con una flebo da elefanti nel braccio.
Arriva poco dopo un'infermiera, che in carrozzina mi porta in reparto. Cardiologia emodinamica.
Mio padre nel mentre era andato a casa, a tranquillizzare mia mamma.
Tempo di ricoverarmi e lo avviso, penso io.
Saliamo, arrivo in camera, ma no, non ho tempo. Mi spogliano, mi fanno sdraiare su un altro lettino gelido, di metallo, stretto stretto. Mi portano in sala operatoria.
Tranquilla, ora le facciamo una leggera anestesia.
Puntura. Male. Ahia.
Catetere infilato. Ora si calmi, se avvertirà una leggera tachicardia è perchè stiamo passando accanto al suo cuore. Eccoci, ci siamo. Tunf. Tunf. Tunf.
3 residui del trombo aspirati, 2 sciolti in loco con una dose di medicinale.
E' tutto a posto. Li abbiamo fermati in tempo dicono i medici. Perchè lì, accanto a me, c'erano due dottori e 4 infermieri.

Passo quindi 15 giorni in ospedale.
Il primo giorno senza potermi muovere dalla posizione nel letto. Ho un foro nell'inguine, deve guarire.
Altri 3 giorni ferma a letto, ma almeno mi posso sedere e girare.
I restanti giorni potevo scendere e camminare, ma solo indossando una calza medicale, di quelle per la circolazione - tutta bianca, ben poco sexy.


La mia reazione a tutto ciò?

Ero diventata la mascotte del reparto: le mie compagne di stanza erano tutte giovani signore di almeno 75/80 anni, ricoverate per infarti, ictus, ischemie.
Ero l'amica degli infermieri: uno era talmente carino che alla fine gli ho pure rifilato il mio numero di telefono.
Ho guadagnato un bel po' di pastiglie da prendere: una alla mattina, per tenere monitorato il mio valore di omocisteina - improvvisamente impazzito; una al pomeriggio, fedele anticoalgulante che mi tiene il sangue liquido come acqua - e che almeno una volta al mese mi obbliga a degli esami del sangue; una alla sera, per evitare problemi di stomaco ed emorragie.
Son stata obbligata a dimagrire, pochi chili per il cardiologo, almeno una decina per la nutrizionista. Ne ho persi 16 in 9 mesi. Una bella soddisfazione.

E rido.
Rido di quello che è successo.
Rido per come è successo.
Rido per come mi guardano tutti quando lo racconto.
Rido per come tutti pensano immediatamente alla morte quando dico embolia polmonare.
Rido per come tutti immediatamente dicono ti è andata bene.

Rido.
Perchè a piangere in certe occasioni sono capaci tutti.
Perchè a piangere e disperarsi, in certe occasioni, non serve a nulla.
Perchè con le lacrime non risolvi i problemi.
Ma col sorriso sì.

Col sorriso cambi una vita.
La mia.
E di tutti quelli che mi sono stati accanto.

mercoledì 9 dicembre 2015

Supernatural - stagione 9

E' passato non troppo tempo da quando ho finito di guardare l'ottava stagione. Ma ne sentivo già la mancanza: come si fa ad andare a dormire senza aver visto un po' i fratelli Winchester?

Attenzione, possibili spoiler in arrivo.

Sam è in punto di morte, ma viene salvato da un angelo, Ezechiele - che si rivelerà poi peggio di Giuda - che prende il possesso del suo corpo e delle sue azioni.
Dean è in perenne conflitto aiuto-non aiuto con Crowley: devono far fuori Abbadon, il nuovo capo dei demoni, ma non possono aiutarsi a vicenda.
Castiel sta cercando di recuperare gli angeli caduti: alcuni di loro sono pronti a creare un esercito per aiutarlo nella battaglia contro Metatron, altri invece non vedono l'ora che muoia anche lui.
In una guerra di tutti contro tutti, sopravviverà il più forte: vale aiutarsi con marchi demoniaci, prime lame, forze angeliche e trabocchetti demoniaci.

Che dire: è sempre un gran bel vedere.
Anche se ormai, ammetto, le storie sanno di già visto e di già sentito. La trama principale, quella relativa alla lotta tra angeli e demoni, ha preso il sopravvento, e tutte le varie sottotrame che caratterizzavano le prime stagioni sono finite nel dimenticatoio. Quindi pochi vampiri, pochi episodi fini a se stessi, poche ricerche di mostri strani, ma solo un gran batter d'ali e digrignare i denti.

Mi piace la parte simbolica e religiosa legata al serial, la spiegazione effettiva di come funzionava in cielo: le varie gerarchie di angeli, che noi pensiamo essere sempre tutti uguali ed invece avevano anche loro a che fare con lotte interne per guadagnarsi dei passaggi di carriera; i demoni dell'inferno, di come anche loro abbiano un capo che impone regole e stili di vita; gli angeli caduti, che tutti pensiamo siano solamente cattive persone ma che, in realtà, erano solo angeli che volevano usare la propria testa per pensare.

Mi è piaciuta meno la solfa della prima lama e del marchio imposto a Dean: tanto sappiamo tutti che nessuno morirà e che tutti sopravvivranno. Ho ancora almeno altre due stagioni dopo questa ad aspettarmi, non credete?

lunedì 7 dicembre 2015

L'amore che ti meriti

Altro libro che mi è arrivato grazie alle mie amiche letturine. E devo dire grazie a questa lettura se ho raggiunto, finalmente, il mio obiettivo dei 60 libri letti in un anno!

L'amore che ti meriti
Antonia, sposata con il poliziotto Leo e incinta di qualche settimana, parte improvvisamente per Ferrara per risolvere un mistero. La madre Alma, infatti, le ha raccontato che, quasi 30 anni prima, poco prima della morte dei suoi genitori, suo fratello Maio scomparve nel nulla. Antonia decide così di indagare: risalendo a vecchie amicizie, amori passati, vicini di casa ed ispettori affascinanti, arriverà a srotolare la matassa dei misteri ferraresi. Che fine ha fatto Maio? E' morto come tutti credono? E qual'è il legame che unisce la madre Alma agli omicidi di quei giorni a Bologna, città dove ora Antonia vive felicemente?
Tra pasticci di maccheroni dolci e bicchieri di vino, tra biciclette parcheggiate ovunque e vecchi quartieri ebraici, il mistero sarà più semplice di quello che chiunque di noi si aspetti in realtà.

Per una che Daria Bignardi - l'autrice del romanzo - la conosce solo per la conduzione del Grande Fratello e delle Interviste barbariche, direi che il romanzo è stato un'ottima sorpresa. Linguaggio semplice, diretto, senza troppi fronzoli e molto attuale.

Peccato per la trama vera e propria: non è così avvincente come possa sembrare, almeno per me.
Qualche colpo di scena risicato - e più che prevedibile - e una sottotrama praticamente inesistente. In pratica considero il libro più un lungo racconto che un romanzo vero e proprio.
Buoni i personaggi, anche se non troppo caratterizzati.

Salvo in pieno l'ambientazione: Ferrara.
Come ho scritto all'interno del libro, è una città a cui sono particolarmente legata: la mamma del mio vecchio moroso torinese, infatti, era nata poco distante dalla cittadina in questione. Quindi le parole dialettali usate nel libro, così come le caratteristiche delle lettere biascicate o le impressioni provate descrivendo i cittadini estensi, le conosce bene.
Avendola anche visitata in un caldo weekend primaverile, ho rivissuto in pieno le emozioni provate all'interno del cimitero ebraico, le sensazioni alla vista delle innumerevoli biciclette sui ciottoli del centro e il gorgoglio dello stomaco.

Ripeto, lettura gradevole.
Ma se avete altro in attesa sul comodino, passate pure oltre.

sabato 5 dicembre 2015

Film weekendieri

Sono stata un po' monotematica lo scorso fine settimana, lo ammetto.
Ma sapete bene che quando mi parte il trip per un argomento io cerco poi di saperne di più sotto ogni punto di vista.

Memorie di una geisha
Chyio e la sorella Satsu, a causa della malattia della madre, vengono vendute dal padre ad un intermediario: Satsu finirà in un bordello, Chiyo a casa di una geisha. Durante una passeggiata in città Chyio incontrerà il Direttore Generale, uomo d'affari affascinante: sarà lo stimolo per farla diventare una delle geishe più famose. Tutto per arrivare al suo cuore.
Fotografia memorabile, paesaggi stupendi, attori degni di nota, recitazione al top. E' un film che vale la pena guardare, anche per capire veramente cosa sono, cosa fanno e come amano le geishe.

Lettere da Iwo Jima
La battaglia di Iwo Jima, durante la Seconda Guerra Mondiale, vista dalla parte dei giapponesi, che combattono con onore, con lealtà, con referenza. Inferiori numericamente agli americani, e con molte meno armi a disposizione, soccomberanno alla forza statunitense, ma il loro onore ne uscirà intatto.
Film gemello di Flag of our father - che narra la stessa storia ma dal punto di vista americano - colpisce soprattutto per una cosa: i giapponesi erano samurai e vivono tutt'ora seguendo la loro logica di vita. Sia che abbiano una spada in mano o una mitragliatrice.

47 Ronin
Kai, mezzosangue, viene salvato da un Signore locale e cresciuto insieme alla sua bellissima figlia. Quando, durante un torneo per lo Shogun, avverrà un fattaccio e tutti i samurai del Signore verranno banditi dalla città, Kai deciderà di unirsi a loro per vendicare il suo patrigno. E salvare la sua amata da un futuro nefasto.
Storia vera della leggenda dei 47 ronin giapponesi, amalgamata con un po' di fantasy - demoni e stregoneria - è un film vedibile. Non da premio Oscar ma sicuramente meglio di tanti altri. Ottima interpretazione di Keanu Reeves.

Poi ovviamente ho riguardato per la milionesima volta L'ultimo samurai, ma questa è tutta un'altra storia - anche perchè lo so a memoria ma, malgrado questo, il pianto finale singhiozzante è d'obbligo!

giovedì 3 dicembre 2015

Il crocifisso del samurai

In realtà questo romanzo mi era stato consigliato per poterlo regalare ad un'amica, ma mi sono lasciata prendere dalla curiosità e ne ho approfittato anche io. Potevo lasciarmi scappare un'occasione del genere?

Il crocifisso del samurai
Kayata, samurai cattolico in forte crisi economica, non riesce a pagare le tasse alle autorità. Di conseguenza, la povera Yumiko, l'unica amata figlia, viene torturata pubblicamente come monito. Questa violenza sarà la scintilla che spingerà tutti gli abitanti del villaggio - uomini, donne, bambini, contadini, ronin, anziani, giovani - alla rivolta. Guidati dall'Inviato del Cielo, si rifugeranno all'interno del castello di Hara e cercheranno con ogni mezzo di non soccombere all'assedio da parte degli uomini dello Shogun.
Mesi senza cibo, con poche armi, allo stremo delle forze, Kayata, Yumiko e Kata, il suo amato, resisteranno aggrappandosi all'incrollabile fede nella Resurrezione.

Il romanzo mi è stato consigliato dopo che ho chiesto: se mi dovessi consigliare un libro che parla del Giappone? E questa è stata la risposta.

E' un libro da pugno nello stomaco. Non di quelli potenti però, di quelli che ti fanno male subito, che ti fanno piegare in due dal male. Al contrario, è un pugno di quelli leggeri, che sembrano non provocare danno alcuno ed invece, col passare del tempo, noti un livido. Piccolo, superficiale. Ma dentro esplode, in tutto il suo dolore.

E' quello che si prova leggendo questo romanzo.
La forza dei giapponesi, ligi alle regole, le loro regole, che impongono sudditanza estrema ad un capo, che impongono un lignaggio preciso, dove le parole dell'imperatore e del suo stuolo di uomini di fiducia è legge. E la legge non si infrange. Mai.
La forza dei giapponesi, che non abbandonano mai le loro caste, dove i samurai disprezzano i contadini anche quando perdono il loro Signore e sono costretti a diventare dei ronin, dove le donne non si possono accasare per amore ma solo per interesse, dove chi lavora a contatto con sangue e morte è considerato un infimo, un perdente, una nullità.
La forza dei giapponesi, ovvero le spade. La spada. Quella piccola, veloce, che si nasconde perfettamente sotto il kimono. Quella grande, potente, affilata, da portare in spalla come un prolungamento di se stessi. Quelle invisibili, nascoste nelle pipe dei signori, nelle penne dei mercanti e nei ventagli delle geishe.
La forza dei giapponesi, la loro capacità di credere in qualcosa andando al di là della paura, della morte, della vita stessa. Credere in un Dio, non loro ma arrivato da lontano, credere nelle parole di un Messaggero, nelle profezie, nel cielo, nel sole, nel caldo e nel freddo, nell'odio. Nell'amore.

La vita del samurai aveva senso solo nell'obbedire.

Guardò lontano, verso il nemico. Sorrise.
Il passato era alle spalle, e non vale niente.
Il futuro lo aveva davanti agli occhi, in quel porcospino colorato di lance e di bandiere, e gli era nemico.
Il presente lo aveva sotto ai piedi, ed era l'unica cosa che contava.

Leggetelo.
Ma preparatevi al colpo.

PS: sappiatelo, questa lettura è diventata automaticamente il mio terzo libro preferito in assoluto!

martedì 1 dicembre 2015

Warrior cats: il ritorno nella foresta

Questo libricino, uscito per l'edizione #ioleggoperchè, mi è stato regalato non troppo tempo fa dalla mia amica Bookaholic: grazie a lei sono tornata al mio primo amore, il genere fantasy.

Warrior cats: il ritorno nella foresta
Per generazioni e generazioni, quattro clan di gatti selvatici hanno diviso equamente la foresta, ognuno rimanendo all'interno del proprio territorio e rispettando scrupolosamente i confini. Il Clan delle Tenebre, però, non sopporta più queste reclusioni e dichiara guerra quindi al Clan del Tuono. Nel frattempo, il micio d'appartamento Ruggine decide di abbandonare le comodità casalinghe donategli dai bipedi per unirsi proprio al Clan del Tuono. Tra lezioni per diventare un guerriero e strusciamenti di naso, cambierà il suo nome in ZampadiFuoco e aiuterà il Clan non solo a combattere contro i nemici esterni, ma anche a salvare i cuccioli delle gatte del Clan. D'altronde, una profezia vecchia di secoli diceva che il Clan sarebbe stato salvato solo dal Fuoco.

Ammetto di aver fatto un po' fatica, all'inizio, ad entrare nell'ottica dello stile narrativo: i protagonisti sono gatti - alcuni più grandi altri più piccoli, ma comunque pelosi e miagolanti - e con comportamenti da gatti - strusciamenti di naso, pulizie delle orecchie, leccatine per lisciarsi il manto, fusa e palle di pelo in bocca. Ma ragionano da esseri umani, con tanto di domande, risposte, pensieri, parole complicate e frasi complesse. Cosa che mi ha spiazzato un po'.
Ma, superate le prime 20/30 pagine, si viene rapiti dalla storia di Ruggine e quindi tutto diventa naturale.

Romanzo per bambini/ragazzi (lettura consigliata a partire dai 9 anni), è un'ottima storia di amicizia, di lealtà, di appartenenza ad un gruppo, di rispetto. Ma anche di coraggio, di forza interiore, di credenza nelle proprie capacità.

Primo capitolo di una saga gattara, consigliato ai ragazzi che non hanno paura di mostrare il proprio coraggio.