mercoledì 2 novembre 2016

Mi sa che fuori è primavera

Era un po' che non mi capitava tra le mani un libro delle staffette, e questo l'ho praticamente divorato in pochissimi giorni.

Mi sa che fuori è primavera
La storia vera, romanzata, di Irina, a cui vengono rapite le due figlie, Alessia e Livia, dal quasi ex marito Mathias. Dopo un lungo viaggio che lo porterà dalla Svizzera alla Puglia, l'uomo deciderà di farla finita col mondo facendosi travolgere da un treno.
Delle due bambine, però, non lascerà traccia.
Dopo anni di sconforto, Irina deciderà di riprendere in mano la propria vita, cercando di mettersi alle spalle l'incubo di non sapere cosa sia successo alle proprie amate, cercando di ritrovare fiducia negli uomini e, sopratuttto, cercando di amare se stessa.
In un lungo racconto-intervista, la paura di essere nuovamente felici dopo il buio totale prenderà il sopravvento.

Le letturine prima di me ne sono state entusiaste.
Hanno amato la storia, sofferto con Irina, pianto per Alessia e Livia, odiato Mathias e sperato con tutto il cuore che, almeno nel romanzo, ci fosse il lieto fine.

Io purtroppo no.
Non ho trovato tutto questo. La storia è tragica, non lo posso negare, ma mi è mancato trovare, tra le pagine del libro, la giusta angoscia, la giusta rabbia, la giusta inca**atura di una madre a cui hanno portato via le due ragioni di vita. 
Manca la vita, in questo romanzo. E' pieno di morte - del cuore, dell'amore, del marito - ma manca, per assurdo, la vita. Manca la speranza. Manca l'adrenalina che dovrebbe tenere in piedi una madre.

Peccato.
Poteva, per i miei canoni, essere un libro strepitoso.
In realtà è solo una storia triste.

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