mercoledì 30 marzo 2016

Musicappalla

Mi ritrovo nuovamente ad affrontare argomenti complessi, a riflettere, a pensare, a sconvolgermi ed a capire. E trovo le risposte, a volte, nelle canzoni.


I think you know what I've been trying to say:
I promised I would never leave you.
And you should always know
wherever you may go,
no matter where you are
I never will be far away.
Lullabye (Billy Joel)

lunedì 28 marzo 2016

Reading challenge 2016 #5

Eccomi con un altro aggiornamento della mia #readingchallenge.

A book that's becoming a movie this year (ovvero un libro che è diventato un film quest'anno): la storia del poliziotto morto per dovere rientra in pieno - e guardatevi anche il film!

A book that is published in 2016 (ovvero un libro pubblicato nel 2016): sempre quello di primo, pubblicato a febbraio di quest'anno.

A book about a culture you're unfamiliar with (ovvero un libro su una cultura che non ti è familiare): il romanzo del samurai letto tempo fa - ammetto che mi ero dimenticata di flaggare la cateoria la volta scorsa.

I libri che mi hanno permesso di flaggare certe categorie sono: Io, morto per dovere e Musashi.

Per la Moma's challenge invece ho crocettato la F di Ferrari e la T di Trocchia.

sabato 26 marzo 2016

Harry Potter #3

Prosegue, seppure non sempre nei tempi corretti, la rilettura della saga del maghetto.

Ammetto che questo capitolo a me piace veramente tanto.Anche quando lo lessi per la prima volta capii subito che aveva qualcosa di particolare.
Sarà stato per Sirius, per Fierobecco, per Grattastinchi .. non lo so di preciso, ma so che ogni volta che ripenso a questa parte di storia mi emoziono in particolar modo.

In questa rilettura ho puntato maggiormente l'attenzione su Fierobecco e sulla tattica per salvarlo - e salvando lui si riesce, con un colpo solo, a salvare tutti. Che emozione il volo finale!

Dovrò fare una petizione: vorrei un piccolo Fierobecco tutto per me. O un Grattastinchi. Di certo non un Crosta, sia mai!

Non ho il potere di costringere gli altri a vedere la verità.
Albus Silente

giovedì 24 marzo 2016

DNA

Altro libro letto grazie alle staffette letterarie, con una piccola postilla questa volta: la copia letta verrà poi riconsegnata direttamente all'autore, con tutte le nostre annotazioni, sottolineature e post-it di saluto.

DNA
Daniel ed il suo gruppo di ricercatori scompare misteriosamente durante una discesa in una grotta molisana. Estela, la sua fidanzata messicana, partirà alla volta dell'Italia per rintracciarlo. Si ritroverà così alle prese con ordini religiosi che dava per estinti, ricercatori senza scrupoli e personaggi misteriosi che, con tutti i mezzi, cercheranno di non farle scoprire la verità.
Ma cos'hanno di così importante da nascondere? E perchè Estela sente strane vibrazioni ogni volta che si avvicina ad una pseudo verità? Cos'è che accomuna tutte le persone scomparse in quella zona da quasi trent'anni?

In copertina c'è scritto thriller.
Ma non lo è, mancano tutti i presupposti per poterlo considerare tale: zero suspense, zero adrenalina, zero di tutto. Non c'è un cattivo vero e proprio da poter accusare di qualcosa, non c'è una vittima da salvare, non c'è nulla.

Qualche letturina lo ha definito fantasy.
Ma non lo è, mancano tutti i presupposti per poterlo considerare tale: zero creature mistiche, zero elfi-nani-goblin-draghi, zero mondi paralleli, zero di tutto. Non ci sono dame in pericolo, non ci sono cavalieri impavidi, non ci sono elementi magici che possano trasformare qualcosa.

Io personalmente lo considero uno sci-fi, una fiction fantascientifica: è una storia inventata, ha delle nozioni di fantascienza, sono citati gli extraterrestri e la possibilità di non essere da soli nell'universo. Ci sono apparecchi alieni che comunicano con le stelle, ci sono manipolazioni genetiche fatte da qualche uomo spaziale, c'è uno pseudo collegamento con il classico prima o poi si paleseranno ai nostri occhi.

Detto questo, non mi è piaciuto.
Lo stile è veloce ma acerbo, alcuni dialoghi ed alcune descrizioni lasciano il tempo che trovano se non addirittura sono inesatte o non conformi allo normale svolgere del tempo.
La trama ha dei buchi enormi che rischierebbero di assomigliare alla botola del nuovo gioco di Gerry Scotti.
Il finale è apertissimo, e spero che lo sia volutamente, ovvero che nella testa dell'autore ci sia in programmazione un secondo volume. Altrimenti non mi spiego non solo l'epilogo, ma anche tutti i capitoli precedenti.

Grazie al cielo l'ho letto in 4 pause pranzo, e ora posso tornare alle mie letture.

martedì 22 marzo 2016

Dialetti d'Italia

La mia amica Anna mi ha ufficialmente nominata - dovrei quasi avere paura! - per fare questo simpatico meme sugli usi dialettali che più utilizziamo. Vi devo quindi raccontare quattro modi di dire, quattro espressioni, quattro .. qualcosa .. che pronuncio spesso in dialetto.

Faccio una premessa: io il dialetto lo uso pochissimo, anzi quasi mai. Sono italiano-dipendente, sebbene sia un mischiotto di culture diverse.
Papà milanese, che parla tutt'ora in milanese, che usa termini milanesi che ormai anche i milanesi rimasti faticano a comprendere e ricordare.
Mamma milanese ma di origini venete, quindi con parole padovane dall'accento lombardo, che grazie al cielo sfodera solo quando è veramente inca**ata.
Ho acquisito il dialetto piacentino, dove ho semi-vissuto per 18 anni - i miei avevano una casa in campagna in quelle zone.
Abito a Bergamo, di cui non parlo il dialetto ma ho l'accento - anche se un bresciano ultimamente mi ha detto che si sente poco. Sarà, ma non vi dico che vergogna quando risento i messaggi vocali che mando alle bloggherelle.
Per 14 anni ho semi-vissuto a Torino, con un torinese mezzo ferrarese. Ed è tutto detto.

Detto questo, quali sono i termini che uso di più?

1 - Pota!
Termine bergamasco dal non meglio conosciuto significato, è un intercalare che i miei co-provinciali inseriscono ovunque. Per cercare di tradurvelo sarebbe un po' come dire dai! Ovvio! Eh!
Tutte esclamazioni senza senso.
Non lo uso spesso, anzi, quelle rare volte che lo faccio è perchè mi impongo di farlo.

2 - Neh.
Termine piemontese che si inserisce a fine frase: sono andata a Torino neh, l'ho cucinato ieri neh, finalmente vado in vacanza neh. Si potrebbe tradurre come un sai, e servirebbe per rinforzare la frase appena detta. Lo uso poco ormai, ma fino ad un paio di anni fa mi capitava spesso di dirlo.

3 - Ostrega!
Intercalare milanese che si potrebbe tradurre con accipicchia o perdincibacco, ovvero esclamazione di giubilo o di stupore quando si racconta qualcosa. Ostrega che bella macchina, ostrega ma come hai fatto?

Ammetto di non averne altre. Come detto prima, sono italiano-dipendente (e anche un po' nazi in questo caso, ovvero pretendo le coniugazioni dei verbi corrette!) e quindi il dialetto è una cosa a me ignota.

Però, se ghe pensi bè, ura duvria numinar vergun per ol meme.
Ma al fo' mia, 'rangives!

domenica 20 marzo 2016

Ormoni impazziti di marzo

Lo adoro fin dai tempi di Blade, ed è tutto detto. Ho visto parecchi suoi lavori, ma gli occhi a cuoricino mi sono venuti nel momento in cui si è rasato i capelli.
Si, ok, sono passata dall'adorare i capelloni ad innamorarmi dei rasati, e allora?


Voi in che film lo preferite?

giovedì 17 marzo 2016

Film weekendieri

Eccomi qua con altri film visti nel fine settimana.
Vi chiedo un favore: se mai dovesse ripassarmi per la testa di guardare altri lavori di questo genere, vi prego fermatemi prima!

Felon - Il colpevole
Una notte un ladro entra in casa di Wade: quest'ultimo, per difendere la propria famiglia, lo insegue fino a fuori casa e lo uccide. Verrà rinchiuso con l'accusa di omicidio preterintenzionale. Ma il carcere lo cambierà, facendogli in mettere in dubbio tutta la sua vecchia vita.
In più di una scena ho avuto la pelle d'oca, in più di una scena ho sentito montare la rabbia, in più di una scena avrei preso a schiaffi - e non solo - le guardie. Ora capite perchè prima vi ho chiesto di fermarmi prima e di evitarmi certe visioni?

Il ribelle
Eric, un adolescente in carcere per reati minori, viene trasferito nello stesso centro di detenzione per adulti dove è imprigionato suo padre, che non vede da quando aveva 5 anni. Dovrà quindi sopravvivere alle angherie delle guardie, alle prepotenze dei carcerati e all'amore paterno.
Film crudo, in cui nulla viene tenuto nascosto. Un po' lento in alcuni momenti, con dialoghi non sempre eccelsi e non sempre pregni di significato, ma vale la pena di essere visto almeno una volta.

Il profeta
Malik, giovane arabo francese, viene arrestato per rapina. In carcere farà la conoscenza di Luciani, un boss che comanda quasi tutti i carcerati: grazie a lui diventerà un detenuto modello che guadagnerà dei permessi di uscita, durante i quali, all'esterno, farà delle commissioni proprio per Luciani. Finchè non deciderà di ribellarsi.
Film lentissimo, con molte scene lunghe e silenziose, in cui l'attenzione si perde e non riesce a rimanere ancorata al protagonista. Peccato, perchè la storia era interessante.

Nel nome del padre
Anni '70: Gerry Conlon, irlandese, è a Londra, e si ritrova nel posto sbagliato al momento sbagliato. Viene infatti accusato di essere, insieme alla sua famiglia, un terrorista dell'Ira. Farà insieme al padre 15 anni di galera prima che una coraggiosa avvocatessa trovi le prove per dimostrare la loro innocenza.
Ricordo di averlo guardato anche da ragazzina, ma all'epoca conoscevo poco la storia del periodo ed avevo poche idee in merito alla detenzione. Ho finito di riguardarlo con la sensazione di inutilità - e di inca**atura - addosso.

Suffragette
La storia di Maud, giovane lavandaia, che in una Londra di inizio secolo scorso si ritrova, inizialmente suo malgrado, coinvolta nell'organizzazione delle Suffragette, il gruppo di donne che lotta per avere pari diritti dell'uomo e possibilità di voto. Dalla lotta di classe alle lotte famigliari, le donne riusciranno, seppur con molti sacrifici e perdite, ad ottenere quanto richiesto.
Tanto la storia è ricca di significato, interessante da vedere e piena di storia - andrebbe quasi spiegata a scuola! - tanto il film è lento e povero di adrenalina. Ci sono scene di lotta ma manca la Lotta, ci sono scene di umiliazione ma manca l'Umiliazione, ci sono scene di donne ma mancano le Donne.

martedì 15 marzo 2016

Musicappalla

Lo so, non è propriamente il mio genere, lo sapete benissimo anche voi. Anzi, a dir la verità di loro conoscevo a malapena un paio di canzoni, ed una terza l'avevo sentita ma non sapevo facesse parte del loro repertorio.
Ma ho un caro amico che passa le pause pranzo ad ascoltarli in macchina - ovviamente io amici normali mai! - e quindi perchè non cogliere l'occasione per ascoltare qualcosa di meno noto alle mie orecchie?.


Toccami il cuore e senti com'è vivo!
E prendimi le mani .. e ascolta
scorrere il sangue più forte
per dirti che è vivo!
Toccami il cuore (Nomadi)

sabato 12 marzo 2016

Io, morto per dovere

Prima ancora che uscisse il film alla televisione - con un grandissimo Beppe Fiorello protagonista - il libro era già tra le mie mani, procurato grazie all'amico libraio (che ogni volta che mi vede entrare in negozio si sfrega le mani soddisfatto!).

Potete già intuire, dal titolo del romanzo, che è una di quelle storie, le mie storie.

Io, morto per dovere
La storia biografica, scritta postuma da alcuni giornalisti in collaborazione con la vedova Monika, di Roberto Mancini, il poliziotto che diede il via alle indagini sulla Terra dei Fuochi in Campania. Poliziotto che non si preoccupò di fare nomi e cognomi, che si fece beffa dei politici, che pestò i piedi ai superiori, che scese in piazza con gli abitanti del posto, che alzò la voce davanti all'indifferenza, all'omertà, alla finta indignazione di chi, su quei campi, su quei terreni, tra quelle case e quelle vite, spargeva rifiuti, liquami, merda tossica. Poliziotto che non si vide risconosciuto il lavoro svolto, che si chiese che fine fecero i suoi rapporti, i suoi scritti, le sue indagini. Poliziotto che ci mise la faccia, la vita, i colleghi, la famiglia.
Uomo che ricevette in cambio la morte.

E ho pianto, lo ammetto, senza vergogna.
Ho finito di leggere questo romanzo mentre ero dalla parrucchiera, con la tinta in testa ed il vociare delle altre clienti nelle orecchie. 
E ho pianto, senza riuscire a fermare la lacrima che scendeva dai miei occhi. Davanti alla preoccupazione della parrucchiera, che si chiedeva cosa diamine fosse successo, con me che tra i singiozzi rispondevo tranquilla, è colpa del libro.

Le lacrime non erano per dolore, per le vittime che - ora lo sappiamo - muoiono ogni giorno in quella fottuta zona campana in cui l'aria è avvelenata, l'acqua è avvelenata, la terra è avvelenata. La vita è avvelenata. 
Le lacrime non erano per sofferenza, per il protagonista che si fa un mazzo tanto e si ritrova con delle indagini insabbiate, nascoste, celate ai più. Indagini che verranno alla luce vent'anni dopo, quando ormai è impossibile nascondere i fattacci, quando ormai i protagonisti stanno morendo, quando ormai i tumori si stanno portando via i loro occhi, le loro labbra, le loro menti.
Le lacrime non erano per amore, quello appassionato di una moglie devota che è stata accanto, nella vita e nella morte, ad un uomo in divisa. Una divisa che per alcuni uomini - Uomini con la U doverosamente maiuscola - è una famiglia, è una missione, è una vita.

Le lacrime erano per rabbia. La rabbia di chi come me crede in una giustizia, crede che gli uomini in divisa siano tutti eroi come Roberto Mancini, crede che i poliziotti siano persone che portino alla luce storie sommerse, crede che la Divisa - Divisa con la D doverosamente maiuscola - sia qualcosa che vada al di là di una giacca e di un paio di pantaloni, ma che anzi sia un credo, un qualcosa che ti faccia svegliare al mattino per garantire i diritti, migliorare il mondo che ci circonda e la vita delle persone.

E sì, ho usato parole in questo post che non sono da me - fottuta, merda, mazzo tanto.
Ma solo perchè la rabbia è ancora tangibile, perchè so che purtroppo non tutti i poliziotti sono così.
Non tutti sono eroi, non tutti pensano a salvare il paese, non tutti fanno distinzioni tra criminali e vittime. 

C'è una differenza tra legalità e giustizia.
Lo dice il protagonista nel libro.
Ed è vero.
Fottutamente vero.

Reading challenge 2016 #4

Eccomi pronta con un altro aggiornamento.

A book with a blue cover (ovvero un libro con una copertina blu): l'ultimo romanzo delle staffette aveva tutte le sfumature dal blu cbalto all'azzurro cielo.

A book that's more than 600 pages (ovvero un libro con più di 600 pagine): la storia del samurai giapponese è stata comprato, lo ammetto, anche perchè di pagine ne aveva ben 840!

I libri che mi hanno permesso di flaggare le categorie sono: Solo una volta nella vita e Musashi.

Per la Moma's challenge invece ho selezionato la L di Lewis e la Y di Yoshikawa.

giovedì 10 marzo 2016

Musashi

Per colpa dell'amico che mi consigliò questo romanzo, prima di Natale sono entrata in libreria in stazione Centrale a Milano e questo libro, ahimè, mi è rimasto incollato alle mani.
Dico ahimè perchè le aspettative erano altissime.
Erano

Musashi
Siamo agli inizi del Seicento ed il giovane Takezo, dopo essere sopravvissuto ad una guerra, decide di diventare un combattente. Cambia così nome in Musashi e comincia a seguire la via del Samurai, strada impervia che lo porterà ad essere in perenne lotta con le proprie debolezze. Dopo varie peripezie, vari incontri - sia con ex commilitoni che con vecchi concittadini che lo davano per morto -, eterne lotte con Signori delle varie regioni che attraverserà durante il suo viaggio, amori incontrastati con giovani donne e d affascinanti concubine e scaltri discepoli che si uniranno a lui durante il cammino, Musashi riuscirà a realizzare il suo sogno. Non solo diventerà un bravo samurai, ma diverrà colui che il Giappone tutt'ora riconosce come eroe popolare.

Leggendo alcune recensioni nel web, il romanzo mi era stato praticamente presentato come una specie di Via col vento nipponico. Quindi mi sfregavo già le mani in vista di una storia travagliata, di passione, di bushido, di onore e di spade.
Capirete bene, dal mio tono di voce, che le aspettative che avevo per questo romanzo sono state, almeno in parte, disilluse presto.

Non che non meriti di essere letto, sia chiaro. Anzi, credo che se qualcuno volesse imparare qualcosa di più sulla cultura dei samurai questa debba essere una lettura quasi obbligata. 
Ma c'è un ma nel fatto che non mi abbia convinto del tutto.

La trama - complessa, ricca di fatti, di notizie, di citazioni reali, di personaggi importanti e di comparse che nell'arco delle oltre 700 pagine ricompaiono soventemente - risulta in realtà piatta, senza grinta, senza una vera spinta verso l'alto. Sembra di attraversare la Pianura Padana dall'inizio alla fine, senza una collina, una salita, una montagna.
Avrebbe potuto esserci uno slancio nell'amore tra Musashi e Otsu, ma anche questo rimane relegato per tutto il tempo ad un sentimento platonico, fatto esclusivamente di sospiri e di sguardi, di pensieri e di sogni non realizzati.
Così come la parte neurale della trama, ovvero la via del Samurai: Takezo lo diventa nell'arco di quanto, due pagine? Si sveglia una mattina e sa combattere con la spada come i più esperti ronin. La mattina seguente ha addirittura un discepolo a cui insegna passo passo tutto quello da fare. Per non parlare di quando riesce a districarsi tra i nemici, siano essi 2 o 25 non importa.

Salvo il romanzo per lo spirito, nel senso che attinge a cronache locali veritiere, e per l'intenzione di romanzare un personaggio come Musashi, uno dei più grandi spadaccini giapponesi mai esistiti.

martedì 8 marzo 2016

Film weekendieri

Eccomi con un altro mix perfetto di film visti durante il piovoso weekend.

Altri uomini
Film che narra la storia di Michele Croce,  uno dei più importanti esponenti della malavita milanese negli anni '70 ed '80. Dalle rapine alle bische clandestine, dalla prostituzione agli accordi coi politici locali. Dalla vita alla morte, quella dei suoi amici e la sua.
Film di quasi 20 anni fa ispirato al libro autobiografico di Angelo Epaminonda, vede tra i protagonisti il solito gruppetto composto da Claudio Amendola, Ricky Memphis, Tony Sperandeo ed Ugo Conti: per me successo assicurato - ma io sono di parte con film di questo genere!

I giorni del commissario Ambrosio
Il commissario Ambrosio indaga su uno strano incidente: la vittima è uno spacciatore e i due unici testimoni assicurano che si tratti di incidente stradale. Ma nè la signora mezza matta nè il violinista solitario lo convincono. Ambrosio rinuncerà quindi alle meritate ferie per scovare il colpevole.
Uno degli ultimi lavori di Ugo Tognazzi, qua nella parte del commissario, ed uno dei primi lavori importanti di Claudio Amendola. Da una parte la grandezza di un uomo come Tognazzi, dall'altra la gioventù sfacciata di un giovane come Amendola. Film carino, ottimo per gli anni in cui uscì.

Lo stagista inaspettato
Nella società di cui è a capo Jules parte l'iniziativa di assumere degli stagisti senior, ovvero pensionati dotati di esperienza che possano invogliare i giovani dipendenti a rendere di più. Lei si troverà come stagista personale Ben, 70enne molto più sveglio di quello che si possa credere. Dall'iniziale diffidenza all'amicizia eterna il passo è breve.
Film decisamente allegro, simpatico, con battute mai volgari e con personaggi decisamente fuori dagli schemi, merita di essere visto per la grande dote interpretativa di Robert De Niro.

Bronson
La storia vera di Michael Peterson, condannato a 7 anni per rapina ad un ufficio postale. Dietro le sbarre esploderà tutta la sua violenza, portandolo più volte ad essere rinchiuso al manicomio criminale o in istituti di massima sorveglianza. Scontata la pena, tornerà dietro le sbarre a causa di una rissa con degli agenti. La condanna in questo caso, visti i precedenti, sarà esemplare: 30 anni, di isolamento.
Film che alterna attimi di violenza inaudita a scene di una comicità grottesca, in cui Tom Hardy, il protagonista, da il meglio di sè.

domenica 6 marzo 2016

Con i tuoi occhi

Mai titolo fu più azzeccato per un libro, il mio primo libro, partito per una lunga staffetta letteraria.
Quando lo lessi - ormai quasi 2 anni fa - lo adorai, ma come d'altronde io adori tutte le storie di questa autrice. Così non ci pensai due volte, ed alla prima occasione lo proposi per una staffetta.

E' tornato a casa da qualche settimana ormai, ma mi ero presa il giusto tempo per osservarlo, per leggere tutte le note lasciate dalle altre letturine, per assaporare le sottolineature e per godermi i preziosi doni trovati all'interno.

Perchè il bello delle staffette è proprio questo: un libro parte quasi immacolato, con dentro solo le nostre impressioni, le nostre emozioni .. e ritorna pieno di sentimenti altrui, di sguardi stranieri, di scritti improvvisati.

E' piaciuto? Non è piaciuto?
Ha emozionato? Ha lasciato indifferenti?
Non è importante questo risultato, la soddisfazione sta nell'aver condiviso parte della mia vita racchiusa in un libro con altre persone.
Il risultato è vedere che la stessa frase sottolineata da me ha trovato d'accordo anche altre lettrici, o che nella pagina accanto qualcuno ha evidenziato un altro passaggio. Od ancora che sbuca un commento dove meno che lo saremmo aspettato, e che invece quel punto preciso del libro ad altri non ha suscitato lo stesso interesse.

Perchè d'altronde le staffette sono, ammettiamolo, la sintesi perfetta della vita: oguno nota dettagli e particolari che ad altri potrebbero sfuggire, e la condivisione di quei gesti rende oguno di noi decisamente più ricco.
Perchè le staffette permettono, come nella vita reale, di far sì che ogni storia, ogni romanzo, ogni parte di noi possa essere vista in un altro modo.
Con le mie sensazioni.
Con i tuoi occhi.

venerdì 4 marzo 2016

Film weekendieri

Generi decisamente diversi tra loro questa volta!

The imitation game
La storia di come un gruppo di geni incompresi riuscì a decifrare i messaggi tedeschi scritti tramite Enigma, la macchina dei misteri. Nel gruppo di ricercatori, il matematico Alan - accusato negli anni a venire di omosessualità, reato punibile all'inizio del secolo - e la giovane Joan, donna decisamente fuori dagli schemi.
A me l'attore di Scherlock Holmes non piace, nè nel telefilm nè tantomeno in questo film. Ma la storia merita di essere vista, ben fatta e avvincente.

Piccolo Buddha
Lama Norbu, monaco buddhista, è da tempo alla ricerca della reincarnazione del suo maestro Lama Dorje: lo troverà in un bambino di Seattle, Jesse. I genitori, all'inizio sconvolti da tutta questa vicenda, acconsentiranno a partire per il Buthan per trovare il loro vero Io.
Film di ormai più di 20 anni fa, merita sempre di essere visto e rivisto, sia per i paesaggi che per la storia. O meglio: per le storie, quella del giovane Jesse e quella molto più antica di Siddharta. Visione consigliatissima sempre!

Il fuoco della vendetta
Russel, in stato di ebrezza, causa un incidente dove muoiono due persone e per questo finisce in carcere. Scontata la pena, prova a ritornare alla sua vecchia vita, ma deve fare i conti con un fratello adito alle lotte clandestine. Quando quest'ultimo morirà per dei debiti di gioco non saldati, Russel deciderà di vendicarsi.
Film lento, anche nelle scene di lotta o con sparatorie in atto non riesce a movimentare l'adrenalina necessaria. Finale scontato. Si salva per la colonna sonora.

mercoledì 2 marzo 2016

Harry Potter #2

Prosegue la rilettura della saga del maghetto occhialuto.

Ammetto che non ricordavo la festa del compli-morte di Nick-quasi-senza-testa, e mi immagino le facce dei poveri Harry, Ron ed Hermione davanti agli invisibili invitati.

Ricordavo invece la comparsa della povera Mirtilla malcontenta, la povera ragazzina fantasma che vive nel bagno delle ragazze e che è sempre depressa o incavolata col mondo - ma che guardacaso stravede per Harry.

Ma più di tutti - e ammetto che mi sono venuti gli occhi a forma di cuoricino quando è comparso all'inizio - ricordo Dobby. L'infaticabile e matto Dobby, il buon elfo domestico della famiglia Malfoy.

Ovvio che mi sia anche emozionata - nuovamente - durante la battaglia finale, ma come ho detto anche il mese scorso, con queste riletture sono i dettagli ed i particolari che rendono piacevole, ed unica, la vita di Harry ed i suoi amici.

Non sono le nostre capacità che dimostrano chi siamo davvero, sono le nostre scelte.
- Silente